La stampa continua a parlare molto poco della lettera che la Commissione Europea ha inviato all’Italia durante il corrente mese.

Trattasi di una missiva di richiamo, severamente critica nei confronti del nuovo decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, inteso a riformare il sistema degli incentivi per le energie rinnovabili.

Secondo l’Esecutivo comunitario, le nuove norme imposte dal decreto renderanno “molto difficile, se non impossibile, per i produttori indipendenti, accedere al finanziamento dei propri progetti”. In effetti, la nuova normativa italiana pecca innanzitutto di un’eccessiva riduzione degli incentivi finanziari ai produttori di energie rinnovabili, creando contemporaneamente un’eccessiva complicazione delle procedure amministrative, previste per l’erogazione degli incentivi in oggetto.


L’ UE critica decisamente, a tale proposito, l’introduzione del meccanismo dei registri per i nuovi progetti di energia rinnovabile, dato che essi potrebbero aumentare l’onere burocratico per gli operatori di mercato, diminuendo la sicurezza degli investitori nell’ottenimento del relativo sostegno finanziario. Si aggiunga che anche l’obbligo – previsto dal decreto – di registrare i progetti con una capacità superiore ai 12 kw per il fotovoltaico, e ai 50 kw per altre tipologie di elettricità rinnovabile, potrebbe funzionare come un deterrente, capace di paralizzare proprio il segmento di mercato di piccola scala, che la riforma avrebbe dovuto, invece, rendere prioritario.

Ma v’è di più: la Commissione chiederebbe anche una differenziazione nella riduzione delle tariffe elettriche, a seconda della “maturità” delle diverse tecnologie. La qual cosa è stata evidentemente trascurata dal decreto italiano.

Ai suddetti richiami, Bruxelles aggiunge un sollecito, affinchè il Governo italiano conceda periodi di transizione più lunghi di quelli attualmente previsti per poter “accompagnare l’adattamento del mercato ai nuovi sistemi d’incentivi e proteggere gli investimenti esistenti“, considerando anche che le procedure d’attuazione dei nuovi meccanismi d’asta non sono ancora state definite.

Infine, sempre secondo le lamentele della Commissione, non sono stati adottati, dal decreto contestato, “i sistemi di sostegno per le fonti rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffreddamento“. Oltre alla “necessità di un’adozione tempestiva” di queste misure, l’UE chiede “chiarezza sulla continuazione” del sistema di sostegno ai progetti di efficienza energetica, nonché la definizione degli obiettivi, per il 2020, del sistema dei “certificati puliti“.


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