Una sentenza senza precedenti e a suo modo storica, quella che il Tribunale civile di Roma ha emesso qualche giorno fa, in una causa intentata dal Codacons.

Era il 16 dicembre 2006, quando una commercialista si recava assieme ad un collega presso un bar del centro e li’ ordinava un cappuccino. Iniziata a sorseggiare la bevanda, subito percepiva la presenza di un corpo estraneo sulla lingua, che estraeva dalla bocca ponendolo su un piattino posto sul bancone.

Facile immaginare lo sconcerto della donna quando, esaminando l’oggetto in questione, riconosceva un insetto, e piu’ precisamente una blatta. Sconcerto che sfociava in frequenti e prolungati conati di vomito, seguiti da un forte disgusto e senso di nausea protrattisi per giorni.


La commercialista decide cosi’ di rivolgersi al Codacons e di segnalare l’accaduto ai Nas, che il 4 gennaio 2006 hanno eseguito una ispezione all’interno del bar, rilasciando un verbale con diverse criticità. Nel corso dell’ispezione, si legge in una nota del Codacons, “e’ stata rinvenuta una confezione di carne invasa da blatte, pertanto si e’ proceduto al sequestro per le analisi; le condizioni igieniche della cucina e del laboratorio di pasticceria risultano precarie per la presenza massiva di sporco non rimosso lungo la pavimentazione in special modo e al di sotto delle suppellettili; le basi degli elettrodomestici che poggiano direttamente sulla pavimentazione si presentano arrugginite; all’interno delle predette zone e’ stata notata la massiccia presenza di blatte sia morte che in stato vitale anche all’interno di un frigo congelatore a pozzetto“.

La commercialista decide cosi’ di avviare una causa contro il gestore del bar, e il giudice della XII sezione del Tribunale civile di Roma le ha dato pienamente ragione, emettendo una sentenza in cui si legge: ”La documentazione prodotta in atti costituisce una prova delle pessime condizioni igienico-sanitarie dell’esercizio commerciale e della conseguente responsabilita’ della societa’ convenuta per l’inconveniente subito dall’attrice“.

Non puo’ non tenersi conto del fatto che la conoscenza diretta del mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie in alcuni locali commerciali aperti al pubblico – prosegue la sentenza – possa aver generato nell’attrice un turbamento ed un timore per la propria incolumita’ fisica tale da influire sulle sue ordinarie modalita’ di vita, inducendola a limitare la frequentazione di locali pubblici per la consumazione di pasti e bevande“.

Puo’ sostenersi che tale evento, in quanto riconducibile ad un comportamento astrattamente qualificabile come reato – aggiunge – possa aver determinato nell’attrice un danno non patrimoniale equitativamente quantificabile in 1.000 euro”.

“Si tratta della prima sentenza in Italia che riconosce il danno da insetto nel piatto – afferma la difesa – Ora i consumatori che troveranno mosche, insetti o altri corpi estranei in pasti e bevande serviti nei pubblici esercizi, potranno utilizzare tale provvedimento del Tribunale per citare in giudizio gli esercenti che non rispettano le norme igienico-sanitarie”.


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2 COMMENTI

  1. benedetta sentenza.Sarebbe auspicabile che si procedesse da parte delle autorità pertinenti a serrati controlli nei pubblici esercizi (trattorie pizzerie bar ristoranti pizzerie che vendono pizza d’asporto bar delle spiagge) per verificare il rispetto delle norme igienico sanitarie ed il rispetto della norma che chi serve ad un bancone o lavora dietro deve anche indossare cappellino e divisa.
    Non occorre aspettare solo eventi del genere o le segnalazioni dei cittadini (che non devono mai mancare) ma occorre anche agire d’ufficio.

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