Ha affrontato con integrità e coerenza uno dei periodi più difficili della nostra storia. Lascia un messaggio ed un’eredità di assoluto attaccamento alla legge, alla Costituzione e alle Istituzioni”.

Queste le parole scelte dal Presidente Napolitano per ricordare Oscar Luigi Scalfaro, un uomo che ha sempre avuto come punto di riferimento la legge e che mai ha dimenticato il primo appassionato impegno, la scelta giovanile di fare il magistrato.

Un impegno gravoso che Scalfaro ha più volte identificato con un evento tanto doveroso quanto doloroso a cui si è dovuto prestare: sostenere in un processo l’accusa contro un fascista, poi condannato a morte.


Ma è la politica che dal 1946 conquisterà Scalfaro per una vita intera. Prima l’assemblea costituente, poi ininterrottamente deputato, dirigente Dc, più volte sottosegretario e ministro, una breve parentesi da Presidente della Camera e infine il Quirinale, dal 1992 al 1999. Un settennato complesso, con l’elezione che cade a pochi giorni dalla strage di Capaci, con la Prima Repubblica che si sgretola sotto i colpi di Tangentopoli e una difficile fase di transizione da gestire.

Se ne va a 93 anni, Scalfaro.

A pochi altri è toccato prendere in mano il Paese in circostanze così difficili.

Il suo primo impegno da Presidente fu preso sul cratere dell’autostrada di Palermo, dove pochi giorni prima era saltata in aria l’auto di Falcone. E poi la tempesta di Tangentopoli, che in quei giorni aveva cominciato a scardinare la prima Repubblica. Lo hanno chiamato “traghettatore” tra la prima e la seconda Repubblica, ma in realtà è stato il custode severo delle regole della Costiutuzione, Costituzione che anche lui, da giovane, aveva contribuito a scrivere.

Un’ispirazione cristiana, quella di Scalfaro, alla quale si è sempre attenuto, a volte perfino con un rigore d’altri tempi (come quando sgridò una signora che mostrava una scollatura troppo generosa), che ha guidato tutte le sue scelte di campo, proprio a partire dalla Costituzione. Certo, non era fatto per andare d’accordo con Berlusconi, che in quelle regole costituzionali vedeva soprattutto impedimenti e limiti. Eppure toccò proprio a lui tenere a battesimo il primo governo del Cavaliere, quello del ’94, con un gelo fra i due subito evidente sin dal momento del giuramento.

Dal suo punto di vista Berlusconi aveva più di un motivo per diffidare da Scalfaro: aveva proposto al Ministero della Giustizia niente meno che Cesare Previti, il suo avvocato, che sarà in seguito ricordato più nelle cronache giudiziarie che in quelle della politica. “Quel nome al Ministero della Giustizia – disse Scalfaro in un concitato colloquio  con Berlusconi – sul mio tavolo non passerà mai!“.

Sulla difesa della Costituzione e sulla legge Scalfaro aveva idee molto chiare, riassumibili nel concetto di “equidistanza“. “Se da una parte c’è il rispetto della Costituzione e dall’altra c’è la violazione e la contestazione, non c’è equidistanza. Quando i valori sono diversi (ad esempio, quelli del ladro e del carabiniere), e si dichiara di essere equidistanti, certamente si è con il ladro”, amava ripetere.

Difficilissimi i rapporti traPalazzo Chigi e il Quirinale in quegli anni. Il momento più duro fu quando, dopo il tradimento di Bossi, Berlusconi avrebbe voluto andare alle elezioni, sicuro di vincere. Ma ancora una volta Scalfaro si attenne scrupolosamente ai principi della Costituzione: il Parlamento era ancora in grado di esprimere un governo, quindi non era necessario ricorrere a nuove elezioni. E Berlusconi fece un passo indietro lasciando il posto a Dini. Da allora, per gli uomini del Cavaliere, Scalfaro è stato uno dei principli avversari.

Durante gli anni di Tangentopoli, qualcuno provò anche a tirarlo in mezzo con lo scandalo Sisde, l’inchiesta sui fondi neri, sostenendo che da Ministro dell’Interno Scalfaro, come tutti gli altri, avesse usato dei fondi riservati per fini “non istituzionali“. Un tentativo di infangarlo, da cui lui stesso si difese con la forza di quel suo “Io non ci sto” urlato in tv.

Dopo il settennato e la senatura a vita non è mai uscito dalla politica, portando in giro per l’Italia fino a pochi mesi fa la sua testimonianza di una vita passata dalla parte della Costituzione, della legge e del richiamo al senso del dovere.


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4 COMMENTI

  1. La Costituzione, un sarcofago variamente intarsiato in stile eclettico all’interno del quale andare a picco in buona compagnia ma in condizioni estetiche quantomeno soddisfacenti…ad Gloriam!

  2. non sono d’accordo anche lui aveva scheletri nel suo armadio .non ci dimentichiamo il governo amato ed il patto scellerato con la mafia insieme a ciampi.

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