Ancora una volta, l’Italia non è riuscita ad adeguarsi alle regole europee in materia di ambiente. Roma, infatti, dovrà rispondere davanti alla Corte di Giustizia UE per il proprio mancato adeguamento alla direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia. Trattasi di un procedimento che si concluderà sicuramente con l’ennesima ammenda a carico del nostro Paese ( cosicchè, il buon Professor Monti continuerebbe a racimolare denari da una parte, ed a gettarli con prodigalità dall’altra! ).

Come chiaramente esplicitato dalla Commissione europea il 26/4/2012, la nostra normativa non risulta conforme alle disposizioni inerenti ai certificati energetici. Un problema che era già stato sollevato ( come prevede la procedura comunitaria ) da una serie di avvisi, caduti però nel vuoto.

Il certificato energetico permette di possedere un quadro relativo ai consumi energetici di un edificio, e si configura quale documento assolutamente obbligatorio, sia in fase di costruzione, sia in fase di compravendita, sia in fase di affitto di un immobile. In verità, la normativa italiana non prevede la suddetta certificazione per tutti gli edifici, e concede una serie di deroghe all’obbligo di certificato da parte di un tecnico abilitato. Inutile dire che, purtroppo, codeste deroghe italiane non sono contemplate nella direttiva europea. Cosicchè, anche i nostri immobili di recentissima costruzione evidenziano rendimenti energetici molto bassi, poiché privi dei più ovvi accorgimenti per la riduzione dei consumi e delle dispersioni di energia.


Ma v’è di più. Di fronte alla Corte europea di giustizia, le nostre autorità dovranno anche rispondere per la mancata comunicazione delle misure attuative delle ispezioni relative ai sistemi di condizionamento d’aria. La direttiva UE prescrive, infatti, ispezioni periodiche, includenti una valutazione dell’efficienza del sistema di condizionamento e delle sue dimensioni.

Si noti che gli edifici sono all’origine del 40% circa dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di ossido di carbonio. Le regole dell’UE tenterebbero, quindi, di ridurre tale danno, contribuendo, oltre che a tutelare la respirabilità dell’aria e ad evitare negativi mutamenti climatici, a rafforzare la sicurezza energetica dell’Unione. E non si dimentichi, a tale proposito, come una direttiva europea imponga che, entro il 31 Dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione risultino ad “ impatto energetico quasi zero “: obiettivo quasi impossibile per l’Italia, a meno che essa – cosa quasi mai avvenuta nella nostra storia! – non inverta radicalmente la propria rotta.


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