L’ultima stesura del Quinto Conto Energia, ancora in itinere, si avvia a chiudersi entro la fine di questa settimana, dopo la Conferenza Unificata Stato-Regioni e le aperture del Governo, nelle persone dei Ministri dello sviluppo economico, Passera, e dell’ambiente, Clini, nei confronti delle proposte pervenute da ultimo proprio dalle Regioni.

Si è fatta sentire nei giorni scorsi anche la Commissione europea, per voce del Direttore generale dei servizi Gunter Oettinger il quale, in una lettera rivolta al capo dipartimento per l’energia del Ministero dello sviluppo economico, Leonardo Senni, ha sottolineato alcuni punti chiave che dovrebbero essere recepiti nell’iter legislativo del provvedimento. Queste le principali segnalazioni pervenute da Bruxelles nella lettera di Oettinger:

–    la riduzione delle tariffe dell’elettricità andrebbe differenziata in base al grado di “maturità” e dell’efficienza energetica delle diverse tecnologie (dunque vanno evitati i cosiddetti “finanziamenti a pioggia”);


–   in Italia restano ancora da adottare “i sistemi di sostegno per le fonti rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffreddamento”, che devono accompagnarsi ad una politica di “sostegno ai progetti di efficienza energetica con la definizione degli obiettivi per il 2020 del sistema dei certificati bianchi”;

–   sarebbe infine consigliabile reintrodurre l’incentivo per la bonifica dell’amianto (quest’ultimo punto parrebbe ormai acquisito, con le principali associazioni ambientaliste che plaudono al ritorno del bonus per sostituire i tetti in eternit e per chi utilizzerà componenti prodotte in Europa).

Stando alle indicazioni complessive giunte da Bruxelles e dalle Regioni, in sostanza, i veri nodi su cui dovrebbe ora concentrarsi l’attenzione del Governo sono la troppa burocrazia per accedere agli incentivi (che frena sia le aziende che soprattutto i privati cittadini nell’avvicinamento agli impianti per la produzione di energie rinnovabili) ed il “meccanismo dei registri” che, attualmente applicato anche ai piccoli impianti sotto ai 12 Kw di potenza, paralizzerebbe di fatto il settore.

Si spera che, stretto nella morsa della crisi, il nostro Paese non dimentichi che vincere la sfida all’efficienza energetica è non solo un bene dal punto di vista ambientale, ma anche una chance per rilanciare lo sviluppo economico a partire da un settore tecnologicamente avanzato.


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