Con 170 voti favorevoli, 24 contrari e 4 astenuti, il Senato ha approvato la risoluzione presentata a sostegno del Documento di economia e finanza (DEF) 2012 e dei connessi allegati.

Il DEF sostituisce i precedenti strumenti economico-finanziari (il vecchio Documento di programmazione economico-finanziaria e, nel 2010, la Decisione di finanza pubblica) e si compone di tre sezioni: Programma di stabilità dell’Italia, Analisi e tendenze della finanza pubblica e Programma nazionale di riforma. Come rilevato dal Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Ceriani, il Documento si pone in linea di continuità con l’azione finora svolta dal Governo in campo economico e con gli impegni assunti dallo stesso Esecutivo in Parlamento e nei confronti degli organismi internazionali, in particolare quelli europei.

I relatori, sen. Tancredi (PdL) e Pegorer (PD), hanno evidenziato come, nonostante il persistere della crisi, il DEF attesti un andamento dei conti pubblici tale da soddisfare le regole di bilancio concordate a livello europeo, senza ulteriori interventi correttivi. Nel 2012 l’indebitamento scenderà del 3 per cento e l’anno successivo sarà possibile sfiorare il pareggio di bilancio, posizionando l’Italia tra i Paesi europei più virtuosi e rendendo possibile nel medio termine anche l’obiettivo della riduzione della spesa. Resta imprescindibile l’avvio di una fase di crescita attualmente frenata da una pressione fiscale avviata a raggiungere la quota record del 45 per cento, una soglia che occorre abbassare anche grazie ai risultati attesi dal processo di spending review. Per conseguire adeguati livelli di crescita sarà fondamentale adottare politiche europee comuni per difendere i debiti sovrani e stimolare le economie degli Stati membri. Dopo gli sforzi riformatori compiuti nella prima fase di governo, occorre oltremodo impegnarsi per garantire maggiore equità sociale e coesione territoriale, nonché in sede europea per rilanciare gli investimenti produttivi.


Da parte dei Gruppi che appoggiano il Governo Monti è venuto l’invito a non radicalizzare l’antagonismo tra fautori del rigore e quelli della crescita, entrambi elementi necessari ad affrontare una crisi che anche a livello europeo comincia a ricevere risposte adeguate, ad esempio l’adozione del fiscal compact, il Fondo salva Stati finalmente permanente, la futura emissione di project bond. Molti hanno rilevato la necessità di una ristrutturazione della pubblica amministrazione quale premessa per una revisione integrale della spesa, il proseguimento nella lotta all’evasione fiscale (con l’istituzione di un Fondo speciale alimentato dal recupero dell’evasione e finalizzato alla restituzione di risorse ai cittadini in termini di riduzione della pressione fiscale), l’attuazione di un piano straordinario di valorizzazione e alienazione del patrimonio pubblico, il contrasto ai fenomeni di improduttività, corruzione e sperpero.

Le opposizioni hanno invece rilevato un deficit di attendibilità di alcune delle previsioni contenute nel Documento, che rischiano di rimanere sterili aspirazioni prive di conseguenze reali. Un esempio in tal senso sono le misure individuate in materia di giustizia che non sembrano in grado di concretizzare la riforma di cui il Paese ha invece urgente bisogno. Il percorso di risanamento dei conti pubblici è stato caratterizzato da uno scarso livello di equità sociale e da uno sbilanciamento sul versante del rigore che ha prodotto un forte incremento della tassazione con inevitabili effetti recessivi. Il Gruppo LNP ha infine invitato il Governo a proseguire nel percorso di attuazione del federalismo fiscale.

Qui il Dossier del Servizio del bilancio del Senato e del Servizio del bilancio e Servizio studi della Camera

Qui il Dossier sul Documento di economia e finanza 2012 – Aspetti di interesse per la 7a Commissione – Edizione provvisoria 

 


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