Liberalizzare e privatizzare i servizi pubblici locali.

E’ quanto chiede l’Antitrust in una segnalazione inviata giovedì scorso al Parlamento e al Governo. “Per garantire che i principi di liberalizzazione recentemente approvati abbiano effettiva applicazione – si legge nel documento – occorre introdurre l’obbligo per gli enti locali di definire in via preliminare gli obblighi di servizio pubblico. Stabilito il perimetro, dovranno verificare la possibilita’ di una gestione concorrenziale con procedure aperte di manifestazione di interesse degli operatori del settore a gestire in concorrenza i servizi. Solo in caso di fallimento di questa procedura gli enti locali potranno mantenere la gestione in esclusiva affidata con gara a un privato, mentre l’affidamento in house (direttamente gestito dall’ente pubblico con una sua societa’) e’ consentito solo a fronte di un’analisi di mercato che ne dimostri in modo chiaro i benefici diretti.

Occorre – prosegue l’Autorita’ – accelerare le scadenze degli affidamenti che non sono il frutto di un confronto competitivo, dando pero’ all’ente locale la possibilita’ di evitare la scadenza anticipata attraverso l’immediato avvio di una procedura di cessione a privati con gara delle quote della societa’ pubblica (totalitaria o mista). La procedura dovra’ concludersi entro un termine ravvicinato, pena sanzioni per l’ente locale“.


Appalti

Va inserito nel Codice dei contratti pubblici un espresso divieto di affidamento in house di lavori o forniture.

L’Antitrust nella sua segnalazione osserva che “per i servizi vanno inseriti precisi limiti e in ogni caso occorre un’analisi di mercato che evidenzi i concreti benefici dell’affidamento in house. Dovra’ essere previsto un obbligo di ricognizione degli affidamenti: in caso di mancato rispetto scatta la sanzione della scadenza anticipata degli affidamenti. Anche in questo caso va prevista la clausola in base alla quale gli affidamenti possono essere confermati in caso di cessione della societa’ in house“.

Burocrazia

Secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato occorre poi affidare al Governo la delega per un testo unico relativo a tutti i procedimenti di autorizzazioni, con espressa abrogazione di quelli non necessari. In caso di mancato rispetto dei termini per effettuare la ricognizione, scatterebbe l’effetto tagliola con cessazione di tutti i regimi di autorizzazione oggi previsti.

Anche le Regioni e gli enti locali dovrebbero adeguarsi: nel frattempo varrà comunque il regime normativo nazionale. Per disincentivare in futuro la reintroduzione di nuovi oneri burocratici per cittadini e imprese, l’Autorità propone di introdurre il principio della detraibilità per cittadino e imprese delle spese sostenute per l’adeguamento a nuove normative, che introducono nuovi oneri burocratici: obiettivo, “costringere” il legislatore a reperire le risorse in caso di approvazione di nuove leggi che comportano aggravamenti per cittadino e imprese e che devono avere, sotto tale profilo, copertura finanziaria. Identico meccanismo dovrà valere per le Regioni.

Negozi e servizi

Interessanti poi le proposte su negozi, taxi, farmacie ed edicole. Nell’ambito della distribuzione commerciale, l’Autorità ritiene necessario abolire la possibilità di deroghe al principio di libertà di apertura di nuovi esercizi, chiarendo meglio le tipologie di esercizi alle quali la norma non si applica per evitare interpretazioni riduttive.

Va incentivato l’aumento del numero delle licenze dei taxi, almeno nelle città dove l’offerta del servizio presenta le maggiori carenze, prevedendo adeguati meccanismi di “compensazione” per gli attuali titolari delle licenze. In particolare, al fine di rendere effettivamente praticabile la riforma, minimizzandone l’impatto, l’Autorità suggerisce di dare la possibilità agli attuali titolari delle licenze di vedersene assegnata un’altra gratuitamente. La nuova licenza potrebbe essere venduta, recuperando la perdita di  valore del titolo originario e, comunque, l’offerta del servizio di taxi registrerebbe un miglioramento significativo.

Sul fronte farmaceutico, occorre liberalizzare la vendita dei farmaci con prescrizione medica ma a totale carico del paziente (i cosiddetti farmaci di fascia C) e  rimuovere gli ostacoli all’apertura di nuove farmacie, aumentando la pianta organica delle stesse. Va ampliata la possibilità della multi-titolarità in capo a un unico titolare, aumentando il numero massimo da 4 a 8. Per quanto riguarda le edicole, infine, va consentita una remunerazione differenziata dei rivenditori in base a parametri oggettivi, che tengano conto della qualità delle prestazioni rese e dei risultati conseguiti dall’esercizio, affrontando anche le problematiche relative alla filiera distributiva per garantire i rifornimenti.

Fortunato Laurendi


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2 COMMENTI

  1. Si sono dati molto da fare per le liberalizzazioni per creare posti lavoro e concorrenza…invece ha lo scopo di far entrare nelle casse dello stato altri soldi da nuove partite iva ecc.ecc.
    Il criterio adottato non avvantaggia nessuno,stato a parte,sarà un vero flop assicurato,il tempo mi darà ragione.
    Ma la domanda che vi pongo è questa:
    PERCHE’ NON HANNO LIBERALIZZATO ANCHE LE TABACCHERIE CON I VARI GIOCHI TIPO LOTTO,SUPER ENALOTTO ECC.ECC?
    Considerando che le persone tentano sempre più la fortuna..e poi per aprire una tabaccheria occorrono pochi metri quadri e l’investimento sarebbe alla portata di molti 50 enni come me senza speranze di assunzioni….
    certo è che per una farmacia ci vogliono cifre importanti ed una laurea ad hoc…per il resto..giudicate voi!

  2. i tassisti si sono dimostrati più forti del governo e già ridono sulle loro spalle adesso toccherà agli altri farmacisti, benzinai ecc ecc

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