La reazione dell’Anm contro una possibile legge sulla responsabilità civile dei magistrati è stata rabbiosa e ai limiti dell’isterismo, e non so quanto in buona fede.

E rabbiose e ai limiti dell’isterismo, e non so quanto in buona fede, sono state le parole di Palamara: “Una forma intimidatoria di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice, un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione in un periodo in cui al Paese viene chiesto rigore, crescita, solidarietà e legalità, che passano attraverso la necessità di tutelare una fondamentale istituzione dello Stato qual è la Magistratura e che purtroppo qualcuno ha dimenticato“.

E le parole di Cascini: “È con tutta evidenza un tentativo di intimidazione nei confronti della magistratura, una norma incostituzionale, una mostruosità giuridica“.


E le parole di Rossi: “Non ci si può limitare a sperare che il Senato corregga o che la Corte costituzionale dichiari in un lontano futuro l’illegittimità della norma oggi approvata dalla Camera. Occorre che la magistratura attraverso adeguate iniziative – inclusa la proclamazione di uno sciopero immediato – faccia comprendere anche ai più sordi l’entità della posta in gioco“.

A questa rabbia ai limiti dell’isterismo, e non so quanto in buona fede, preferisco l’onesto esame di coscienza che il 28 gennaio 2012, all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la corte d’Appello di Trento, ha fatto il pm Profiti: “È arrivato oggi il momento di poter e dover guardare dentro di noi dove abbiamo già trovato e troveremmo ancora non solo i collusi con i potenti, i venduti al miglior offerente, ma anche chi semplicemente s’inchina alle chiamate del politico, anche se quel politico offende la nostra dignità o getta fango su chi, come noi, ha giurato fedeltà alla Costituzione. Con motivazioni apparenti, fatte solo di pagine e pagine di frasi dette da altri, che dimostrano abilità nel trasferimento dei caratteri da un file ad un altro, con le stesse sottolineature, lo stesso grassetto, lo stesso corsivo, dall’informativa di polizia giudiziaria all’ordinanza di custodia cautelare, alla sentenza. La magistratura italiana è fatta in prevalenza di passioni, ideali costituzionali, sacrificio, umiltà ed ammissione dei propri errori. Quella testa, però, ogni tanto vale la pena abbassarla, non di fronte al potente, ma per guardare dentro di noi, per non peccare di superbia, per sapere chiedere scusa, perché dobbiamo imparare a guardare anche ciò che di noi non ci piace”.

A ogni poeta manca un verso.

A Profiti è mancato di dire che il magistrato incorso in un errore giudiziario non ha mai chiesto scusa al condannato. Il che non toglie che l’onesto esame di coscienza di Profiti abbia un valore di eccezionale testimonianza. È utile leggerlo più volte e meditarlo a fondo.

Le sentenze sono pronunciate “in nome del popolo italiano“. Che significa, che ingiusto è il popolo italiano quando si pronuncia una sentenza ingiusta?

Mi sembra troppo. È una fictio, questa. Ma a volte serve ai giudicanti per nascondere dietro una foglia di fico la propria impreparazione.

Per carità, “nessuno nasce imparato“. E però è anche vero che non dovrebbero mancare di “preparazione“, e non dovrebbero usare il “copia incolla” ben denunciato da Profiti, quei “cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche“, a cominciare dai docenti universitari.

Forse che Niccolò Machiavelli era infelice perché da Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina doveva rispondere dei propri errori?“.

Non è un reato di lesa maestà stabilire per legge la responsabilità civile dei magistrati: è un attuare l’art. 28 della Costituzione.

La Severino poteva risparmiarsi la battuta sulla «norma spot»: non è degna di un ministro della Repubblica, che per Costituzione ha il dovere d’esercitare le funzioni «affidatigli», non solo «attribuitigli», e la filologia e la semantica giuridiche non sono un’opinione, «con disciplina ed onore».

Può spiacere che l’emendamento sia stato proposto dal leghista Gianluca Pini. Ma non è che se un leghista dice che l’acqua è bagnata o che i corpi sono estesi, gli si possa dar torto.

L’Anm minaccia scioperi. E non si accorge che così minacciando, rafforza nel cittadino comune la non balzana idea che i magistrati costituiscano una corporazione che procede a testuggine quando la si tocca nei privilegi che ha e non intende perdere. Fu l’errore di Palamara, che a furia di dare addosso a Berlusconi fece il gioco di Berlusconi e dei seguaci suoi e ne amplificò le voci.

E veniamo alla «violazione manifesta del diritto». Investita della questione, la Corte Costituzionale boccerebbe? E chi lo sa, san Nicola Pellegrino?

E stiano allora calmini il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini e il componente del parlamentino dell’Anm Nello Rossi. E si ricordino che per Costituzione i giudici sono soggetti alla legge e non sono legislatori. E studino bene Montesquieu e i classici dell’Illuminismo giuridico, da Verri a Beccaria. Stiano calmini e non si sentano «intimiditi».

Sono in molti a confidare nel potere di «moral suasion» del presidente della Repubblica. Solo che nella Costituzione questo potere non c’è. E c’è il potere del presidente della Repubblica d’inviare messaggi alle Camere. A mia memoria, Napolitano non ha mai inviato messaggi alle Camere. A mia memoria, seguendo la prassi di qualche suo predecessore troppo ciarliero, ha sempre preferito «esternare» al di fuori dei canali istituzionali con buona dose di populismo se non pure di demagogia. E così «custode della Costituzione» non è stato.

 


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9 COMMENTI

  1. per Franzina Bilardo

    Ah la soavità delle parole; ah l’eterno femminino. Infantile, no di certo, forse un pizzico di ingenuità. Utile una lettura del blog TOGHE di Liana Milella su Repubblica a datare dall’8 Gennaio.
    Con simpatia

  2. Mah…c’è una cosa che io degli italiani non ho mai capito,o forse non riesco a vedere perchè è connaturata alla loro storia di popolo “bastardo”(nel senso più genetico del termine).Se vado in Germania,nessuno si sogna di mettere in discussione la forma federale dello stato,se vado in Francia, a nessuno passa per la testa di riformare l’idea accentratrice del potere voluta in epoca Napoleonica e la loro lunga tradizione amministrativa dell’intero apparato.Per converso un inglese non rinuncerebbe mai al suo common law,e un americano(che e poi un ex europeo trapiantato)mai rinuncerebbe al suo ideale liberale,ne tanto meno gli spagnoli metterebbero in discussione il casato reale.Ma c’è uno stato dove invece di guardarsi dentro si continua a mettere la testa fuori e guardare ciò che fanno gli altri,non apprezzando mai ciò che ha.Sento gente dire:”bisogna fare come gli americani”,altri che dicono,”se ci fossero i tedeschi certe cose non succederebbero” ecc ecc.Ecco l’amministrazione della giustizia è un sotto insieme degli altri poteri dello stato(per lo meno del legislativo) e quindi dalla organizzazione dello stato dipende.La nostra costituzione non è pura ma se avrà il piacere di rivisitare la documentazione preunitaria scoprià questo:la costituzione E’ lo statuto albertino,con alcuni principi introdotti dalla triade Dc,Pci,Psi,e un organizzazione amministrativa dello stato alla francese.Ha un pregio però…che in NESSUNA parte del mondo esiste:non crea un centro di potere unitario ne identificato ne identificabile.Ci pensi:il parlamento è sovrano ma con il proporzionale nessuno poteva comandare,il governo ha al fiducia da un parlamento instabile,il presidente della repubblica ha poteri limitati e non politici,la magistartura è indipendente ma non ad organizzazione gerarchica (tanto meno il PM che è totalmente indipendente).La nostra costituzione ha quindi alla basse un pregio che altri paesi si sognano,e che da noi si tenta di spacciare come migliori,quando invece l’unica cosa che non si è mai fatta in 60 anni è quella di applicarla.Il che non significa fare troppa burocrazia,ma semplicemente iniziare da una cosa che non è mai stat fatta da NESSUNO!!!!!!Se non crea un centro di potere significa che ogni persona è centro di potere è che quindi l’unica maniera per avere un controllo è quella che tutti siano consci di limiti e facoltà,iniziando ad insegnarla nelle scuole.Una volta esisteva tra gli insegnamenti educazione civica oggi perchè è stata abolita???

  3. La verità è che la gestione della Giustizia è una cosa troppo seria – troppo difficile, troppo delicata – per essere affrontata a smozziconi come si è fatto in questi ultimi tempi: un giorno arriva un governo e propone un indulto; poi ne viene un altro e si delibera una legge di emergenza; poi ne viene un altro ancora e si porta avanti il discorso sulla prescrizione lunga; poi … poi ….. poi…in un continuo sarcire e rammendare alla cieca.
    ll tutto con un management politico non sempre all’altezza di affrontare in modo affidabile problemi e questioni squisitamente tecnici. Penso ai Guardasigilli degli ultimi anni e rabbrividisco al solo ricordo delle bufalate giuridiche propinate dallo scranno “pontificio”…
    Dovremmo avere tutti il coraggio di ammettere che quando un immobile ha crepe troppo profonde non basta una “manutenzione ordinaria”; sono necessari interventi di “ristrutturazione straordinaria”, che partono dalle fondamenta e arrivano sino all’ultima tegola del tetto.
    Pensare di riuscire a risolvere i problemi della Giustizia con interventi politici dell’ultima ora, o con leggine all’impronta della fretta e della superficialità, è da stupidi e da incoscienti.
    Un percorso serio, globale, di ristrutturazione profonda – sia dell’ordinamento giudiziario, che delle strutture logistiche a supporto – comporta tempi relativamente lunghi; altrettanto, un lavoro di analisi a 360% condotto da tutte le parti interessate: giudici, avvocati, organi di polizia giudiziaria, cancellieri ed ausiliari.
    E’ chiedere troppo, o è il minimo che un cittadino potrebbe e dovrebbe pretendere da un Parlamento e da un Governo che si rispettino?

  4. Proverò a rispondere sia a Franzina Bilardo che a Stefano Di Iorio.La critica circa la legge che prevede una responsabilità civile del giudice non mi crea alcun problema e anzi mi trova concorde con chi la ritiene una giusta attuazione di quanto previsto all’interno della stessa carta costituziionale(art .28).Il fatto è un altro:è illogico giuridicamente,ma non solo,prevedere la citazione diretta del giudice,intanto per quanto detto al punto 3.Poi per il semplice fatto che,per lo meno,si aspetti che si siano esuriti i gradi di giudizio,ossia si siano utilizzati tutti gli strumenti che la legge prevede per discutere del provvedimetno e non del giudice.Se poi lo stato non si rifà sul giudice in modo diretto di chi è la colpa?!?Rispondo io…è un pò come per la gestione dell’amministrazione della giustizia e delle strutture carcerarie…è proprio la costituzione a dare il compito al ministro competente(e guardi l’importanza di tale ministro….è l’unico citato e previsto costituzionalmente insieme al presidente del consiglio ed è pure citato nell’ordinamento giudiziario).Spetterebbe al ministro esercitare le azioni disciplinari e ritengo corretto che spetterebbe a tale ministero procedere al risarcimento del danno rivalendosi poi sul giudice,ma guardi un pò…il ministro avvia ispezioni e controlli quando si indaga la politica e per il resto del tempo dorme(a dire il vero dormono tutti, e da circa 20 anni,è un continuo peggiorare come capacità di chi ricopre il ruolo ma questo è un altro problema).Sintetizzando:una legge sulla responsabilità del giudice DEVE esserci ma la citazione diretta è qualcosa che fa sorridere anche gli studenti di giurisprudenza.Tra l’altro una cosa vorrei sottolineare…le norma parla di funzionari e dipendenti dello stato e non di servitori dello stato come spesso si dice ai funerali degli stessi.I servitori esistevano al tempo dei re,oggi siamo in una repubblica e continuare con questa scemenza del servitore legittima solo la politica a sentirsi superiore a chi esercita funzioni giurisdicenti.Per Di Iorio:si è vero la nostra classe dirigente(allora illuminata) consegnò alla magistratura il controllo di legalità e le funzioni che in altri paesi sono tipiche della politica,tanto che al titolo IV della costituzione sta scritto la magistratura e non la giustizia(come vorrebbero alcuni ex P2).Se poi si guarda all’ufficio di pubblico ministero si notera che questo,da noi,e sotto all’ala legislativa e non esecutiva dello stato(detto in altre parole…è il rappresentate della legge e non della collettività).Io sono un “nostalgico” del vecchio codice di rito(quello con il giudice istruttore per intenderci) e alla unificazione della giuridizione perchè l’assetto istituzionale,tacitamente,questo prevede(tanto che il PM esercita anche l’azione civile e quindi non è come dicono tanti asini…LA PUBBLICA ACCUSA!!!).I motivi di tale scelta sono semplici:se imitassimo il common law come tanti ignoranti vanno dicendo pensi un pò a come è costituita la loro corte suprema:una “commissione” della House of Lord (il nostro senato) che fungeva da massima corte….proviamo qui in Italia:il senatore Cuffaro condannato per mafia a fungere da giudice massimo della corte(o gli amici suoi)…chapeau!!!!!Ha capito perchè da noi la magistratura(come tra l’altro ha consigliato il consiglio d’europa agli altri paesi) è totalmente indipendente e ha funzioni in più rispetto alle altre?!?!?!?!?!?Su mani pulite un appunto…tutto scoppiò in quanto erano finiti i soldi e perchè nel 89 l’amnistia aveva liberato gli uffici da molti procedimenti,aggiunga che gli imprenditori non potevano più scaricare le tangenti sul costo dei lavori…non per motivi politici.Tantè che tutto inizio con una denuncia da parte di un imprenditore e non perchè il Pm aveva appreso la notizia di reato da altra fonte.Lo scontto politico è una farsa detta da anni….negli anni ’70 quando la magistratura processava BR e fiancheggiatori vari era applaudita in quanto proteggeva il potere politico da chi lo attaccava frontalmente in modo violento…il vero scontro è iniziato con 2 giudici a palermo che avevano deciso di far rispettare la legge anche al potere legislativo…si è vero anche Moro diceva “non ci faremo processare nelle piazze” e infatti in questa frase sta tutto il rispetto per la giustizia e la legge e non chi invece scappa dai tribunali come il peggiore dei latitanti.Prima la magistratura era considerata di destra se non braccio armato del potere democristiano,ma quando si inzio a processare anche loro ecco lo sconto,l’usurpazione del primato della politca e altre scemenze fuori tempo e fuori luogo…….ma da un popolo che elegge Cicciolina al parlamento che cosa pretende???????????????…che questo faccia magari parte di una giuria all’interno di un procedimento penale???????

  5. Vorrei formulare qualche considerazione. Da anni si disucte di una riforma della giustizia che dovrebbe rendere più celeri i processi e consentire, soprattutto nel penale, ad una persona di ottenere un esito certo in tempi ragionevoli, evitando così l’inciviltà giuridica delle carcerazioni preventive e delle sentenze definitive che arrivano dopo anni e anni. Per fare questo sono necessari investimenti rilevanti e una effettivo cambiamento della mentalità degli stessi giudici, coma dimostrano le vicende della corte d’appello torinese che è riusicta a ridurre l’arretrato grazie ad una gestione manageriale dei processi. Sicuramente è necessario un cambio di civiltà dei cittadini, troppo litigiosi, e degli avvocati, troppo numerosi rispetto ad altri paesi e quindi troppo propensi ad andare in tribunale solo per guadagnare. Ma non va trascurato un dato storico e politico che caratterizza questo paese: sia nella prima che nella seconda repubblica esiste un conflitto istituzionalizzato tra politica e potere giudiziario. questo conflitto non nasce con mani pulite o con berlusconi, ma è assai più risalente e ha origine paradossalmente da un mandato conferito dalla politica alla magistratura. La prima ha infatti incaricato la seconda di reprimere prima l’opposizione sociale (età liberale), poi il terrorismo e infine la mafia. Questo incarico non rientrava nella competenza della magistratura, che deve sanzionare comportamenti individuali, non reprimere fenomeni sociali o risolvere questioni sociali. La magistrtura ha svolto un fenomeno di supplenza della politica che è continuato anche con Mani pulite dal momento che la politica non è in grado di autoriformarsi, allora il cambiamento avviene per via giudiziaria. Ma questa volta la politica non aveva conferito mandati e si è ribellata a questa riforma per via giudiziaria, e il conflitto è proseguito per tutta la seconda repubblica coinvolgendo quasi tutte le forze politiche, che peraltro non hanno affatto riformato se stesse. questa conflittualità è insana e getta una luce sinistra su ogni intervento della politica sulla magistratura, e su ogni azione giudiziaria che vede coinvolta la politica. ma di chi è la colpa? perché solo la magistratura è vista come una casta, come certamente in parte è? interventi sulla giustizia fatti da una politica resa finalmente onesta e pulita, pur nelle differenze e nel pluralismo delle opinioni politiche che sono il sale della democrazia, potranno essere realmente condivisi dai cittadini e distruggere finalmente le lentezze e i difetti del nostro ordinamento. ma non colpi di mano di una classe politica completamente discreditata che vede i giudici come il fumo negli occhi perché non è più in grado di rigenerarsi strutturalmente! per inciso, ma come si fa a riconoscere una responsabilità diretta del giudice senza il filtro dello stato? e se quest’ultimo non agisce nei confronti del giudice, di chi è la colpa?

  6. Commento al commento di Bartolo da Sassoferrato:
    Mi fa sempre piacere trovare giuristi acuti e logici; magari più di quanto lo possiamo essere io o il prof. Domenico Corradini H. Broussard….
    La mia è certamente una logica ben più “terra terra” di quella d’alto rango posseduta da Lei, gentile Bartolo: “esistono gli appelli, i ricorsi in cassazione” ….
    Davvero????? Sa che non ci avevo pensato proprio!
    Ma Lei, gentile Bartolo, me la toglie una curiosità?: Dove vive? E che lavoro fa? E quand’è l’ultima volta che è entrato in un’aula giudiziaria?
    Lo sa quanti imputati si fanno anni di carcerazione preventiva per poi essere dichiarati assolti “perché il fatto non sussiste”?
    Lo sa quanti imprenditori subiscono ingiustamente le amministrazioni giudiziarie per poi, ad assoluzione avvenuta, vedersi restituire aziende ormai cotte e sull’orlo del fallimento?
    Lo sa quanti soldi ha dovuto restituire lo Stato, nell’ultimo ventennio, a causa di colpe conclamate dei giudici?
    La legge – gentile Bartolo – è uguale per tutti e non può, e non deve, ammettere “pecore bianche” (loro, gli eletti, gli intoccabili) e “pecore nere” (noi, gli imputati e gli avvocati).
    Esistono Magistrati bravi, attenti, scrupolosi e per bene; ma esistono anche giudici ignoranti, superficiali, cattivi, arroganti e presuntuosi. Sono quest’ultimi, e non certo i primi, a dovere temere sanzioni e risarcimenti per responsabilità commesse a titolo personale.
    Sa che mi viene un dubbio????? E se Lei, dietro questo grazioso pseudonimo, fosse proprio uno di loro, di quest’ultima categoria intendo?
    In questo caso Le consiglierei di contare sino a cento prima di dire …….

  7. Mi sono già espresso su questo sito circa questa norma del tutto inutile,ma se il buon senso non basta ricorreremo alla logica.Quindi:
    1-se una sentenza mi pare ingiusta nella valutazione di merito il problema fu risolto secoli fa…esiste l’appello
    2-se la sentenza la trovo giusta nel merito ma sbagliata in diritto il problema fu risolto anni fa…esiste la cassazione.
    3-se cito direttamente il giudice,si crea un conflitto di interessi nel processo per cui il giudice si dovrà spogliare del processo….risultato,il sistema è bloccato.
    Traendo le conclusioni:chi vaneggia su questa norma è solo imbottito di propaganda piduista…mala tempora currunt….

  8. Forse sono eccessivamente infantile, forse sono eccessivamente romantica, forse sono eccessivamente passionale, forse sono eccessivamente pasionaria …. ma la verità è che ogni volta che leggo Domenico Corradini H. Broussard non posso fare a meno di commuovermi……

  9. La democrazia è il nome che diamo al popolo tutte le volte che abbiamo bisogno di lui (R.
    Flers e G.Caillavet).
    Lo schermo senza volto, che chiamiamo popolo, ci salva da tanti imbarazzi, ma non dal
    rischio che una minoranza tosta governi una maggioranza debole. Il problema è che non riusciamo a liberarcene, della minoranza, né, tantomeno a scappare da essa.

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