Si è svolta ieri la tradizionale conferenza stampa di inizio anno della Corte Costituzionale, a Palazzo della Consulta.

Lungo, articolato ma non per questo meno diretto ed efficace, l’intervento del Presidente Alfonso Quaranta.

Di particolare interesse un fulminante botta e risposta con i giornalisti, sulla trasparenza delle decisioni della Consulta. Il presidente invita infatti la stampa ad evitare ricostruzioni, “generalmente inesatte”, delle discussioni in camera di consiglio, anticipazioni delle sentenze che – sottolinea Quaranta – nessuno è in grado di conoscere prima poiché le decisioni “sono sempre frutto di una valutazione collegiale”. I giornalisti rispondono rivendicando l’obiettivo del loro lavoro e chiedendo alla Corte maggiore trasparenza nel processo decisionale, magari ricorrendo alla c.d. dissenting opinion. Si tratta della possibilità che i giudici membri, messi in minoranza durante le discussioni, mettano per iscritto il proprio dissenso e lo motivino, come avviene negli ordinamenti anglosassoni o alla Corte di Strasburgo. Il presidente non entra nel merito della questione, ma si limita a dire che il tema gli sta “a cuore” e che chiamerà la Corte a discuterne. Nel frattempo, Quaranta è fermo nel ribadire che vige il principio della “riservatezza della camera di consiglio“, un principio da salvaguardare anche perché le decisioni della Corte sono e restano decisioni “collegiali“. “Insinuazioni aventi ad oggetto la Corte o singoli suoi componenti non hanno avuto, non hanno e non avranno mai alcuna incidenza sul sereno e indipendente esercizio della giurisdizione costituzionale“, afferma Quaranta.


Il Presidente si sofferma poi sulla rapidità ed efficacia della giustizia costituzionale, e che nel 2011 “sono state emesse 166 sentenze e 176 ordinanze per un totale di 342 pronunce” con una “significativa riduzione” dell’arretrato, passato da 432 a 374 giudizi pendenti, con una durata media dinanzi alla Corte di circa 10-11 mesi.

Si ribadisce l’indiscussa “indipendenza della Corte dalla politica, in conformità alla sua istituzionale posizione di terzietà e neutralità, pur trovandosi, proprio per la peculiarità delle sue attribuzioni, in una condizione di contiguità oltre che con le altre istituzioni di garanzia, anche con gli organi costituzionali politici”, una contiguità che non incide in alcun modo sulla “terzietà” della Corte e dei singoli giudici.

Quaranta affronta anche il tema caldo del sovraffollamento carcerario, prendendo spunto dalla recente approvazione del dl “salva carceri” e dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani di ieri che ha condannato l’Italia per i respingimenti verso la Libia.

Il sovraffollamento è “inaccettabile“, ma la situazione del carcere nel suo complesso è “gravissima” e deve diventare a tutti gli effetti “una priorità” politica perché il sistema, così com’è, non garantisce la “salvaguardia dei diritti umani” ma è indegno di un Paese civile, tuona il presidente della Corte costituzionale che, in quanto “Corte dei diritti“, non può accettare quanto avviene sistematicamente nelle patrie galere, dove i diritti fondamentali – al di là del sovraffollamento – non vengono tutelati. Una Corte dei diritti non può stare a guardare, anche perché spetta a tutti “il pieno riconoscimento dei diritti fondamentali” e che la Consulta si è già mossa con alcune decisioni del 2011, sull’assistenza agli immigrati anche se privi di un titolo di soggiorno e sul diritto dei clandestini di sposare un cittadino italiano, per “dare pieno riconoscimento ai diritti degli stranieri, immigrati e cosiddetti clandestini“, per difendere, indipendentemente dal possesso di un permesso di soggiorno, “un nocciolo duro di diritti fondamentali che va salvaguardato in ogni circostanza“.

Qui il testo integrale dell’intervento del presidente della Corte Costituzionale Alfonso Quaranta


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