“Con legge dello Stato è stabilito il termine decorso il quale gli organi in carica delle Province decadono”.

Una riga per dare ancora qualche mese, forse anni, di respiro alle amministrazioni provinciali.

La versione definitiva della manovra Monti, il decreto legge 201/2011 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, non fissa più un termine perentorio allo scadere del quale si determina la decadenza degli organi.


Ma la misura sembra non bastare all’Unione delle Province d’Italia.

La versione definitiva della norma della manovra finanziaria che riguarda le Province non sposta di una virgola la posizione e il giudizio nettamente negativo espresso dall’Upi in questi giorni. L’articolato deve essere stralciato dal decreto, perche’ le riforme istituzionali, per avere un effetto reale di riduzione della spesa pubblica, non possono essere improvvisate e devono essere condivise e complessive“, dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, al termine dei lavori dell’Assemblea Generale delle Province che si e’ chiusa a Roma.

E’ gia’ ridicolo e umiliante – afferma Castiglione – che le norme che aboliscono le Province, istituzioni previste dalla Costituzione come parte fondante della Repubblica, vengano inserite nello stesso articolo in cui si parla di Autorita’ di Governo e Autorita’ indipendenti. La relazione tecnica e il Parlamento chiariranno che gli effetti finanziari della norma in termini di risparmio sono pari a zero, e anzi, che si produrranno nuovi costi. Come abbiamo annunciato oggi – conclude Castiglione – faremo ricorso alla Corte Costituzionale contro una norma che, come hanno confermato illustri costituzionalisti, incide con un decreto su una materia che gode di copertura costituzionale e lede l’autonomia organizzativa degli enti garantita dalla Costituzione, perche’ incide sugli statuti. Un intervento che certo non puo’ essere fatto per decreto“.

La relazione tecnica, in effetti, evidenzia innanzitutto come venga previsto un intervento di carattere strutturale con riguardo all’assetto istituzionale delle Province, con misure che investono le funzioni gli organi.

In particolare, si definiscono quali organi della Provincia il Consiglio provinciale (composto da non più di 10 membri) e il Presidente.

E’ prevista la decadenza degli attuali organi in carica al momento dell’entrata in vigore delle leggi regionale o statali che definiranno il trasferimento delle funzioni e delle relative risorse.

Considerando che le risorse umane, finanziarie e strumentali rimangono legate alle funzioni che si trasferiscono si ritiene di non stimare su tale versante risparmi di spesa (tali risparmi appaiono verosimilmente destinati a prodursi nel tempo, attraverso la futura razionalizzazione dell’assetto organizzativo e lo sfruttamento delle economie di scala)”, si legge nella relazione, che prosegue: “Per quanto attiene i c.d. “costi della politica” che – da dati SIOPE – ammontano a circa 130 milioni di euro lordi , appare verosimile considerare una riduzione percentuale nell’ordine del 50%, considerando che rimarrebbero quali organi i Presidenti e i componenti del Consiglio e che dovrà essere assicurato un supporto di segretaria, come previsto dal comma 19. Il risparmio di spesa associabile al complesso normativo in esame – 65 milioni di euro lordi – è destinato a prodursi dal 2013 e peraltro in via prudenziale non viene considerato in quanto verrà registrato a consuntivo”.

Insomma, tanto rumore per un risparmio pari a un montepremi del Superenalotto, come qualcuno ha osservato.

Fortunato Laurendi


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2 COMMENTI

  1. Premesso che le Province esistevano da prima di molti altri livelli istituzionali, COME MOLTI PURTROPPO NON SANNO NEANCHE COSA FANNO LE PROVINCE, MOLTI NON SANNO CHE SONO IL PRIMO LIVELLO OPERATIVO SUL TERRITORIO E CHE LE REGIONI, COLOSSI QUASI PURAMENTE POLITICI, NON SONO IN GRADO DI MUOVERE UN DITO OPERATIVAMENTE. Dico questo perche sono un funzionario di una provincia…si, proprio cosi! Detto questo, sta bene che siano le province il capro espiatorio, d’altronde da qualche parte bisogna cominciare a risparmiare. Eliminare il livello politico intermedio va bene, rendendo tutti gli iter piu’ snelli…sembra paradossale, ma si assiste a dei danni enormi per ‘scaramucce’ fra amministrazioni che hanno competenze conflittuali. STIAMO ATTENTI PERO’ AL DOPO! LO SMANTELLAMENTO VA FATTO BENE SENNO’ IL DANNO CE LO RITROVIAMO FRA QUALCHE ANNO.

  2. fosse anche un risparmio pari a zero, eliminare le province e’ comunque una semplificazione e una razionalizzazione (meno negoziazioni, accordi, spartizioni, tangenti, etc ). Il problema dei costi della politica non e’ solo un problema di cassa ma di dare il segnale che non abbiamo bisogno di strutture inventate solo per accontentare politici trombati o rampanti. Monti e’ il primo a provarci, onore al merito. Tra l’altro, pochi se ne sono accorti, ma abolisce anche stipendi, rimborsi e gettoni a circoscrizioni (o municipi) e a comunita’ montane, scusate se e’ poco!

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