La manovra finanziaria, spacciata per spending review, presentata tra molte reticenze il 3 luglio alle parti sociali ed agli enti locali conferma che il Governo sulle ferie e sul concetto di servizio pubblico non ha le idee chiarissime. E se davvero si attuerà la clamorosa “ideona” (il Ministro Passera ha detto che non ce n’erano: purtroppo, invece, abbondano…), dimostra di non avere nemmeno completa contezza di quali servizi rendono le amministrazioni pubbliche.

Ma, andiamo con ordine. Solo pochi giorni fa il Sottosegretario Polillo aveva affermato che con una settimana di ferie in meno, si recupererebbe ben un punto di Pil. In molti avevano fatto notare che quell’ideona non avrebbe funzionato un granchè, visto il momento di crisi nel quale si vive; ad aumentare, probabilmente, sarebbero state solo le ore di cassa integrazione.

Era, comunque, un primo segnale: il Governo su ferie e festività aveva intenzione di puntare.


L’iniziativa parte da lontano. Si ricorderà che una delle più strampalate norme delle manovre finanziarie estive dello scorso anno, per la precisione la seconda (il d.l. 138/2010) aveva disposto lo spostamento delle festività civili al venerdì o alla domenica successiva. Non se ne è fatto più nulla, perché non è mai stato adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto stabilire, stile Woody Allen nel film “L’imperatore dello stato libero di Bananas”, che il lunedì di Pasqua si sarebbe dovuto tenere la domenica.

Però… però, le ferie, sì, hanno continuato a solleticare i “tecnici” e i “tecnici al quadrato” in questo momento alla guida del Paese.

Per quanto la delega al Commissario Bondi non riguardasse per nulla il lavoro pubblico, com’era inevitabile, visto che la spesa per il personale incide non poco sulla spesa corrente (174 miliardi circa), la sedicente spending review non poteva non esaminare il dossier lavoro pubblico, per provare a contrarne le spese.

Visto che nessuno sembra avere il coraggio di fare ciò che due anni fa decisero Spagna e Grecia, ridurre, cioè, di qualche punto percentuale le retribuzioni, trapelano le idee più bizzarre e meno efficaci. Il “prepensionamento” dei dipendenti ultrasessantenni praticamente non vale nulla, essendo solo una partita di giro: il risparmio in stipendi viene azzerato dalla spesa previdenziale conseguente. E via con altre amenità, come il blocco dei concorsi per dirigenti di prima fascia, viatico attesissimo dai politici per continuare ad assumere – senza concorso, qui il trucco – dirigenti a contratto a tempo determinato.

Così, tra una misura più bizzarra e meno efficace dell’altra, la manovra presentata il 3, tra reticenze e mezze verità, incentra sulle ferie coatte dei pubblici dipendenti nelle settimane di ferragosto e tra Natale e Capodanno uno degli elementi di maggiore “effetto”.

Quale sia l’utilità concreta di simile iniziativa, oggettivamente sfugge ai più. Molti, tra i non addetti ai lavori, saranno portati a pensare che si tratti di una misura corretta e doverosamente da adottare, simmetricamente a quanto avviene nel privato, dove quando chiudono gli uffici e le fabbriche i dipendenti sono messi d’ufficio in ferie.

E deve aver pensato esattamente questo il Commissario Bondi: se accade alla Parmalat che a stabilimenti chiusi tutti vanno in ferie, perché ciò non avviene nel pubblico?

Se le cose stessero davvero così, ed effettivamente appare molto verosimile, si conferma che Bondi non è, e non poteva esserlo, l’uomo giusto al posto giusto. Egli è un uomo stimato e stimabile, ma oggettivamente non ha una conoscenza completa e diffusa sull’organizzazione pubblica.

Solo chi non ha un’idea corretta di come fluisca e si svolga il lavoro non sa, infatti, che gli uffici pubblici sono aperti sempre, salvo le festività. Le attività pubbliche non sono fabbriche produttive, non ci sono commesse o appalti, si svolgono con continuità.

Non vi è, dunque, alcuna necessità di far fare le ferie ad uffici chiusi, perché gli uffici semplicemente non chiudono, come Bondi dovrebbe sapere e come, comunque, gli altri “tecnici” avrebbero dovuto dirgli.

Ma, non c’è da stupirsi se l’ideona sia passata per buona, in un Governo nel quale il Ministro della Funzione Pubblica pensa davvero che sia una concreta misura di risparmio impedire le telefonate urbane e ai cellulari, il che significa impedire da un lato le telefonate ai fantasmi (le telefonate “urbane” non esistono più), dall’altro impedire in assoluto di telefonare, poiché il cellulare è ormai “IL” sistema di telefonia imperante.

Sembra, per altro, evidente che l’idea di uffici pubblici in mente ai componenti del Governo sia coincidente con quella degli uffici amministrativi dei ministeri e dei loro staff. In effetti, se chiude l’ufficio di gabinetto di un Ministro a ferragosto o a Natale, considerando che in quelle settimane parlamentari e ministri sono appunto in ferie, non ci sarebbe molto di male.

Ma, il ragionamento non vale per tantissime altre amministrazioni, con l’eccezione della scuola già organizzata sul tema in relazione al calendario scolastico.

Nessuno ha riflettuto che sono “uffici pubblici” anche gli ospedali. E’ immaginabile un pronto soccorso chiuso a ferragosto, una sala operatoria ferma a Natale, una trasfusione fatta fare col fai da te al paziente a Pasqua?

Sono uffici pubblici le caserme, le questure, i commissariati. Mandiamo in ferie poliziotti e carabinieri, con tanti ringraziamenti di chi delinque?

Ma, sono svolti servizi pubblici continuativi anche dai “travet mezzemaniche”. Possiamo immaginare di non riuscire ad avviare un cambio di residenza, una denuncia a fini Imu, un deposito di un atto al catasto, una visura alla conservatoria dei registri immobiliari, l’attuazione di un esproprio, procedura caratterizzata da scadenze micidiali per l’erario pubblico, lo svolgimento di una gara d’appalto (e ci fermiamo qui con gli esempi) perché l’ufficio “chiude per ferie”? Ma di cosa stiamo parlando? O pensa il Ministro della Funzione pubblica, altissimo magistrato amministrativo, che dappertutto funzioni come nei tribunali, e cioè vi sia una pausa lavorativa di 45 giorni tra agosto e settembre?

Per altro, evidentemente sfugge ai “tecnici” che nel lavoro pubblico esiste un gigantesco problema di ferie arretrate e di violazione delle norme che ne impongono la regolare tenuta.

Sorge l’impressione, desolante, della ricerca della mossa “a effetto”, per vedere se funziona davvero, se possa avere qualche reale utilità. Che, unita alla caccia “all’untore”, il lavoratore pubblico, esita come risultato idee singolari, a dire poco, come quella delle ferie coatte.

Non si vorrebbe che al fondo vi fosse l’idea che così, per alcune settimane, ad uffici chiusi si risparmino le briciole delle solite telefonate, della luce, del gas, del raffreddamento in estate e del riscaldamento in inverno. Se davvero fosse così, saremmo messi davvero molto peggio di quanto non traspare.

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Bologna, giovedì 12 luglio 2012


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10 COMMENTI

  1. Invece di chiudere per il costo dei condizionatori dati per scontati, facciamola finita con questa pappamollaggine e tutti i presunti requisiti ambientali, tanto i fannulloni stanno comunque attenti a non sudare troppo. E smettiamola di buttar via soldi con le consulenze di medico e ingegnere sull’ottimizzazione del benessere.

  2. Guarda che il ragionamento che fai è esattamente il contrario rispetto alla situazione che si sta verificando, ovvero aver parlato per mesi e mesi di spending review e lotta agli sprechi e poi arrivare ai tagli lineari per tutti, a Palermo come a Bologna.
    Tra l’altro scommetto che i primi a perdere il posto di lavoro saranno i precari, gli interinali ed i part-time. E sono curioso di vedere se queste misure riguarederanno anche il personale appartenente a categorie protette, in teoria dovrebbe, non si vuole forse ottimizzare la PA?
    Comunque dalle ultime news sembrerebbe che la chiusura degli enti per ferie è appena stata cancellata dalla bozza del decreto, così come la chiusura dei piccoli ospedali, il taglio dei permessi sindacali, quello dei contributi ai CAF e quello delle province. Eliminato anche il blocco delle tariffe. Restano, ovviamente, i tagli lineari al personale, uguali in percentuale a Bologna come a Palermo, quelli di 7,5 miliardi di trasferimenti a Regioni e Comuni, tra cui quello dei fondi al trasporto pubblico locale, quelli delle risorse per l’università ed enti di ricerca, quelli della spesa per i farmaci, quelli dei posti letto.
    Equo, no? Sembra tornato Tremonti

  3. No, ho colto appieno il senso del ragionamento.
    Quanti saranno questi enti virtuosi ? Purtroppo temo non tantissimi …
    Bene, stabiliamo ORA una regola che metta intanto in riga TUTTI: poi, se qualcuno aveva già anticipato certe soluzioni – sarebbe la ECCEZIONE di cui al mio post – tanto meglio
    Non sarà difficile trovare il sistema per salvaguardare situazioni già risolte; perlomeno sarà più facile quando le emorragie presenti altrove saranno fermate o almeno ridotte
    Viceversa, se si continuano a guardare i casi particolari (virtuosi o no), non cambierà mai nulla.
    Possiamo permetterci comuni (Pedesina) con 34 residenti ?
    Possiamo permetterci (Emilia Romagna) una sola Corte di Appello per nove province molto abitate e produttive e, allo stesso tempo, addirittura quattro Corti in Sicilia e due in Campania ?
    Non so quali tempi abbiano i processi a Bologna, ma dato che non se ne sente mai parlare male forse gli enti virtuosi sebbene penalizzati ci sono già … e tutto sommato a quanto pare ce la fanno. Se riduciamo gli sprechi degli altri, con maggiori risorse ce la faranno ancora meglio.

  4. @ alfredo
    Vedo che non ha colto il senso del mio ragionamento, l’ente virtuoso che aveva già ottimizzato spese e personale e che utilizzava al meglio le risorse assegnategli, funzionerà meglio o peggio dopo aver cacciato il 10% dei suoi dipendenti ed il 20% dei suoi dirigenti? Sarà in grado di garantire gli stessi servizi di prima oppure no?

  5. Premetto che sono un modesto dipendente comunale. Non so se la norma imporrà l’obbligo delle ferie anche per gli enti locali, ma sinceramente, per me sarebbe una cosa gradita poter fruire delle ferie obbligatoriamente visto che per le funzioni che ricopro non mi é quasi possibile. Non so in quali città vivono gli altri commentatori, nel comune in cui lavoro non esiste che una pratica di residenza non possa essere presentata alla vigilia di Natale (se é giornata lavorativa) o di ferragosto. Si potrebbe anche pensare di chiudere obbligatoriamente gli uffici, ma questi tecnici dimenticano che esistono funzioni che devono essere garantite anche il sabato e la domenica, come il servizio di Stato Civile. Credo che in questa iniziativa vi sia tanta demagogia e poca concretezza. A mio parere sarebbe molto più utile fondere gli uffici dei piccoli comuni con quelli maggiori per ottimizzare i costi, o eliminare i segretari comunali che sono stati privati di competenze e responsabilità a fronte di un trattamento economico da dirigenti. Si potrebbe pensare di eliminare obbligatoriamente per legge gli sprechi di denaro in regalie per sagre, associazioni, etc. che nascondono solo lavoro nero e che alimentano i presidenti di turno. Intanto aspettiamo di leggere un testo o qualsiasi altro documento che abbia un minimo di ufficialità

  6. Certo Alessio, mettiamo pure quel caso.
    Eleviamo l’eccezione a regola e teniamoci l’Italia che abbiamo…

    Sarebbe meglio stabilire subito che la regola è un’altra, senza escludere che possano esserci (se rigorosamente documentate) eccezioni.

  7. Da qualche parte si deve pur cominciare certo, ma mettiamo il caso di un amministratore che in questi anni abbia gestito l’ente pubblico affidatogli in maniera oculata, che abbia risparmiato fino all’osso evitando di buttare soldi al cesso in opere, lavori o consulenze inutili e che abbia sempre rispettato i vincoli di spesa sul personale utilizzando le risorse umane di cui disponeva al meglio e che oggi si vede arrivare il provvedimento del governo che gli impone di tagliare il 10% del suo personale alla stessa stregua dell’ente magari commissariato perchè ha una voragine nei conti a causa di assunzioni clientelari e ruberie.
    E’ questa la famosa equità di cui parlava Monti quando si è insediato?

  8. Finalmente una buona idea ! Non condivido le argomentazioni superficiali del commentatore. Gli uffici non chiudono….solo sulla carta ! Ha mai provato l’autore dell’articolo a chiedere un cambio di residenza, o semplicemente un’informazione, la vigilia di Natale o di Ferragosto ? Conosce, l’autore, il costo (che grava sui cittadini) di un ufficio pubblico aperto per qualche “volenteroso” impiegato che finge di lavorare, mentre i climatizzatori ( o il riscaldamento) funziona “a palla”, i telefoni vanno come un fiume e sugli schermi del PC facebook e twitter impazza con post e filmati ?
    Naturalmente c’è anche chi passa il tempo con il tradizionale “Bartezzaghi”.
    ……………E IO PAGO !

  9. Da qualche parte, però, si deve cominciare.
    Cerchiamo di essere seri.
    Altrimenti finisce come con le discariche, “sì ma non qui^.
    Non stupisce poi che vi siano resistenze da chi al reclutamento di nuovi pubblici dipendenti affida – legittimamente, per carità – le proprie prospettive di reddito (vendita di manuali).

  10. Sarà interessante capire anche come farà il Governo a conciliare questa norma con quella che nel Dlgs 267/2000 attribuisce al Sindaco il compito di stabilire gli orari di apertura degli uffici pubblici.

    Quanto al taglio delle dotazioni organiche della pubblica amministrazione ci apprestiamo ad assistere, più che a camionate di prepensionamenti, alla strage di precari, interinali e dipendenti a part-time. Scommetto che saranno loro i primi “privilegiati” ad essere accompagnati alla porta.
    E chissà se a questi geni è venuto in mente che nella PA lavorano anche molti dipendenti appartenenti alle cosiddette categorie protette, tipo i disabili. Il taglio degli sprechi, che per il Governo a questo punto è rappresentato dallo stipendio del dipendente, si applica anche a loro?
    Infine la ciliegina della cancellazione delle province e dei comuni di piccole dimensioni. Ancora con questa favola? Se è legittimo per il governo intervenire sul settore per decreto a questo punto sarebbe legittimo che il comune di Vergate sul Membro emanasse un Regolamento comunale col quale abroga il Goverbo italiano.

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