Paradossi temporali in perfetto stile Ritorno al Futuro? Ebbene si. Ma per quanto ancora? E soprattutto: perché? Teoricamente parlando, in una normale economia se calano i consumi primari (cibo) dovrebbero immediatamente calare quelli secondari, categoria alla quale pare non appartengano le abitazioni, che resistono a tutto e anzi, sono pure in rialzo in diverse parti d’Italia. Andiamo per ordine, partendo dai consumi: secondo l’indicatore di Confcommercio (ICC), a maggio si è assistito ad una riduzione del 2,3% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,9% rispetto al mese precedente. “Il dato fortemente negativo dell’ultimo mese, che segue la pesante riduzione registrata ad aprile (-5,4%) – commenta Confcommercio –, evidenzia lo stato di estrema criticita’ della domanda per consumi, una delle fasi piu’ difficili della nostra recente storia economica. I dati sui consumi si inseriscono in un quadro che evidenzia per tutti gli indicatori congiunturali, qualitativi e quantitativi, il permanere di una situazione economica particolarmente difficile”.

Meno consumi fa rima con meno produzione: economia semplice, quella che però è bene utilizzare per informare i cittadini. Stando alle stime di Confindustria, a giugno la produzione industriale ha registrato una diminuzione dello 0,5% in termini congiunturali; in ulteriore ridimensionamento sono risultati, nello stesso mese, gli ordinativi (-1%). Da qui, però una piccola buona notizia c’è: dopo 14 mesi di continuo aumento sul fronte disoccupazione, il tasso degli inattivi ha mostrato un leggero calo, anche se parliamo di termini minimi ma non trascurabili. In termini percentuali, si passa dal 10.2% al 10.1%.

Ora prendiamo la vecchia e cara Delorean del dottor Doc Brown e torniamo indietro a quando si prosperava e i prezzi delle case aumentavano perché c’era sempre qualcuno disposto a cambiare dimora e/o a cercare nuovi spazi dove vivere. Bene: se si spende meno di spesa, non significa che i prezzi delle case calino. Anzi, se mai aumentano. È quanto hanno mostrato i risultati preliminari del calcolo dell’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie presentati dall’Istat.


Sulla base delle sperimentazioni effettuate e poi presentate durante il workshop “L’indice dei prezzi delle abitazioni primi risultati e prospettive”. L’Istituto ha infatti stimato che fra il 2008 e il 2011 (media annua) l’indice è aumentato del 2,2%. La domanda sorge spontanea: come è possibile? Il trend in aumento per le nuove abitazioni è dovuto al rialzo dei costi di costruzione dei fabbricati residenziali, mentre le quotazioni relative alle case già esistenti fanno registrare un andamento stazionario, nonostante mostrino comunque diverse oscillazioni. In attesa delle rivelazioni autunnali (il 30 settembre l’Istat diffonderà, per la prima volta, l’indice dei prezzi delle abitazioni), dove si misureranno in termini numerici le quotazioni delle case, che rappresentano l’acquisto più rilevante per una famiglia. Sempre che, però, riesca poi a consumare, dentro la casa…


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