La spending review non è la sola priorità del governo, lo sanno Maroni e Fini che quasi in coro dicono che le riforme sono importanti ma se ce ne è una da cui partire è quella elettorale. Lo spettro però del famigerato “porcellum” si fa sempre più insistente e se i tagli del governo sembrano l’unica certezza di questo periodo anche la stasi legislativa sulla riforma di voto comincia a diventare un ingombrante e paurosa certezza.

L’ultimo incontro si è concluso con un nulla di fatto, il testo di legge è stato bocciato visti i 13 si e i 12 no, un sostanziale pareggio che al momento equivale ad un naufragio, ma del popolo italiano. In un periodo di forti urgenze sta passando, erroneamente, in secondo piano una tematica decisiva per le sorti del paese, perchè mantenere la vecchia legge elettorale vorrebbe dire vanificare ciò che è successo fino ad oggi. La manovra lacrime e sangue di Monti deve avere un senso anche da questo punto di vista, tracciando una linea nuova da seguire per la politica futura.

La figura di un presidente eletto direttamente dal popolo, con maggiori poteri di un premier, troppe volte inginocchiato a chiedere la fiducia al parlamento, di sicuro non sarebbe la panacea di tutti i mali ma consentirebbe una maggior coesione, se non dal punto di vista ideologico certamente da quello burocratico visto l’incremento dei poteri del presidente dello stato.


La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 ,ideata principalmente dal ministro Roberto Calderoli passò  alla storia come “porcellum” proprio perchè lo stesso ministro la definì senza francesismi “una porcata“. Una legge sostanzialmente fatta su misura per l’allora governo Berlusconi grazie a quel premio di maggioranza che consentì al centro destra di vincere le elezioni. La svolta presidenziale potrebbe essere un atto di fiducia, un premio per il popolo italiano che tornerebbe ad avere un ruolo da protagonista alle elezioni in quanto il presidente sarebbe diretta emanazione della sua volontà, finalmente sovrana.

Non è solo questo, infatti la Corte costituzionale, nelle sentenze di ammissibilità dei referendum elettorali per l’abrogazione parziale del “porcellum”, ha velatamente messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti. Lo ha ricordato il relatore del Senato nella seduta di verifica dei poteri degli eletti in Campania, affermando che “Il giudizio di costituzionalità instaurato dinanzi alla Corte in ragione dell’eccezione Scotti potrebbe consentirle di riprendere la questione ex professo, anche mediante l’eccezione di costituzionalità innanzi a sé stessa”.

Dunque c’è di più che una semplice gratificazione del popolo, ma è un fatto di correttezza giuridica, la rottura con il passato rappresenterebbe quello sforzo di buona volontà e trasparenza legislativa che tutti si aspettano dal governo, che queste lacrime e questo sangue allora servano finalmente a qualcosa.


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