Caro LeggiOggi,

buon compleanno!!!

E’ banale? Non lo so. Ma foss’anche il “cin cin della banalità”, io sono felice di condividerlo con te.


Perché è un bel giorno, il compleanno. Semplicemente. Ed è bello scorrervi dentro con un pizzico di gioia e di allegria.

Non te l’ho mai detto: sono orgogliosa di te, lo sai? Ti vedo crescere: robusto, forte, in salute.

Nato da padre siciliano e da madre romagnola, sei passionale, marino e caciarone.

Forse è anche per questo che ti vestono in modo sempre così vezzoso, colorato, ricco di mille ciancianelle. Ma mi piaci. Anche per questo. Tu sei diverso …. Facciamo un peccato di vanità? Ti confesso una cosa, te la dico all’orecchio un attimo prima del taglio della torta … vuoi? Guarda i tuoi compagnetti, sempre così seriosi, vestiti di grigio … Non ti sembrano quasi nati vecchi …?

Ridi?

Lo pensi anche tu, vero?

Però devi ammettere che anche noi – i tuoi zii e le tue zie – ti coccoliamo come un principino e ti regaliamo ciò che di meglio sappiamo offrirti. E tu rimani lì – ti vedo, sai? – appena sveglio, con gli occhi ancora un po’ cisposi e lo sguardo curioso … curioso sempre!

Ti auguro un futuro. Oggi più di questo non saprei. E che sia colmo della felicità che sanno dare solo le cose piccole. Le cose vere. Quelle che mettiamo sul tavolo e le spartiamo. Come fossero pane.

E di rimanere Libero, io ti auguro. Libero come lo siamo noi che ci ritroviamo qui oggi, ancora intorno a te.

Libero. E orgoglioso di essere tale.

Nella vita potrai comprare tutto: potere, successo, notorietà; ma non potrai comprare mai, né mai barattare con nulla, quella Libertà – d’animo, di spirito, di idee – che, unica , ti ha già fatto uomo.

Rimani come sei! Lontano – da qui all’eternità – da padri padroni e da stupidi schiavi.

Adesso ti lascio, so che ci sono tanti amici che verranno a farti visita. Io torno presto. Tra qualche giorno…

Ti bacio

Zia Franzina



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4 COMMENTI

  1. Carissima Zia Franzina,

    all’augurio tuo per il primo compleanno di «Leggi Oggi» aggiungo il mio con due piccoli paragrafi che altro scopo non hanno se non quello di affermare che il giurista è tanto più «libero» quanto più dalla semplice tecnica si solleva e «dietro le quinte del diritto» va, là dove la vita reale pulsa ed erompe e rompe le norme giuridiche che cercano di nasconderla.

    1. La libertà di comprare un tozzo di pan bigio, la libertà di vendere la propria forza lavoro e l’uguaglianza dei valori di scambio scambiati.

    Tutti sono in astratto liberi di comprare e di vendere tutto: una menzogna. Tutti sono in astratto uguali nel comprare e nel vendere tutto, tanto che comprino quanto che vendano: una menzogna. La libertà astratta e l’astratta uguaglianza: una foglia di fico per coprire nudità. In concreto, non tutti sono liberi di comprare e di vendere tutto.

    C’è chi stenta a comprare un tozzo di pan bigio. C’è chi non ha niente da vendere o ha un’unica cosa da vendere, la propria forza lavoro. Chi ha stentato a comprare un tozzo di pan bigio, come fa a sentirsi uguale a coloro che al medesimo banco del mercato hanno comprato dolciumi e friselle? Lui è uguale solo agli altri compratori di un tozzo di pan bigio. Chi niente ha venduto o ha venduto l’unica cosa che poteva vendere, la propria forza lavoro, come fa a sentirsi uguale a coloro che al banco del mercato vendono tozzi di pan bigio e dolciumi e friselle? Lui è uguale solo agli altri che niente hanno venduto o hanno venduto l’unica cosa che potevano vendere, la propria forza lavoro.

    E come fa l’inquilino di una catapecchia, il canone mensile racimolando centesimo su centesimo, a sentirsi uguale all’inquilino di un villozzo locato al mare o ai monti per le vacanze agostane? Come fa, pensando che il prossimo mese potrebbe non racimolare il canone centesimo su centesimo? E pensando che l’ira del diritto, in un iroso locatore manifestandosi, è pronto a sfrattarlo per morosità?

    Il diritto si limita a badare a che ci siano norme che tutelino la libertà negoziale e garantiscano che nello scambio delle merci siano uguali i valori di scambio scambiati. Si arrangi chi di fatto è libero di comprare solo un tozzo di pan bigio e di fatto è uguale solo a quelli che sono liberi di comprare solo un tozzo di pan bigio. E si arrangi anche l’operaio subordinato e ordinato.

    2. Mercificando.

    Il diritto mercifica il dolore: donde il pretium doloris, che si paga in moneta sonante a titolo di risarcimento dei danni morali e che altro non è se non il residuo dell’orda totemica e della vendetta di sangue. Un tempo, il sangue dell’ucciso trovava requie con il sangue dell’uccisore, o con il denaro che l’uccisore dava ai parenti dell’ucciso. Da tempo, per il diritto, è il dolore dei parenti dell’ucciso che trova requie nel denaro. E se il reato di omicidio si estingue per morte del reo o per prescrizione, non si estinguono le obbligazioni civili nascenti dal reato, e i beni del morto, non più suoi perché è morto, possono essere confiscati.

    Il diritto mercifica anche l’animus donandi. Il donante rimane tale pur se dona per ricambiare un favore ricevuto, così rimunerando il suo rimuneratore. Il donatario, in quanto beneficato, diventa un asservito del donante, in quanto beneficante: è il primo a dovergli prestare gli alimenti in caso di bisogno, e deve essergli grato. Quando il donatario non presta al donante gli alimenti o quando gli mostra ingratitudine, il diritto iroso arma il donante e gli consente di adirarsi.

    Per donare, occorre arricchire il donatario, trasferendogli un diritto o assumendo verso di lui un’obbligazione. Chi non ha diritti da trasferire, perché non ha beni o crediti di cui disporre, non può donare. Chi non è in grado di assumersi un’obbligazione, perché prima faceva il lattaio di casa in casa e ora ha cessato la sua attività per tardanza di anni, non può donare.

    Per il diritto, donare un sorriso non è donazione: arricchisce lo spirito ma non il patrimonio. I poveri, che da poveri sorridono, donando il proprio sorriso, sono ricchi nello spirito, hanno un puro spirito di liberalità, e donano davvero: lontani dal mercantile do ut des, niente chiedono in cambio, nemmeno che al loro sorriso si risponda con un altro sorriso, e continuano a sorridere se qualcuno dice che la povertà è una vergogna, la più bassa delle vergogne.

    Va bene, Zia Franzina? Giungano pure a te e alla Mamma e al Papà e a tutti quelli che lo festeggiano i miei auguri per il «bimbo grande», già esperto timoniere. Io lo festeggio tra gli ultimi che sulla sua nave si sono imbarcati.

  2. Veramente complimenti!
    Le tue parole riassumono benissimo il bel sito che avete creato… :)

    p.s.: mini consiglio… fate controllare il codice della homepage… lo “sento” un po’ pesante e macchinoso, ad esempio con lo scroll…

  3. Auguri Leggioggi, auguri a tutti gli autori, meravigliosi compagni di viaggio, auguri al Direttore che ci ha dato la possibilità di dire la nostra in libertà e di comunicare anche con volti sconosciuti . Grazie per aver tenuto in vita la memoria. A proposito dello scrivere e della memoria Bufalino, mio insegnante e maestro, diceva
    “Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore… Ritengo che l’uomo senza memoria sia nessuno… Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo”.
    Buon compleanno e tanti sorrisi.

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