Sono 200 le strutture ospedaliere che rischiano la chiusura con i tagli previsti alla sanità dalla spending review, ma non è solo la sanità a piangere. Oggi, infatti, l’ente degli avvocati, Oua, ha indetto uno sciopero con il quale saranno bloccate le attività nei tribunali visti i tagli e la deprofessionalizzazione verso cui rischia di andare la categoria. Sono circa mille gli uffici giudiziari a rischio chiusura ma a colmare questo buco è pronto, in compenso, un esercito di oltre 40.000 mediatori civili.

La mediazione civile obbligatoria prevista dalla spending review porterà un aumento di circa 320.000 cause l’anno, perché non solo verranno prese in esame tutta quella galassia di microquestioni come i rumori del vicino di casa,  l’auto posteggiata “male” nel cortile, la ripartizione dei millesimi, il riscaldamento dell’edificio ma verranno mediate anche il risarcimento proposto dalla compagnia di assicurazioni dopo il tamponamento o il riconoscimento delle proprie ragioni dopo l’incidente stradale. In tutti questi casi e in molti altri simili,  che riguarderanno le stesse materie, prima di andare davanti al giudice si dovrà passare per la scrivania del mediatore.

Questa manovra non è esente da dubbi e perplessità, oltre al clamore dei tagli dunque non convince nemmeno a livello costituzionale. Sull’intero sistema pesa ancora il giudizio della Consulta che, a seguito della questione sollevata dal Tar del Lazio (e non solo), dovrà valutarne la costituzionalità. Per i giudici capitolini, infatti, sono fondati i dubbi degli avvocati sull'”eccesso di delega che nel regolamento ha introdotto, rispetto a quanto previsto dal legislatore, l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione come condizione di improcedibilità”. Oltre a questo c’è un ulteriore annosa questione di lana caprina, la professionalità.


La rapidità della formazione dei candidati e ancor di più la rapidità con cui sono stati creati gli istituti deputati alla formazione dei mediatori civili lascia sbigottiti tanto che l’Oua parla di “fallimento assoluto” o quasi. Altra nota dolente è rappresentata dalla demolizione della legge Pinto, secondo la quale si può chiedere,almeno per il momento, un risarcimento per l’eccessiva durata dei processi.

Lo sciopero degli avvocati dunque si fonda su quella sensazione di “rottamazione della giustizia” che questa manovra sta delineando, secondo Maurizio de Tilla con questi taglinon si tratta di risparmiare, si tratta di rottamare la giustizia nel Paese e i diritti dei cittadini. Si lasciano interi territori senza presidi di legalità e sicurezza. Si eliminano uffici efficienti senza alcuni criterio di razionalizzazione, si strozza così un servizio con gravi ricadute sui tribunali più grandi, con il rischio di ulteriori ingolfamenti, nonché sui cittadini, ma anche sulle imprese. Tutto ciò in un’Italia che non ha ancora fatto le necessarie riforme per ridurre la durata dei processi, il vero grande problema irrisolto».


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