Torna all’ordine del giorno, il ddl anticorruzione che si sviluppa su diversi filoni.
Il primo riguarda i dipendenti pubblici, quelli che violano regole all’interno delle PA stesse creando danni patrimoniali con fenomeni di corruzione, non rispetto di doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico. L’emendamento in questione, in esame alla Camera, riguarda quindi un nuovo “codice di comportamento” con sanzioni che vanno fino al licenziamento per le violazioni più gravi.
Il secondo filone è quello ‘privato’, ossia dei 37 emendamenti che il Pdl farà presentare dai deputati/avvocati maggiormente impegnati nell’esame (Manlio Contento, Francesco Paolo Sisto e il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa). Tra le norme, quella che è stata ribattezzata ‘salva-Ruby‘, che cioè limita il nuovo reato di concussione per induzione alla sola attribuzione di una “utilità” o di un “vantaggio” patrimonali e la riduzione delle pene, sia minime che massime, per corrotti e corruttori. “Siamo per una pena costituzionale, umana e tendente alla rieducazione”.


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