Euro dolce euro. Opta per restare in Europa, la Grecia, con tanto di rialzo dei mercati e sospiro di sollievo per tutti quelli che temevano l’inizio di un effetto domino molto pericoloso, se nel paese ellenico avesse vinto la sinistra radicale, che spingeva per ridiscutere i termini dei finanziamenti minacciando l’uscita dall’euro. E invece a prevalere, con oltre il 30% dei voti, è stata la destra di Nea Dimokratia, neo-conservatori il cui leader, Antonis Samaras, oggi riceverà l’incarico di formare un governo dal presidente Karolos Papoulias.

Il partito di sinistra radicale Syriza si è attestato a poco più del 26%, mentre i socialisti del Pasok hanno ottenuto circa 12%. Nea Dimokratia e Pasok, quindi, hanno assieme la maggioranza per governare, avendo complessivamente oltre 160 seggi sui 300 totali del Parlamento: quanto basta per formare un esecutivo pro-salvataggio e soprattutto favorevole alla permanenza del Paese ellenico nell’euro. Resta comunque un risultato eccezionale quello ottenuto dalla sinistra radicale, così come in Parlamento entrerà il gruppo neo-nazista di Alba Dorata che avrebbe ottenuto circa il 7%, con 10 seggi conquistati.

“Il Paese ha scelto l’euro al quale rimarrà ancorato – ha esultato Samaras nella conferenza stampa post-risultati – e questa è una vittoria per tutta l’Europa”. Di fatto, l’esito delle elezioni greche rappresenta uno spartiacque sia per la Grecia che per il Vecchio Continente: si trattava di scegliere tra “il rispetto degli impegni”, per dirlo con Angela Merkel, o la rinegoziazione dei termini del prestito di salvataggio che ha comportato l’imposizione di severe misure di austerity. La strada resta in salita, ma ad Atene, da oggi, sembrano tutti più rilassati.

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