Con la sentenza, depositata il 30 aprile 2012, n. 6635/12 la Corte di Cassazione afferma la necessità, per le comunicazioni processuali fatte per posta elettronica, del riscontro da parte del destinatario con un atto di avvenuta ricezione, a pena di nullità. Secondo la Suprema Corte infatti, la mancata comunicazione elettronica nei termini di efficacia richiesti dal codice e dalla giurisprudenza comporta una violazione del principio del contraddittorio non sanabile.

“Secondo il costante orientamento di questa Corte, la comunicazione, a cura del cancelliere, dell’ordinanza pronunciata fuori udienza, è diretta a rendere edotte le parti del provvedimento del giudice e della data delle nuova udienza fissata, e costituisce un requisito formale indispensabile perchè il provvedimento stesso raggiunga il suo scopo. La mancata comunicazione al procuratore costituito di una delle parti, pertanto, determina la nullità ex articolo 156 del codice di procedura civile dell’ordinanza e la conseguente nullità ex articolo 159 dello stesso codice, degli atti successivi del processo e della sentenza impugnata – rispetto ai quali il provvedimento e la sua comunicazione costituiscono antecedenti indispensabili – per violazione del principio del contraddittorio”. (Cassazione, Seconda sezione civile, sentenza 6635/12)


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3 COMMENTI

  1. Da quello che ho letto delle specifiche tecniche della PEC, il mittente riceve la conferma della consegna del messaggio quando questo raggiunge la casella postale del destinatario.
    La ricevuta viene emessa dall’ente che gestisce la casella postale del destinatario.

    Poiché il “gestore” non è il “possessore” della casella postale, si potrebbe fare un paragone con il mondo reale ed affermare che il mittente riceve una notifica quando il postino inserisce la busta nella mia cassetta postale.

    Aver inserito una missiva nel server di posta elettronica al quale io, forse, tra qualche giorno mi collegherò, non è automaticamente garanzia di ricezione.

    C’è qualche aspetto che mi sfugge?

  2. Leggendo la sentenza nella sua interezza, il caso concerne una comunicazione di cancelleria effettuata nel 2007 mediante posta elettronica (semplice) e non a mezzo PEC.

    Peraltro, con la recente modifica dell’art. 136 cpc a opera della L. 183/11 (da leggersi in combinato disposto con le regole tecniche di cui al DM 21 febbraio 2011 n. 44), mi pare indubitabile che la comunicazione di cancelleria trasmessa via PEC non necessiti di alcun riscontro. E ci mancherebbe altro…

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