Una notte di relativa tregua, per le popolazioni colpite dal terremoto che ormai dal 20 maggio scorso terrorizza l’Emilia Romagna in particolare nel modenese, dove ha provocato 26 vittime, più di 300 feriti e 1.200 sfollati attualmente allo stremo delle forze. L’ultima scossa, nella notte tra mercoledì e giovedì, è stata di magnitudo 3.2 e si è registrata alle 3.47 del mattino a Rolo di Reggio Emilia (epicentro), avvertita nelle province di Modena, Reggio e Mantova. In corso le verifiche della Protezione Civile per accertare danni a persone o cose, mentre oggi nelle zone colpite ci sarà la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ma i numeri ‘del giorno’ sono quelli, spaventosi quasi come i gradi della scala Richter, lanciati da Confindustria sulle conseguenze che il sisma provocherà a livello industriale: cinquecento aziende danneggiate, diecimila lavoratori che rischiano la cassa integrazione. Secondo Giorgio Squinzi, presidente degli Industriali Italiani, c’è il serio rischio di uno stop produttivo di 4-6 mesi nelle zone colpite. “Ed è un area che produce un po’ più dell’1% del nostro Pil, una minaccia per una filiera importante. Rischiamo di perdere qualche frazione di prodotto interno lordo soltanto a causa del terremoto”.

La recessione, che di certo non aveva bisogno di una ‘mano’, si fa ancor più dura pensando che queste cifre potrebbero pure dimostrarsi ottimistiche se è vero che nella sola Provincia di Ferrara i lavoratori in cassa integrazione sono già 2.500, e altrettanti sono stati registrati nei primi giorni del sisma a Mirandola (settore biomedicale). E mentre si spinge per cercare aiuti dalla Cassa Depositi e per trasferire alcune aziende nelle zone più sicure, Gaetano Maccaferri (Confindustria Emilia-Romagna) sostiene che i 2.5 miliardi di sostegno ipotizzati dal Governo “non sono sufficienti nemmeno per la metà del territorio. La sospensione fiscale dovrebbe essere estesa fino a giugno 2013”.


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