Tribunal Grande Instance di Parigi (Francia), 8 settembre 2010 – Parti: X c. Google France/Google Inc.

FATTO

A partire dal settembre 2008, Google offre, anche in Francia, una funzionalità denominata “Google Suggest”, che offre agli utenti, che utilizzano il servizio, di comporre le prime lettere di una parola e visualizzare una elenco di possibili suggerimenti che possano completare la loro ricerca.

L’attore, nel caso di specie, è il Sig. X, condannato per corruzione sui minori ad una pena (sospesa) di quattro anni e ad una sanzione di euro diecimila. Il Sig. X, digitando il proprio nome nella stringa di ricerca di Google si accorge che è associato, automaticamente, ad altre parole, tra cui “stupratore”, “satanista”, “condannato”, “carcere”.

Ritenendosi diffamato, decideva di rivolgersi alle società convenute, chiedendo loro di rimuovere dette associazioni di termini. Google, però, rispondeva che non era possibile dar seguito alla richiesta del Sig. X, dal momento che la funzione suggest agirebbe secondo automatismi e non vi sarebbe attività umana nella selezione dei termini della ricerca.


L’attore decideva, dunque, di rivolgersi all’autorità giudiziaria, chiedendo la condanna di Google (sia la società francese che quella statunitense) per diffamazione e la rimozione dei suggerimenti di ricerca che lo riguardavano.

Google si opponeva a tali richieste, eccependo che l’associazione dei termini non era voluto ed era il frutto del lavoro di un algoritmo; non vi sarebbe alcuna colpa nella condotta del motore di ricerca; l’associazione dei termini non sarebbe tale da determinare in ogni caso una diffamazione a danno dell’attore.

DECISIONE

Il Tribunale parigino ha accolto la domanda attorea per le seguenti ragioni.

Innanzi tutto, non si può affermare che l’associazione sia il frutto di un mero algoritmo, atteso che ogni soluzione offerta da un software è l’applicazione di un processo umano. I risultati della ricerca, inoltre, sono differenti se si utilizzano servizi simili (ad esempio, Yahoo) che non determinano, a differenza di Google, un’associazione tra termini di natura diffamatoria.

Detta associazione rischia di avere – utilizzando le parole dell’ordinanza – un “effetto valanga”, stimolando la curiosità e la morbosità degli utenti verso vicende sulle quali dovrebbe esservi un elevato grado di riservatezza.

Peraltro, osserva il giudice, Google può intervenire sul motore di ricerca, eliminando determinate associazioni, anche su richiesta degli utenti. Allo stesso modo, sono attuate delle restrizioni nei suggerimenti di ricerca per materie come la pornografia, l’incitamento all’odio o alla violenza.

La combinazione del nome dell’attore con alcuni termini avrebbe, poi, natura diffamatoria e non sarebbe neutrale: sarebbe quindi applicabile alla fattispecie l’articolo 29 della legge del 29 luglio 1881, che definisce la diffamazione come “qualsiasi accusa o imputazione di un fatto che mina l’onore o la reputazione della persona”, dal momento che la combinazione suggerita dei termini, pur non raccontando i fatti dettagliatamente,  determinerebbe gli utenti a ritenere che il Sig. X sia in qualche modo legato a vicende associate al satanismo o alla violenza sessuale.

Per tali ragioni, il Tribunale parigino accoglieva le richieste attoree, condannando Google Inc. al risarcimento dei danni (Google France era stato ritenuto carente di legittimazione passiva) e a rimuovere i suggerimenti di ricerca associati al nome dell’attore.

Il testo integrale della decisione è disponibile qui.


CONDIVIDI
Articolo precedenteForum di discussione: la responsabilità editoriale on è applicabile agli ISP
Articolo successivoLa disciplina ecommerce si applica anche ai giornali online

1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here