Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha giudicato inammissibile l’inserimento delle nuove regole sulla trasparenza dei finanziamenti dei partiti politici sotto forma di emendamento al ddl di semplificazione fiscale in corso di approvazione alla Camera.  “Vista l’estraneità di materia e preso atto della mancanza di consenso unanime dei gruppi -scrive Fini- sull’esistenza di aspetti problematici che rende inammissibile l’emendamento“.

Pertanto, per la bozza sul nuovo sistema di trasparenza nei bilanci dei partiti su cui i partiti di maggioranza hanno raggiunto l’intesa, non resta altra strada che quella di diventare un ddl, ma i tempi a questo punto si fanno biblici, e si parla già di un rinvio alla prossima legislatura.

Tuttavia le pressioni dell’opinione pubblica sono forti e gli scandali recenti bruciano ancora, per cui i leader della maggioranza pensano ad un percorso ultrarapido: un ddl che porta la firma dei leader di Pdl, Pd e Terzo Polo, Alfano, Bersani e Casini da approvare in commissione Affari Costituzionali in sede legislativa, ovvero senza passare dall’aula. Tuttavia anche questo escamotage potrebbe rivelarsi inutile: per l’approvazione in sede legislativa occorre infatti il via libera all’unanimità della commissione, e bastano le firme di nove deputati per impedire l’iter abbreviato e rinviare il ddl all’esame dell’aula. E i numeri sui quali contare non sarebbero del tutto favorevoli.


Ma ormai l’intesa tra le forze politiche più rappresentative dell’arco parlamentare per controllare la gestione del finanziamento pubblico è stata raggiunta, e questo è un passo avanti importante.

Allo scopo di garantire la trasparenza e la correttezza nella gestione contabile e finanziaria, i partiti e i movimenti politici» dovranno avere i loro bilanci certificati da «società di revisione iscritte all’albo speciale tenuto dalla Consob“, si legge nel primo comma della bozza.

Oltre al Controllo da parte di società di revisione si prevede l’istituzione di una Commissione per la Trasparenza che «Avrà sede presso la Camera che provvederà, insieme al Senato, ad assicurarne l’operatività anche attraverso la dotazione di personale di segreteria -si legge nel testoL’organismo sarà composto dal presidente della Corte dei Conti che coordina, da quello del Consiglio di Stato e dal primo presidente della Cassazione. Ciascuno di loro potrà avvalersi fino a un massimo di 2 magistrati appartenenti ai rispettivi ordini giurisdizionali». Nessuno di loro percepirà «alcun compenso». E ancora «sul sito internet di ogni partito e di quello della Camera, entro il 15 giugno di ogni anno, dovranno essere pubblicati il rendiconto di esercizio dei partiti; la relazione del collegio sindacale; quella della società di revisione; i bilanci delle imprese partecipate; il verbale di approvazione del rendiconto». Tra l’altro è poi previsto il divieto «di investire i soldi pubblici ricevuti in strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato italiani».

Qui il testo integrale della bozza presentata ieri alla Camera dei Deputati 

 


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1 COOMENTO

  1. cerchiamo di risolvere in maniera seria e veloce questa storia di magna magna dentro ai partiti e paghino con la galera i colpevoli, i ladri vanno puniti e basta e fermiamo questo massacro nei confronti di noi poveri cristi di lavoratori. come mai i politici hanno paghe cosi’ alte? cominciamo a dimezzare i loro stipendi e lasciamone a casa almeno la metà, tanto sono solo sanguisughe inutili e allora si che i conti cominciano a quadrare. irena

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