Io e il direttore ci siamo conosciuti a Palermo, e per essere precisi nella sala gialla del palazzo dei normanni. Una cornice importante, non c’è dubbio. Io ero lì per la presentazione di un libro. Lui é arrivato (in pullman, ricordo) da Catania. Gli avevo dato appuntamento per conoscerlo senza alcuna idea concreta da proporgli. E così, eccoci uno di fronte all’altro, senza uno straccio di copione.

Il suo approccio é stato “impegnativo”: “Non é la proposta di un libro, che mi interessa. Partecipare ai convegni? Una collana editoriale? Una rivista? No, mi muovo solo se c’è un bel progetto, un’idea nuova, qualcosa che mi coinvolga, per cui valga davvero la pena …” Però, pensavo, “aiuto, che si fa?

Ora c’è anche da dire che avevamo presto scoperto di essere perfettamente coetanei e vicini a un traguardo importante, di quelli che ti fanno pensare. Fatto sta che quell’invito a mettersi in gioco aveva toccato qualche mia corda profonda. E poi che dire … dopo il primo incontro, un lungo silenzio rotto da una mia telefonata e poi tante telefonate rotte da lunghi silenzi (i suoi) e comincia a germinare (forse l’humus é proprio da cercare in quelle pause) l’idea di LeggiOggi…


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