Il Tar della Lombardia riapre la partita sulle parafarmacie e sulla vendita dei farmaci di fascia C.

In un’ordinanza n. 896/2012 depositata il 22 marzo scorso, il tribunale amministrativo riconosce alle parafarmacie il diritto a dispensare farmaci emessi su ricetta bianca, e quindi a completo carico del cittadino senza rimborso a carico del servizio sanitario nazionale.

Il Tar in questione ha ritenuto dunque fondate le discriminazioni operate nei confronti dei farmacisti di parafarmacie edei relativi esercizi e ha rimesso la questione alla Corte di giustizia europea” annuncia il Coordinamento nazionale delle parafarmacie, che raggruppa gli oltre 3800 esercizi nati nel 2006. “L’ordinanza – prosegue il Coordinamento – è motivo di soddisfazione per i farmacisti titolari di parafarimacia che purtroppo non hanno visto riconosciuti, se non in parte minima e insufficiente i loro diritti nemmeno nel recente decreto liberalizzazioni“.


In effetti il decreto liberalizzazione, di fresca pubblicazione in Gazzetta, lascia l’interdizione alla vendita dei farmaci di fascia C al di fuori delle farmacie, rinviando a un successivo provvedimento la stesura di una lista di medicinali da escludere dalla fascia in questione e quindi da “concedere” anche ai parafarmacisti.

Due gli argomenti sui quali sono stati basati i primi ricorsi ai Tar di competenza, tutti inoltrati da farmacisti titolari di parafarmacia in diverse province e Regioni d’Italia. In primo luogo il farmacista in possesso di laurea e dei titoli riconosciuti dallo Stato, regolarmente iscritto all’ordine, è abilitato a dispensare in farmacia tutti i medicinali.  Inoltre, “la parafarmacia è un esercizio riconosciuto dalla legge (introdotta dalla c.d. legge Bersani), soggetto alle norme vigenti anche per le farmacie (tracciabilità, conservazione, ecc.) dunque non si vede ragione per cui il farmacista che ivi opera possa dispensare solo farmaci non soggetti a prescrizione medica“, affermano i difensori delle parafarmacie.

Intanto il Tribunale amministrativo regionale lombardo si è espresso sul ricorso della titolare di una parafarmacia di Saronno e, pur pronunciandosi sulla legittimità della vendita dei farmaci di fascia C negli esercizi commerciali in questione, ha tuttavia rimesso la questione alla Corte di Giustizia Europea.

La disciplina italiana sembra al Collegio in contrasto con l’art. 49 TFUE, in quanto idonea a rendere di fatto pressoché impossibile lo stabilimento di un farmacista in Italia che voglia accedere al mercato dei farmaci di fascia C soggetti a prescrizione medica, oltre che a rendere concretamente più difficile lo svolgimento di tale attività economica entro il mercato nazionale. Non sembrano sussistere motivi che possano giustificare una tale restrizione all’esercizio di una libertà economica fondamentale prevista dal TFUE: non vi è alcuna motivazione legata all’obiettivo di ripartire in maniera equilibrata le farmacie nel territorio nazionale e di assicurare in tal modo a tutta la popolazione un accesso adeguato al servizio farmaceutico; non vi è la motivazione di aumentare la sicurezza e la qualità dell’approvvigionamento della popolazione in medicinali; non vi è il rischio derivante da un eccesso di consumo, neppure in termini di ammontare di risorse pubbliche assorbite”, si legge nell’ordinanza del giudice amministrativo.

Si dà comunque per probabile un intervento del governo che anticipi eventuali “osservazioni” dell’UE con un intervento di legge.

Qui il testo integrale dell’ordinanza n. 896/2012 del Tar Lombardia


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