La prossima settimana dovrebbe arrivare l’ufficiale via libera al decreto sulla spending review, che nelle intenzioni di Mario Monti, Piero Giarda e più in generale di tutto l’Esecutivo, prevede tagli per 5 miliardi di euro (dai 4.2 previsti inizialmente) dalla spesa pubblica nell’opera di abbattimento dei costi e soprattutto di risparmio delle risorse da utilizzare per venire fuori dalla crisi e per stanziare ulteriori fondi in favore delle zone colpite da calamità naturali.

Ma il provvedimento, che ha come obiettivo quello di introdurre misure strutturali e che prevede per il dopo estate un secondo pacchetto di tagli, ‘esenterà’ dalla sforbiciata le scorte delle Forze di Polizia, visto che non fanno parte dell’area di ‘interesse’ del commissario. Le risorse che saranno reperite serviranno a evitare l’innalzamento dell’aliquota Iva, dal 21% al 23%, (4,2 miliardi) e per aiutare le zone terremotate dell’Emilia Romagna.

Tra le misure che saranno inserite nel dl spending review: l’introduzione del metodo Consip in tutta la pubblica amministrazione, un giro di vite sulle spese per consulenze, auto blu (già ridimensionate come indicato dal rapporto gennaio maggio emanato dal Ministero della Funzione Pubblica), rappresentanze e convegni. Solo dal settore sanitario dovrebbero arrivare risparmi per 1,2-1,5 miliardi, attraverso l’introduzione di ‘costi standard’ sull’acquisto di prodotti e anche stabilendo un tetto alle quantità acquistate.


Il tutto, come già anticipato, sarà probabilmente propedeutico a ciò che avverrà da settembre in poi: il Governo infatti ha l’intenzione di sterilizzare l’imposta sul valore aggiunto tramite il Patto di Stabilità, anche se qui lo scoglio più alto da superare è rappresentato dal gettito tributario erariale, che nei primi quattro mesi del 2012 è calato di 3.5 miliardi rispetto alle previsioni diffuse con il Def dello scorso aprile. La strada è lunga, le forbici appuntite. Ora bisogna evitare di ‘disastrare’ il giardino potando le erbacce cattive.


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2 COMMENTI

  1. Ancora non si conoscono i contenuti del provvedimento per cui, allo stato dell’arte di può solo riconoscere che é positivo che si sia intrapresa questa iniziativa. Da quanto si apprende però, mancano, a mio modestissimo avviso importanti voci di costo della pubblica amministrazione. Per esempio, si potrebbe pensare a realizzare per tutta la P.A. un unica unità organizzativa che gestisca il rapporto di lavoro. Le competenze sarebbero levate alle amministrazioni anche ad aordinamento autonomo evitando indebite ingerenze e pressioni da parte dei politici ed amministratori, ma soprattutto permettendo che il personale di occupi di competenze dirette e proprie dell’istituto di appartenenza. Ancora, le opere pubbliche, ad esempio, per essere realizzate prevedono secondo il codice dei contratti pubblici una serie di figure professionali, preferibilmente interne, che godono di una serie di incentivi a valere sul costo dell’opera. Dalla mia esperienza riscontro purtroppo che tali incentivi, che nello spirito del legislatore erano destinati a ridurre ed eliminare il ricorso a figure professionali esterne riducendo i relativi costi, si sommano spesso e volentieri ad incarichi professionali di progettazione e supporto a dette figure. Sarebbe sufficiente prevedere l’incompatibilità tra incentivi a dipendenti interni ed incarichi a professionisti esterni, se non per limitati casi da sottoporre all’autorità sui lavori pubblici. Attendiamo comunque fiduciosi.

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