La Regione Veneto dichiara guerra al decreto liberalizzazioni, in particolare alla norma che obbliga gli enti locali a trasferire alla Tesoreria unica il 50% della liquidità immediatamente.

Tre le armi in campo: l’impugnazione del dl davanti alla Corte costituzionale, il ricorso al Tar e una diffida nei confronti di Unicredit affinchè non versi i soldi regionali allo Stato.

Voglio che i soldi veneti restino al Veneto“, dichiara il governatore leghista, Luca Zaia, esortando gli altri enti ad unire le forze contro la misura “centralista”.


Sotto accusa, l’articolo 35 del decreto (da oggi all’esame del Senato per la conversione in legge), nella quale si prevede che al fine di reperire una parte delle risorse destinate a pagare i debiti della Pubblica amministrazione con le imprese, il governo estende il regime di Tesoreria unica a tutti gli Enti territoriali, chiamati quindi a versare le proprie disponibilità liquide alla Banca d’Italia: il 50% subito, la restante metà entro il 16 aprile. Un’operazione che, sul totale di circa 70-90 miliardi di debiti accumulati dallo Stato, dovrebbe portare in cassa una decina di miliardi da restituire alle imprese: a tanto ammonterebbero infatti i soldi degli enti virtuosi, bloccati dai vincoli del patto di stabilità interno.

E’ un’appropriazione indebita a danno delle Regioni e degli Enti locali, una intollerabile spoliazione di beni che appartengono al governo Regionale“, tuona Zaia, che nei giorni scorsi, insieme alla Regione Piemonte, ha impugnato la questione di fronte alla Consulta con istanza di sospensione. Poi vi è stata la diffida al tesoriere del Veneto, Unicredit Banca, affinchè si astenga dal versare le risorse alla Tesoreria unica, e infine il ricorso al Tar Venezia per dare piena legittimità alla diffida. “Spero che i Comuni replichino, perché così si fa una vera falange macedone contro il governo“, afferma il governatore, pronto a fornire agli altri Enti locali “lo schema del ricorso al Tar“.

 


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