19 miliardi di euro: a tanto ammonta la richiesta di salvataggio avanzata dal CdA di Bankia al Governo di Madrid, già intervenuto precedentemente con altri 4,5 miliardi (di fatto nazionalizzando il terzo istituto di credito del paese per dimensioni). Al termine dell’operazione di ricapitalizzazione tramite fondi pubblici, si stima che il Tesoro spagnolo arriverà a detenere il 90% della società.

Bankia era nata nel 2010 per mezzo della fusione di sette banche di minori dimensioni, che si erano troppo esposte nel settore immobiliare (origine della relativa bolla speculativa e vero “tallone d’Achille” dell’economia spagnola) e che, prese singolarmente, avrebbero avuto notevole difficoltà a far fronte alla crisi.

Standard & Poor’s ha intanto declassato i titoli di Bankia a livello “junk” (spazzatura), rivedendo al ribasso anche il rating di altri quattro banche spagnole: Banco Popular, Bankinter, Banca civica e Banco Financiero de Ahorros.


Tutto questo mentre anche la Catalogna, la regione più ricca della Spagna e caratterizzata da una forte autonomia, ha chiesto aiuto al Governo centrale per le crescenti difficoltà nel rifinanziare il proprio debito.

 


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