L’annuncio lanciato ieri ad un convegno presso l’Università Bocconi di Milano da parte dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, suona molto poco rassicurante per le centinaia di migliaia di lavoratori pendolari in Italia: “Nel 2013, se non ci saranno soldi a bilancio non faremo il servizio regionale”. Il numero uno delle Ferrovie ha poi proseguito rilevando come la carenza di fondi abbia portato la situazione del trasporto passeggeri regionale su rotaia ad un livello ormai difficilmente sostenibile: “O si aumentano le tariffe o i contributi oppure non si può andare avanti. Non so cosa farà l’Authority. L’unica cosa che possiamo fare noi è interrompere il servizio, cosa che comporta una denuncia. Ci denuncino pure e poi vediamo cosa succede”.

Ferrovie dello Stato ha chiuso il 2011 in attivo, con un bilancio operativo di 664 milioni ed un utile netto di 285 (in crescita anche Trenitalia, con 156 milioni, e RFI, con 98 milioni). Risultati che, pur incoraggianti, non sono ancora sufficienti a garantire la sopravvivenza del servizio pubblico universale nelle comunicazioni ferroviarie. I fondi stanziati dallo Stato per il trasporto pubblico locale ammontano a 1,2 miliardi di euro. Poiché, data la crisi, un aumento dei contributi statali è impensabile, è facile immaginare che la differenza dovranno metterla i viaggiatori. Secondo quanto prospettato nel suo intervento dall’amministratore delegato, in Italia i “ricavi per passeggero/chilometro” sono infatti piuttosto bassi, pari a 10,8 centesimi di euro (17,2 per il trasporto su gomma), contro i 20 centesimi della Germania, i 22 della Francia ed una forbice che oscilla tra i 33 ed i 42 centesimi in Gran Bretagna (dove le ferrovie sono state completamente privatizzate).

Il Ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, ha cercato di lanciare un messaggio rassicurante, dicendo che il Governo non si dimenticherà del trasporto pubblico locale.


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