Dopo la Grecia, ecco la Spagna. Sperando – senza farsi troppe illusioni – che presto non tocchi a noi, la seconda fase della ricostruzione del Vecchio Continente si è formalizzata con l’impegno formale, da parte dei Ministri dell’Eurozona, di aiutare il Governo di Madrid con una cifra fino a 100 miliardi di euro che servirà alla ricapitalizzazione delle banche iberiche. Lo hanno riferito fonti Ue, a margine di una riunione in teleconferenza dell’Eurogruppo, convocata in via straordinaria da Bruxelles.

I mercati, ovviamente, hanno reagito molto bene alla notizia, sia sul versante asiatico (Tokyo a +1.96%, Hong Kong a 2.3%) che sul fronte europeo, visto che in avvio di seduta, stamattina, lo spread tra BTp e Bund è in calo, sotto i 420 punti (419,2) con un rendimento al 5,592%. Ma se tutta Europa è felice pensando che la sorella Spagna potrà respirare un po’, è chiaro che l’impegno per tutti i Paesi, e nello specifico per l’Italia, è di quelli importanti. In attesa di conoscere i dettagli dell’accordo, che diventerà operativo solo dopo la decisione dell’Ecofin convocato per il 20-21 giugno, al Ministero dell’Economia si è quindi cominciato a fare i conti su quanto questo nuovo aiuto peserà sul bilancio.

Le cifre: nell’anno corrente il Governo stima, per finanziamenti rivolti Grecia, Irlanda e Portogallo, di stanziare circa 29,5 miliardi che saranno sempre erogati dall’Efsf (European Financial Stability Facility). Ma dei 100 miliardi paventati per la Spagna, quanti peseranno sulle spalle italiane? Stando all’ipotesi su cui a Bruxelles e Madrid si sta lavorando, però, il problema non dovrebbe sussistere, nel senso che il nostro Paese sarebbe esentato visto che il finanziamento verrebbe dato a valere sul nuovo Esm che dovrebbe partire in luglio. Diversamente sarebbe se invece a scattare fossero ancora le regole dell’Efsf, perché si richiederebbe all’Italia un contributo aggiuntivo pari al 19,8% dei 100 miliardi.


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