Ieri pomeriggio, subito prima dell’approvazione alla Camera della Manovra Monti (Disegno di legge C. 4829 “Conversione in legge del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici“), il Governo ha accolto tre ordini del giorno – promossi da Lega, IDV e PD – che impegnano il Governo a prendere adeguati provvedimenti affinché la procedura di assegnazione per le frequenze sul digitale terrestre si svolga attraverso un’asta a titolo oneroso, nonché in ossequio ai principi di pluralismo e concorrenza.

Così si è espresso il Ministro per i rapporti con il Parlamento Giarda, nel corso dell’esame pomeridiano degli ordini del giorno (pag. 95) “Signor Presidente, il Governo accetta gli ordini del giorno Maroni n. 9/4829-A/91, Di Pietro n. 9/4829-A/114 e Gentiloni Silveri n. 9/4829-A/164, rispetto ai quali in precedenza avevo chiesto l’accantonamento”.

Si tratta di un importantissimo segnale di rottura del Governo Monti rispetto alle recentissime politiche in materia radiotelevisiva dell’era Berlusconi.


Ma facciamo una veloce sintesi di quanto successo sinora riguardo al “beauty contest” sulle frequenze TV in DTT.

Tutto nasce, come al solito, da una procedura di infrazione avviata Commissione europea nel 2007, volta a sanzionare lo Stato italiano per aver posto in essere disposizioni in materia radiotelevisiva in contrasto con le misure antoconcorrenziali sancite con forza a livello comunitario.

E fin qui, nulla di nuovo: in Italia, ormai da qualche lustro, quando si scrive una regola in materia di televisione, viene fuori magicamente un vestito “su misura” per i (due) soliti noti.

Ora, al fine di chiudere la suddetta procedura di infrazione, l’AGCOM decideva di liberare un nuovo “dividendo digitale”, costituito da 6 reti televisive nazionali, tutte su frequenze trasmesse sul digitale terrestre, da assegnare mediante una procedura, questa volta, realmente competitiva.

Ma l’ultimo Governo Berlusconi – no, non abbiamo alcun conflitto di interessi, qui in Italia – tra tutte le possibili “best practices” europee utilizzabili, sceglieva guarda caso quella del cd. “Beauty Contest”. Si tratta di una procedura che individua come vincitori i soggetti meglio attrezzati per l’utilizzo del bene pubblico da assegnare (in questo caso le frequenze TV in DVB), senza tuttavia prevedere oneri di tipo economico a loro carico: un concorso di bellezza, per l’appunto.

Per di più dall’esito scontato, in quanto l’allora Ministro per lo sviluppo economico Paolo Romaniqualcuno ancora crede a sta storia del conflitto di interessi? – pubblicava un bando di gara inspiegabilmente aperto a tutti gli operatori, anche a quelli che già dispongono di numerosi pacchetti e canali sul digitale terreste, e ciò in barba alle indicazioni della Commissione UE sulla necessità di evitare ulteriori meccanismi anticoncorrenziali nel nostro sistema radiotelevisivo. Alla gara stanno partecipando, infatti, anche l’incumbent RAI e la berlusconiana RTI, con la pressoché totale certezza di vincerla ed aggiudicarsi le frequenze più appetibili.

Queste, dunque, le ragioni della diffida con cui giovedì scorso Altroconsumo e FEMI avevano chiesto al Ministro Passera di predisporre entro 30 giorni un provvedimento di ritiro del bando e del relativo disciplinare di gara, mediante revoca o annullamento in autotutela di essi.

D’altronde, l’illegittimità della procedura in corso è palese.

Da un lato, la violazione dei più elementari principi di concorrenza, sanciti a livello comunitario è da sola sufficiente a giustificare l’annullamento in autotutela richiesto; a ciò si aggiunga la nostra giurisprudenza amministrativa, da sempre ferma e coerente sul rispetto dei canoni di par condicio e concorrenza delle procedure ad evidenza pubblica, secondo cui il potere di autotutela della pubblica amministrazione, esercitabile d’ufficio o su istanza di parte, trova fondamento nei principi di legalità ed imparzialità, cui deve essere improntata l’attività amministrativa ai sensi dell’art. 97 Cost., ed in attuazione dei quali l’amministrazione deve adottare atti il più possibile rispondenti ai fini da conseguire (Cons. Stato, sez. V, 7 settembre 2011 n. 5032).

Non solo. La procedura, oltre ad essere anticoncorrenziale, è del tutto antieconomica.

La “donazione” voluta la scorsa estate dal vecchio Governo, in queste ore, sullo sfondo di una delle peggiori crisi economiche che il nostro Paese abbia mai attraversato, si rivela del tutto insensata e paradossale, se si pensa che queste frequenze valgono miliardi di euro, che dunque proprio in questi giorni farebbero certamente comodo alle casse dello Stato.

Peraltro, è superfluo ricordare che si tratta di un potere pacificamente rientrante tra le attribuzioni del Ministro Passera: la potestà di ritiro mediante revoca da parte della medesima amministrazione che ha emanato l’atto, può essere esercitata anche in presenza di sopravvenuti motivi di pubblico interesse, di un mutamento della situazione di fatto, di una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario (Cons. Stato, sez. III, 15 novembre 2011 n. 6039).

Era dunque urgente una presa di posizione del nuovo Governo, per riaffermare l’interesse pubblico alla piena concorrenzialità ed al buon andamento di tale gara pubblica, ed, in sostanza, per ottenere due risultati importantissimi per il nostro Paese: un ingente introito per l’erario, mai così necessario, che si sommerebbe in modo significativo a quello che produrrà la manovra; una prima presa di posizione, netta e inequivoca, avverso le politiche distorte ed i palesi favoritismi che hanno caratterizzato negli ultimi anni il nostro sistema radiotelevisivo.

A questo punto, non ci resta che attendere i prossimi passi del Governo, per capire in che modo si deciderà di dare sostanza a questa espressa presa di posizione, che al momento rimane tuttavia una mera dichiarazione di intenti. Quello che auspichiamo è, ovviamente, non un intervento legislativo nella conversione il legge della Manovra, bensì il ritiro in via amministrativa della procedura, e la conseguente pubblicazione di un nuovo bando, aperto agli operatori “entranti”, e che vogliano investire i propri capitali sulle sei frequenze da assegnare.

Qui di seguito, il testo dei tre ODG accolti dal Ministro Giarda.

– – –

1) 
La Camera,

premesso che:
    il provvedimento in esame si inserisce nell’ambito di un piano di misure urgenti per lo sviluppo dell’Italia, prevedendo anche misure volte al contenimento della spesa pubblica e nuove entrate nelle casse dello Stato;
    non è previsto alcun intervento per opere di modernizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione strategiche per la crescita economica, civile e culturale;
    il beauty contest così come definito dall’articolo 6, lettera f) e gli articoli 7, 8, 9 e 10 dell’allegato A, Criteri per la completa digitalizzazione delle reti televisive terrestri, alla delibera 7 aprile 2009 n. 181/09CONS dell’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni, la delibera 22 settembre 2010 n. 497/10CONS dell’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni e il relativo allegato A, il bando di gara per l’assegnazione di diritto d’uso di frequenze in banda televisiva ed il disciplinate di gara adottato dal ministero e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della repubblica italiana n. 80 dell’8 luglio 2011 intende implementare la disponibilità di un dividendo digitale, prevedendo che almeno 5 reti televisive nazionali vengano praticamente riservate agli operatori televisivi verticalmente integrati. I punteggi infatti favoriscono operatori con forte presenza sul mercato nazionale e in grado di svolgere, al massimo livello qualitativo, sia il ruolo di operatori di rete che quello di fornitori di contenuti;
    la recente gara 4G per il mercato delle telecomunicazioni ha generato un incasso superiore alle più rosee aspettative garantendo un’entrata di circa 4 miliardi di euro;
    considerata l’imprescindibile necessità di broadband e l’impetuosa crescita del mercato di riferimento è prevedibile che una nuova asta per le telecomunicazioni da realizzarsi nel prossimo biennio possa riscuotere un rilevante interesse tra gli operatori e generare nuovo gettito;
    in considerazione del preminente interesse generale ad una assegnazione a titolo oneroso delle risorse frequenziali così come avvenuto per la gara 4G;
impegna il Governo:
ad annullare il bando di gara per l’assegnazione di diritto d’uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara che finirebbero per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze dei soggetti già operanti e, conseguentemente, ad annullare il beauty contest, consentendo, fermo restando che nessun soggetto a regime possa detenere più di 5 multiplex complessivamente, la conversione in DVB-H degli attuali autorizzati che operano in tecnica DVB-H procedendo ad un beauty contest DVB-H o T2 per la sesta frequenza oggetto dell’attuale gara a cui non potranno partecipare coloro che avranno optato per la precedente conversione mentre le ulteriori 5 frequenze saranno successivamente oggetto di asta a titolo oneroso.

(9/4829/91. Maroni, Caparini, Crosio, Fugatti)


2)
La Camera,

   premesso che:
    il provvedimento in esame contiene un insieme di disposizioni che, nella loro eterogeneità, dovrebbero perseguire il triplice obiettivo economico-finanziario del consolidamento dei conti pubblici, dell’equità e della definizione di misure tese a favorire la promozione e la tutela della concorrenza;
    sotto tale profilo appare quanto mai urgente intervenire sull’assegnazione tramite gara delle frequenze destinate alla radiodiffusione televisiva in ambito nazionale;
    particolarmente criticabile risulta, infatti, come attraverso una procedura diversa dall’asta pubblica e segnatamente un bando in modalità beauty contest, sei frequenze (5 in DVB-T e 1 in DVB-H o T2) potrebbero essere assegnate, di fatto, a costo zero sia a Rai che a Mediaset;
    l’applicazione dell’asta pubblica per l’assegnazione delle predette 6 frequenze potrebbe invece produrre un introito stimato attualmente almeno in circa 3 miliardi di euro, qualora le condizioni di gara mirino ad assicurare la massima valorizzazione economica delle frequenze da assegnare,
impegna il Governo:
   ad adottare, nell’ambito delle proprie competenze, le opportune iniziative tese a revocare il bando e il disciplinare di gara relativi all’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze in banda televisiva, e segnatamente le 5 frequenze DVB-T e la frequenza in DVB-H o T2, per i sistemi di radiodiffusione digitale e terrestre;
   ad adottare, nell’ambito delle proprie competenze, le opportune iniziative tese a revocare il decreto della direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione del Ministero dello sviluppo economico di nomina della Commissione prevista dal bando di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze televisive;
   ad adottare nell’ambito delle proprie competenze le opportune iniziative affinché l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) stabilisca le condizioni economiche di assegnazione delle frequenze tramite una procedura ad evidenza pubblica competitiva che garantisca la partecipazione alla stessa di tutti i soggetti interessati a livello nazionale e comunitario.

(9/4829/114. Di Pietro, Donadi, Borghesi, Evangelisti, Monai, Cimadoro, Favia)

3)
  La Camera,

   premesso che:
    lo spettro elettromagnetico rappresenta una risorsa pubblica scarsa e di crescente valore;
    lo sviluppo di internet e in particolar e dell’accesso a internet da reti mobili è sempre più veloce nel mondo e in Italia;
    il valore delle frequenze è stato confermato appena quattro mesi fa da un’asta pubblica in cui ciascuna frequenza è stata assegnata per un valore di circa 350 milioni;
    il beauty contest lanciato su analoghe frequenze consentirebbe agli aggiudicatari di disporre gratuitamente dello stesso bene pubblico salvo poterlo rivendere dopo appena cinque anni;
    il meccanismo del beauty contest in atto finisce per non aprire nemmeno il mercato tv a nuovi ingressi, ma per consolidare le posizioni dominanti;
    gli evidenti squilibri a danni di operatori tv minori e locali realizzati con la transizione al digitale possono essere risolti con una porzione molto limitata delle frequenze inserite nel beauty contest;
    tutto ciò è incompatibile con l’attuale fase di estrema difficoltà della finanza pubblica,
impegna il Governo:
a procedere ad un’attenta e sollecita verifica degli effetti giuridici ed economici dell’adozione di un diverso processo di assegnazione delle frequenze televisive, nell’interesse generale della collettività sia con riguardo agli aspetti finanziari sia per quanto riguarda il rafforzamento del pluralismo del settore televisivo e dell’informazione.

(9/4829/164. Gentiloni Silveri, Boffa, Bonavitacola. Cardinale, Fiano, Gasbarra, Meta, Ginefra, Laratta, Lovelli, Pierdomenico Martino, Merlo, Tullo, Velo)


CONDIVIDI
Articolo precedenteDov’è finito il diritto alla salute?
Articolo successivoInternet: una nuova minaccia in arrivo dal Parlamento

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here