La criminalità organizzata fattura ogni anno 140 miliardi di euro , di cui 100 pesano sulle imprese, principali vittime di racket, rapine e usura. In particolare quest’ultima con la crisi torna ad essere un’emergenza: circa 1.800 imprese  chiuse e decine di migliaia di posti di lavoro persi.  I commercianti sono quelli più esposti al fenomeno, circa 200.000 mila sono vittime di usurai: subiscono 1300 reati al giorno, praticamente 50 ogni ora, quasi un reato al minuto.
E’ quanto emerge dal 13° Rapporto sulla criminalità organizzata di Sos Impresa-Confesercenti, presentato oggi.
È necessario aprire una nuova stagione di riforme. Da parte nostra – ha spiegato il presidente di Confesercenti Marco Venturi in occasione della presentazione del Rapporto – ci impegneremo con la nostra associazione a sostenere il lavoro di denuncia delle vittime attraverso un percorso di collaborazione con la magistratura e ad essere un pungolo continuo nei confronti dello Stato, affinché metta in campo azioni di contrasto costante verso le mafie ed i loro affari”.
Che, spiega il presidente di Sos Impresa Lino Busà, sono in veloce ascesa. “In questo clima di crisi economica, le richieste di aiuto arrivate alla nostra organizzazione sono in rapido aumento. Solo lo scorso anno siamo stati contattati da più di 3mila imprese. I pochi imprenditori che denunciano vengono talvolta lasciati solo dalla politica, dalle banche, anche da amici e familiari spesso. Perché in certi territori, non mi riferisco solo al sud, è più comodo pagare in silenzio.
La denuncia deve diventare un fatto di massa- conclude Busà – e fare delle persone che hanno questo coraggio degli eroi. È questo l’impegno su cui le organizzazioni si devono spendere”.
Anche i prezzi di frutta e verdura non sono esenti dalla presenza della criminalità organizzata:  triplicano (+200 per cento) dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita nelle attività di autotrasporto.
A denunciarlo è la Coldiretti sottolineando che la lievitazione dei prezzi è uno degli effetti della presenza della criminalità organizzata nel settore alimentare in un Paese come l’Italia dove oltre l’86 per centro dei trasporti commerciali avviene su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura.
Secondo gli ultimi dati il volume d’affari delle agromafie ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale). “Le imprese agricole e i consumatori – precisa la Coldiretti – subiscono l’impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato troppo spesso da insopportabili fenomeni di criminalità che danneggiano tutti gli operatori. L’effetto è un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione, e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare una contenimento degli acquisti in un Paese come l’Italia che ha la leadership europea in quantità e qualità nell’offerta di ortofrutta”.


CONDIVIDI
Articolo precedenteEquo compenso: ora tocca all’Italia
Articolo successivoCEDU: rifiuti, violati i diritti degli abitanti di Somma Vesuviana

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here