Il Governo è andato ancora sotto, per ben due volte, ieri in commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera, durante l’esame degli emendamenti al Decreto sulla spending review, già approvato in prima lettura dal Senato.

Nel primo caso, l’emendamento del Pdl su cui il governo aveva espresso parere negativo, mirava ad escludere Fs e Poste dai “tagli” alla spesa pubblica affidati al supercommissario Enrico Bondi. Nello specifico, l’emendamento esclude le «società a totale partecipazione pubblica e le loro controllate, che esercitano un servizio universale di interesse generale», qualora abbiano chiuso l’ultimo esercizio in attivo.

Anche sul secondo emendamento l’esecutivo aveva espresso parere negativo. Il provvedimento andava a modificare la parte del decreto che stabilisce che negli appalti le buste con le offerte debbano essere aperte in seduta pubblica, pena la nullità. L’emendamento,infatti, fa salve le buste aperte prima del 9 maggio, data di emanazione del decreto legge n. 52/2012.


Qui il testo aggiornato del decreto sulla spending review, con gli ultimi emendamenti approvati


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