Una piccola casa editrice siciliana, Edizioni La Zisa, attenta sia alla qualità dei temi pubblicati sia a un settore per molti versi inesplorato quale quello del legal thriller italiano. Uno scrittore, Michele Barbera, nato nel 1969 a Castelvetrano, provincia di Trapani, che coltiva da tempi non sospetti, accanto all’attività professionale di avvocato, la passione per la scrittura e che ha già ottenuto riconoscimenti nazionali per i suoi scritti. Alla base della storia un dilemma non da poco: qual è la scelta più difficile per un avvocato? Cercare di superare il trauma dell’uccisione violenta, da parte di un killer, del migliore amico, o accettare la difesa in processo del suo assassino?

Il risultato di questo incontro assai fruttuoso è il libro “Esame incrociato”, un legal thriller tutto italiano, ambientato in Sicilia (con una breve parentesi all’estero) che si presenta solido sia come numero di pagine (quasi 500, proprio come i classici nordamericani di Scott Turow e di John Grisham) sia come trama della narrazione, accuratezza processuale e capacità di variare i toni, gli argomenti e i colori durante la descrizione delle vicende.

Non sveliamo la trama, ovviamente, ma procediamo per punti. Quasi per macro-categorie.


Gli argomenti trattati sono il reato di omicidio (dalle sue fasi preparatorie e preliminari sino al processo in Corte d’Assise), la vita di studio (un po’ tormentata…) dell’avvocato protagonista, il trentenne Marco Billemi, e i rapporti (spesso delicati) con i colleghi e con la città (Palermo), vista sia come preziosa occasione di fuga dalla vita di paese ma anche come allontanamentto dal mondo incantato dell’infanzia, dalla famiglia e dagli affetti, nonché come ambiente capace, congiuntamente alla delicata professione del penalista, di alienare in alcuni casi l’individuo. Sullo sfondo, ma non troppo, gli intrighi e la connivenza tra criminalità organizzata, politica e istituzioni.

Terminata la lettura, risultano chiari alcuni aspetti che fanno di “Esame Incrociato” un libro davvero piacevole.

In primis, la quiete nella narrazione. L’autore non ha nessun bisogno di effetti speciali, di caratterizzazione esasperata dei personaggi o delle loro reazioni. Ogni carattere è descritto nella vita quotidiana e si incastra bene con i caratteri delle persone che incontra. Certo, ci sono i timidi e gli spietati, i fubri e gli ingenui, ma tutti questi personaggi si uniscono in una generale armonia che mette il lettore davvero a suo agio.

Le parti processuali, poi, sono accuratamente illustrate anche per il lettore non tecnico. Nessun passaggio è forzato, o “incollato” nella trama, ma tutto si svolge in una sequenza corretta, lineare, molto poco “americana” nell’ambientazione ma al contrario, per i colori, i luoghi, i dialoghi, molto italiana e, soprattutto, molto siciliana.

È poi noto come uno dei problemi maggiori nello scrivere un legal thriller basato sul diritto italiano sia costituito, spesso, dal limite dei tempi, da una linea del tempo non facile da gestire: gli autori americani hanno la fortuna di poter scrivere di vicende che si concludono in poche settimane, mentre gli scrittori nostrani devono tenere sempre in conto la lunghezza dei nostri tempi processuali. Barbera riesce bene nell’intento di far “passare il tempo” e le stagioni, nella storia (per passare dalle fasi delle indagini e del primo contatto del cliente con l’avvocato sino a quelle, lontane, delle prime udienze) senza far percepire “salti” o rotture nella linearità della descrizione degli accadimenti, cosa rara e assai benefica, alla fine, per chi legge il libro.

La normalità della vita quotidiana, la grazia nel descrivere certe situazioni e la delicatezza complessiva dello stile di Barbera sono i punti forti di questo legal thriller, davvero meritevole di una lettura accurata.


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