Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni  sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce“.

Sono questi i duri toni usati dal Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino all’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile.

Per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica“, tuona Giampaolino, bisogna essere aggiornati e al corrente sul modus operandi della corruzione, su come questa piaga sociale si insinui in tutti i comportamenti che arrecano “un danno alle finanze pubbliche“: dalla corruzione nell’ambito dell’attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal “gravemente colposo” utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella “gestione del servizio di riscossione dei tributi“.


La trasformazione di enti pubblici in società spesso, ha osservato Giampaolino, “si riduce a vuota forma o ad artificioso guscio quando le sue regole, flessibili per consentire una gestione efficiente dell’impresa vengono strumentalizzate da un’amministrazione non orientata all’economicità e, di fatto, esonerata da responsabilità”.

Dure accuse anche sull’evasione fiscale: “Solo in Spagna peggio che da noi“. “Analisi accurate condotte per la sola imposta sul valore aggiunto – spiega il Presidente della Corte – evidenziano per l’Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i grandi paesi europei”.

Giampaolino sottolinea poi come, nel nostro Paese, “mentre grande attenzione è riservata alle proiezioni e alla stima degli effetti attesi dei principali provvedimenti, sono invece carenti le misure e le valutazioni ex post circa l’impatto che le politiche pubbliche esercitano sulla dinamica delle entrate e delle spese“. “Cosicché – evidenzia – vi è una quasi totale mancanza di documenti e studi dedicati a verificare a posteriori se, quanto e come abbiano in realtà funzionato gli strumenti impiegati per migliorare il coordinamento della finanza pubblica e la qualità della spesa“.

La Corte dei conti, ha puntualizzato infine il Presidente, potrebbe ben svolgere le attività di verifica e controllo necessarie, anche con “l’ampliamento delle sue attuali facoltà“, dopo l’introduzione “nella Suprema Carta del principio di pareggio di bilancio“.

Anche il Procuratore Generale aggiunto della Corte dei Conti Maria Teresa Arganelli, non usa mezzi termini: “Incarichi e consulenze – denuncia –  restano una spina nel fianco della pubblica amministrazione. Nonostante le sentenze e le leggi, ci sono ancora casi macroscopici in cui si perseguono obiettivi personalistici cui è estraneo l’interesse pubblico“. “È sempre più necessaria la cultura della legalità” ha aggiunto il procuratore generale. “Nell’anno 2011 – ha continuato – meritano di essere segnalati alcuni interventi legislativi che proseguono la tendenza già avviata ad attribuire alla Corte dei conti specifiche funzioni, valorizzando così il suo ruolo si primaria istituzione di controllo e di tutela della finanza pubblica”. Secondo Arganelli “tale tendenza va approvata e incoraggiata in un momento come quello attuale, in cui tutte le istituzioni sono impegnate a conseguire gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici, del contenimento della spesa pubblica, del contrasto ai dilaganti fenomeni della corruzione e della diffusa illegalità“.

Qui il testo integrale della relazione orale del Presidente della Corte dei Conti

Qui il testo integrale della relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti

 


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