Ci siamo. Questa sera alle 20:45, nello stadio di Danzica, avrà luogo, se non la più importante, certamente una delle più attese partite di questi Europei del 2012. Proprio nel cuore della crisi economica dell’Eurozona (che è anche e forse soprattutto crisi politica, dovuta alla mancanza di una vera leadership unitaria del Vecchio Continente), a confrontarsi saranno Germania e Grecia, i due Paesi che più di tutti gli altri, simbolicamente, rappresentano i due poli attorno ai quali si sviluppa il dramma di un’Unione europea che ha paura di investire sul proprio futuro.

Non sappiamo se quello di stasera sarà un incontro o un vero e proprio scontro, quel che è certo è che si tratta di molto di più di un semplice match sportivo. La partita è carica, anche involontariamente e suo malgrado, di una valenza politica enorme. Tutto sembra ricordare la vicenda di Davide contro Golia. Abbiamo una Germania data per grande favorita e, dall’altra parte, una Grecia che, dopo aver messo fuori gioco in maniera brillante la Russia, è ora alla ricerca di un riscatto politico nazionale. Quale migliore avversario, da questo punto di vista, della patria della Cancelliera Merkel, il politico europeo più irremovibile nel prescrivere le politiche di austerità e di rigore che, dopo cinque anni di recessione, hanno portato la Grecia vicino all’orlo del baratro? Si spera che il contesto sportivo, con i suoi valori di correttezza e rispetto reciproco tra gli sfidanti, aiuti molto ad evitare la consumazione – ci si perdoni l’accostamento – di una tragedia greca. Ma, sempre per rimanere in ambito teatrale, è fuori di dubbio che il piccolo Davide ellenico farà di tutto per dare il meglio di sé contro il Golia teutonico ed usare la partita come un grande palcoscenico dove rappresentare, davanti ad un pubblico mondiale, la dignità, l’orgoglio ed il riscatto di un intero popolo.

Intendiamoci. Non è che in tutto questo la Germania non abbia le sue ragioni. I motivi del contendere sono tanti, non ultimo il fatto che i Tedeschi, che pure prediligono le bellissime coste ed isole del Mar Egeo per le proprie vacanze, non vogliono pagare per i vizi altrui. Per chi a lungo ha vissuto – irresponsabilmente certo, ma qualcuno a Bruxelles aveva sempre chiuso un occhio finché le cose andavano bene – al di sopra delle proprie possibilità. E la Grecia, con un debito pubblico che ha ormai sfondato la soglia del 160% ed un rapporto deficit/Pil che quest’anno (salvo imprevisti, sempre dietro l’angolo in economia) dovrebbe chiudere attorno al 7,5%, rientra senz’altro in questa fattispecie.


Winston Churchill – pensando all’omicidio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo il 28 giugno 1914 che avrebbe portato, di lì a un mese, allo scatenarsi della Prima Guerra Mondiale – diceva che la penisola balcanica era troppo ricca di storia per poterla utilizzare tutta da sola: per questo l’aveva sempre esportata, dai tempi della Magna Grecia in avanti. Non aveva, in effetti, tutti i torti. Anche oggi un piccolo Stato con un grande debito pubblico, legato a doppio filo ai più importanti istituti di credito continentali (francesi e tedeschi in primis), rischia di trascinare in una voragine di dimensioni difficilmente immaginabili l’intera costruzione dell’Unione europea e, con essa, mandare in tilt l’intera economia mondiale. I popoli balcanici sono sempre stati grandi, tanto nelle loro eccellenze quanto nelle loro catastrofi.

Oggi la Grecia, forte anche di un nuovo governo insediato a tempi di record dopo le elezioni di domenica scorsa, cercherà di dimostrare agli occhi del mondo che, nonostante la situazione drammatica, può ancora farcela. Così come alle Termopili, nel 480 a.C., quando un pugno di uomini (anche se non erano solo “300” spartani, ma circa 6.000/7.000 combattenti), grandi soldati, tennero testa per diversi giorni all’intero esercito dell’Impero Persiano, forte di circa 250.000 unità.

Evitiamo, comunque, eccessive drammatizzazioni.

La partita, indipendentemente da come andrà a finire, non risolverà i problemi della Grecia, così come non li peggiorerà. Sarebbe bello se le controversie tra le Nazioni potessero dirimersi semplicemente a colpi di pallone. Il comune terreno di gioco, forse, potrebbe però aiutare Greci e Tedeschi – almeno per il breve spazio di una partita – a dismettere le armi l’un contro l’altro levate, e ricordare loro i tanti motivi di unione (ben più di semplici vacanze al mare).

Il legame tra i due avversari, dal punto di vista delle “affinità elettive” (arte, letteratura, filosofia) è plurisecolare e nessuna crisi economica potrà mai distruggerlo.

Non fu, infatti, solo per combinazione diplomatica se la Germania, geograficamente lontana ma molto vicina per spirito alla penisola ellenica, fu scelta da Francia, Inghilterra e Russia per dare il primo sovrano alla Grecia liberata dalla dominazione turca: era il 1832 quando nuovo re dei Greci divenne il principe ereditario di Baviera, Ottone di Wittelsbach.

E se per un momento dimentichiamo debiti pubblici, crisi economiche e spread, considerando l’amore della Germania per le forme pure nell’arte, così come all’astrazione del pensiero nella filosofia, quale dei due popoli è maggiormente debitore all’altro? La quadriga alata che svetta sulla Porta di Brandeburgo, monumento per eccellenza del neoclassicismo tedesco posto là dove ai tempi del Muro le due Berlino si dividevano, sembra ricordare in maniera imperitura l’unione indissolubile tra i due popoli di Germania e Grecia.

Prima di gettare a mare secoli di storia europea, dunque, forse è bene che tutti i nostri politici amplino l’orizzonte dello sguardo e considerino bene quali sono le nostre origini, senza le quali l’Europa intera perderebbe la propria identità.

Ma è ora che la parola passi agli sfidanti.

Palla al centro, dunque, e che vinca il migliore.


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