Si allunga ulteriormente l’elenco delle ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale per la mediaconciliazione obbligatoria: è la volta del Tribunale di Genova, che con un’ordinanza a firma del giudice Valentina Vinelli, ha confermato i profili di incostituzionalità. Ricordiamo che nei mesi scorsi analoghi provvedimenti sono stati emessi dal Tar del Lazio e dai giudici di pace di Parma e Catanzaro e che la mediaconciliazione obbligatoria è, appunto, all’esame tanto della Corte Costituzionale che della Corte di Giustizia Europea (a quest’ultima rimesse le ordinanze del Tribunale di Palermo e di Mercato San Severino).

Per Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua, «è l’ennesima conferma di quanto sostenuto dagli avvocati in questi mesi, come recita l’ordinanza del Tribunale di Genova, tra gli altri aspetti messi in rilievo, “l’esperimento della mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, prevedendo altresì il carattere oneroso”, limita l’accesso alla mediaconciliazione ed è oltretutto costosa. Si nega, cioè, con tutta evidenza il diritto di difesa dei cittadini».

«Proprio nei giorni scorsi – conclude de Tilla – il Guardasigilli, Paola Severino, nel corso dell’audizione in Commissione Giustizia del Senato, ha ammesso che sulla conciliazione “si tratta di trovare il giusto equilibrio, ovvero attuarla senza andare oltre ciò che nella tradizione italiana può essere condiviso”. È un segnale di discontinuità con il passato, ben venga, ma è bene sottolineare che i dati sul funzionamento del nuovo sistema sono fallimentari. Secondo il Ministero di Via Arenula solo 3 mila cause concluse positivamente in 6 mesi, altro che potere deflattivo e riduzione del contenzioso. È evidente che è giunto il momento di cambiare strada. Gli avvocati sono disponibili sin da ora a dare il contributo di idee per una giustizia civile efficiente e rapida. Tutto il contrario di quanto ottenuto fin a ora con il bluff della media-conciliazione».


CONDIVIDI
Articolo precedenteCaccia vietata nei terreni del WWF
Articolo successivoDebiti della P.A. pagati con i Bot ?

18 COMMENTI

  1. Oggi la mediazione è obbligatoria ma l’art. 25 della Costituzione non è stato cambiato (nessuno può distogliere l’utente dal proprio giudice naturale precostituito per legge).
    Questa dopo tutti i bei discorsi di cui sopra, è lì’italia di Renzie – mediazione obbligatoria ma l’art. 25 Cost. che recita in termini diametralmnte opposti –
    Questa è la nostra bistrattata Italia ma nessuno di costoro conosce o finger di non conoscere la Carta Costituzionale.
    Avv. Federico Placanica

  2. Qualche modesta considerazione sulle modiche al decreto legislativo n. 28/2010

    Nel gennaio del 2011, all’indomani dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 28/2010, preso da un certo entusiasmo dalla novità rappresentata dalla introduzione nel nostro sistema giudiziario, della “obbligazione obbligatoria” , mi “permisi” di redigere un piccolo opuscolo, che aveva il solo obiettivo di interessare qualche amico all’argomento.

    L’opuscolo ha avuto una modestissima diffusione, credo, però, che, in qualche modo, almeno gli amici cui è stato distribuito lo abbiano apprezzato per l’approccio con cui ho tentato di affrontare i problemi connessi alla applicazione delle norme contenute appunto nel decreto legislativo in argomento.

    La premessa di allora (riportata integralmente in questo nuova stesura) necessita di un aggiornamento conseguente alla dichiarazione di incostituzionalità per eccesso di delega, rispetto alla legge n. 69/2009, della parte del decreto in cui per le liti relative alle materie indicate nell’articolo 5, comma 1 disponeva l’improcedibilità dell’azione giudiziaria, qualora non fosse stata preceduta dall’esperimento del tentativo di conciliazione.

    Un illustre giurista Giovanni Maria Flick , Presidente emerito della Corte costituzionale, per la verità nel saggio “La mediazione civile e commerciale: giustizia alternativa o alternativa alla giustizia” esprimeva il convincimento che il decreto legislativo n. 28/2010 non fosse viziato di costituzionalità per eccesso di delega, adombrando, però, il sospetto che il vizio si potesse rilevare per altri aspetti, che non riporto perché non utile alla economia del ragionamento che voglio portare aventi.

    Al proposito credo sarebbe utile che il saggio dell’avvocato Flick fosse letto attentamente da quanti vogliano interessarsi professionalmente dell’argomento.

    Il governo ed il parlamento avrebbero potuto sanare il presunto vizio di costituzionalità di cui sto parlando attraverso “una leggina” di modifica che riguardasse solo il comma 1 dell’articolo del decreto legislativo n. 28/2010 e poche altre norme senza incidere sulla struttura e sulla procedura complessiva prevista dal decreto citato.

    Ciò non è accaduto, si è aspettato il pronunciamento della Consulta (sentenza
    n. 212/2013) per modificare in maniera abnorme l’assetto iniziale.

    La legge n. 98/2013, articolo 84 nel modificare l’articolo 5 ed , in particolare, con l’aggiunta del comma 1 bis, ha introdotto, a mio parere, il concetto di transitorietà della applicazione della obbligatorietà del ricorso alla mediazione e, soprattutto, ha imposto l’obbligo della assistenza dell’avvocato.

    Credo sia legittimo alla luce di ciò, avere il dubbio che la presunta, poi conclamata, incostituzionalità, non sia stata risolta in tempi rapidi, perché in tal modo si poteva cogliere il pretesto, per introdurre nel procedimento l’obbligatorietà dell’assistenza legale.

    La domanda che mi pongo è questa.: l’istituto della mediazione, così come era previsto dalle norme contenute nel decreto legislativo n. 28/2010 e così come è regolamentato dalla legge di modifica, è un procedimento di natura penale, di natura civile, di natura amministrativa? Credo proprio di no, perchè il procedimento (sarebbe più opportuno parlare di percorso) non si definisce con una sentenza o con un lodo arbitrale, ma con una conciliazione o con il fallimento dell’esperimento. Il mediatore non può e non deve esprimere giudizi; la proposta di conciliazione, obbligatoria solo su richiesta di tutte le parti interessate, facoltativa se il mediatore ritiene che ne esistano i presupposti, può essere accettata o rifiutata da una delle parti o da tutte.

    Da ciò, a mio parere, né deriva che la legge non ha riconosciuto il diritto alla difesa nei processi innanzi all’ autorità giudiziaria nelle sue diverse articolazione, che non mi risulta negato dal vecchio testo, ma ha imposto un altro obbligo alle parti in lite oltre quello della condizione di procedibilità, con l’ovvia conseguenza di aver reso la mediazione più onerosa, in particolare per le liti di minor valore.
    E’ di tutta evidenza che la mediazione non prevede, né può prevedere il rimborso delle spese legali, per cui la parte, per così dire vincente, si vedrà decurtare l’importo ottenuto in conciliazione del compenso dovuto al legale che lo ha assistito. Al riguardo va anche considerato che né la legge, né il decreto ministeriale hanno in qualche modo regolamentato il compenso a favore degli avvocati, mentre ha, giustamente, regolamentato con scrupolo la tariffa dovuta all’organismo di mediazione, pur consentendo alle parti di pattuire condizioni diverse, cosa apprezzabile nella mediazione volontaria, molto meno se obbligatoria o delegata.

    Ritengo che ciò rappresenti una vera lacuna della legge di modifica al decreto legislativo n. 28/2010, che andrebbe sanata al più presto, perché l’obiettivo dichiarato dalla legge è quello di favorire la soluzione delle liti, anche attraverso la certezza e la congruità delle spese da sostenere complessivamente dalle parti che debbono, prima di presentare ricorso all’autorità giudiziaria, esperire obbligatoriamente il tentativo di conciliazione.

    La legge di modifica ha inopinatamente (a mio parere) escluso dal novero delle materie per le quali era prevista la conciliazione obbligatoria “la responsabilità civile auto e natanti”, lasciando nell’elenco materie molto più complesse e articolate quali: “la responsabilità medica e sanitaria” e “l’usucapione; non riesco ad immaginare una spiegazione logica, attendibile a questa esclusione soprattutto se il motivo del contendere riguarda solo danni alle cose non connessi a danni alla persona.

    Il sistema degli organismi di mediazione già farraginoso e dispersivo in origine, non viene né semplificato, né snellito dalla legge di modifica, anzi, sempre a mio parere, viene ancor più appesantito, disponendo, pur con qualche riserva formale (vedi nota a pag. 102), l’iscrizione di diritto all’elenco dei mediatori degli avvocati. Il numero degli organismi è esorbitante ed il numero dei mediatori iscritti nell’apposito elenco è del tutto fuori controllo, gli enti di formazione, scusate il bisticcio, ne formano (non adeguatamente, sempre a mio parere), a getto continuo, illudendo giovani e meno giovani che, superato il corso di formazione, avranno modo di esercitare la professione.

    I casi sono due o ci si affida al sistema della selezione naturale, sarà il “mercato” a realizzare l’equilibrio necessario, attraverso l’espulsione dall’elenco dei mediatori molti “formati” per l’impossibilità di esercitare, oppure si trovano altre strade attraverso nuovi provvedimenti legislativi. Una di queste strade può essere quella di sancire l’incompatibilità totale tra gli iscritti nei vari albi, elenchi, ordini, ecc. e la figura del mediatore, in questo modo si raggiungerebbe anche un altro obiettivo, ovvero l’eliminazione del rischio non solo ipotetico della violazione degli obblighi imposti ai mediatori e, di conseguenza agli organismi, di terzietà, imparzialità e segretezza.

    Al riguardo mi permetto un’ultima riflessione, sembrerebbe che le modifiche apportate dalla legge n. 98/2013, articolo 84 facciano presagire una ulteriore evoluzione dell’istituto della mediazione obbligatoria che porti, per così dire, ad un sistema giudiziario appaltato dallo Stato ai privati (organismi di mediazione) che faranno capo per forza di cose ai ristretti gruppi dominanti in questo campo, ma le spese non saranno pagate dallo Stato ma dai privati cittadini. Voglio dire che si corre il rischio di avviarsi verso un sistema giudiziario alternativo, pur avendo la legge l’obiettivo di risolvere le dispute attraverso la mediazione.

    Probabilmente chi mi legge penserà che io sia un radicale arrabbiato, disturbato che odia il sistema, si sbaglia, sono solo una persona che tenta, prima di tutto, di capire cosa gli succede intorno e poi tentare esporre le proprie opinioni, in questo caso voglio affermare il principio che lo Stato attraverso la legge deve tutelare tutti i cittadini, soprattutto i più deboli e non i potenti e i superpotenti (lobby e superlobby).

    Vale la pena soffermarsi ancora un attimo sulla figura del “mediatore”. Lo “Status” di mediatore che dovrebbe rappresentare il perno dell’istituto, di fatto rappresenta solo uno strumento dell’organismo, ha una scarsissima autonomia, basti pensare che può essere sostituito o affiancato da altro mediatore (anche senza alcuna motivazione), non ha tutela giuridica di alcun genere, l’attività del mediatore non è qualificata come lavoro dipendente, neppure a tempo determinato, né come consulenza, in quanto non esprime pareri né all’organismo né alle parti, il mediatore non può essere ritenuto libero professionista, perché di fatto e di diritto risponde, praticamente in tempo reale, dell’attività che svolge all’organismo.

    Il problema investe, se sono esatte le notizie riportate dalla stampa, circa 60.000 persone che, a seguito della frequentazione con esito positivo dei corsi di formazione, sono state iscritte nell’apposito elenco e che hanno affrontato per tale frequentazione oneri non proprio modesti. Credo sia assolutamente necessario creare strumenti giuridici e associativi che tutelino i diritti e i giusti interessi di quanti hanno ottenuto l’iscrizione nell’elenco dei mediatori.
    Voglio concludere questa parte dell’introduzione con un certo ottimismo. Spero che il periodo di sperimentazione induca il legislatore ad affrontare la materia con un maggiore equilibrio, contemperando in maniera più equa e rispondente agli interessi generali, senza continuare ad indulgere agli interessi dei vari potentati, che hanno avversato e, nonostante le modifiche loro favorevoli, forse avversano ancora qualsiasi innovazione nella giustizia civile e penale.

    Se il mio ragionamento finisse qui commetterei un grosso errore perché alcune innovazioni sicuramente rappresentano una evoluzione in positivo del vecchio testo (a proposito, mi sono preso la licenza riportare affiancati per il raffronto il vecchio ed il nuovo testo), queste le modificazioni che ritengo positive:

    • la reale agibilità del ricorso alla mediazione obbligatoria, quale metodo alternativo per la soluzioni delle liti relative alle materie indicate nell’art. 5, comma 1bis:
    • la riduzione della durata del termine del procedimento di mediazione da quattro a tre mesi;
    • l’aumento del termine per la convocazione da parte dell’organismo, cosa che potrebbe o dovrebbe consentire alla parte convenuta un maggiore approfondimento dell’oggetto della mediazione e, quindi, valutare l’opportunità o meno di aderire al procedimento;
    • il riconoscimento del potere al giudice di appello di imporre alle parti di ricorrere all’istituto della mediazione, sempre che il giudice di appello ne ravvisi la reale opportunità e che tale disposizione sia adottata nelle primissime fasi del processo, altrimenti può rappresentare una sorta di condizionamento nei confronti di una o di tutte le parti in causa;
    • La disposizione relativa al compenso dovuto dalle parti nel caso il procedimento di mediazione non abbia corso.
    • Le disposizioni relative alla modalità di accesso alla mediazione, le quali prevedono che:
    1) La domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all’articolo 2 deve essere presentata mediante deposito presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia.
    2) In caso siano presentate più domande di mediazione relative alla stessa controversia, la mediazione si svolge davanti all’organismo territorialmente competente presso il quale e’ stata presentata la prima domanda
    Certo gli elementi di positivi sopra indicati sono poca cosa rispetto all’obiettivo che, a mio parere, il legislatore si era posto inizialmente con il decreto legislativo n. 28/2010, ma possono effettivamente consentire al cittadino di ricorrere ad un metodo alternativo alla giustizia ordinaria per risolvere le liti in tempi veramente ristretti (tre mesi).
    Resto, comunque, dell’opinione che l’istituto “mediazione” presenta ancora molte criticità non solo di carattere costituzionale (prima fra tutte l’obbligo dell’assistenza legale), ma anche di carattere etico e di carattere pratico, quali ad esempio la mancanza di coordinamento con le norme di legge sul condominio e quelle relative alla riforma del processo civile.
    Questo lavoro (di tutta evidenza non di carattere scientifico) ha il solo obiettivo di far conoscere l’opinione di un “carneade” qualsiasi e di fornire a chi fosse interessato un piccolissimo strumento di rapida consultazione della normativa sulla mediazione obbligatoria.

    Settembre 2013

  3. Per Marianna.
    Mi permetto suggerire che la media conciliazione non inibisce le azioni cautelari, ovverosia tese alla protezione temporanea e urgente di beni materiali e immateriali quali ad es. Anche l’eredità giacente.
    Avv. Federico Placanica

  4. A Cleto Catalano, chiedo di leggersi gli artt 24-25 costituzione e la convenzione europea dei diritti dell’uomo. La sua posizione e’ antistorica negli altri paesi specie anglosassoni la media conciliazione esiste e funziona molto bene ma e’ facoltativa e prevede l’assistenza legale obbligatoria.In Italia tutto questo non esiste cosicché anche la conciliazione sarebbe una questione tra ricchi.Il populismo e’ sempre stata l’arma degli abbienti. Le lobby degli avvocati c’entra no davvero poco o nulla nella questione.
    A Marianna, la questione potrebbe risolversi entro aprile 2012.

  5. La media conciliazione? Un pretesto anche per fare cassa come l’aumento esponenziale del Contributo Unificato
    La media conciliazione? Solo a discrezione delle parti,giammai obbligatoria o peggio prodromica’ sotto pena di nullità all’azione giudiziale.
    Ho fede al 90% nella Consulta che boccerà senz’appello. Chi pagherà il danno?

  6. Proseguendo il ragionamento fatto il 19 gennaio, mi sono fatto un’altra domanda: ” il costo di un consulenza legale se poi non viene attivato un giudizio è gratis, è maggiore o minore della attivazione di una mediazione obbligatoria non seguita da effettivo svolgimento?” Secondo la mia esperienza non è vero che la consulenza di cui sopra abbia costi minori, per cosa c’è di così scandaloso nei costi di attivazione del procedimento di mediazione obbligatoria, se poi questo può essere valutato dal giudice adito negativamente. Se tutti gli operatori della giustizia avessero voluto accorciare i tempi dei processi avrebbero avuto mille modi, compreso quello, molto importante ma trascurato, della transazione stragiudiziale. Cosa nasconde tanto accanimento nei confronti di questa innovazione legislativa? Una perdita di guadagno, una perdita di prestigio, una perdita di potere o veramente la tutela, come dice qualcuno, della volontà di tutelar i cittadini da angherie e da spese, che suonano come una ulteriore gabella? Mi preme ricordare a quani mi leggono che una illustre personalità nel campo giuridico, recentemente, ha smontato pezzo, pezzo tutte le obiezioni di carattere costituzionale sollevate da più parti ed ha sostenuto la validità dell’impianto della legge per deflazionare il contenzioso civile e commerciale. E se finalmente si ponesse mano a trasformare gli ordini professionali in associazioni di natura sindacale, senza i poteri ed i privilegi di cui godono attualmente gli iscritti a tali ordini, oltre a proporre referendum, questi ordini bloccherebbero a tempo indetrminato la loro attività, paralizzando il paese. Le leggi le fa il Parlamento italiano, almeno così dovrebbe essere, e, non le caste, le lobby di qualsiasi natura esse siano, gli ordini professionali o chissà chi altro. Spero che la Corte Costituzionale si pronunci al più presto, tenendo conto solo del dettato costituzionale e non degli interessi degli operatori interessati all’affossamento di una legge di cui c’era assolutamente bisogno.
    Un’ultima annotazione. Non sarebbe male se il legislatore affrontasse con maggiore diligenza l’attività degli enti formatori e degli organi di mediazione, cosa che, sempre a mio parere è il punto di criticità della legge e dei successivi decreti ministeriali.
    Cleto Catalano 31.3.2012

  7. Buongiorno,

    desidero sapere a quando la decisione della Corte Costituzionale sulla obbligatorietà della conciliazione?

    Grazie e saluti.

    Marianna

  8. Sempre a cleto catalano.
    Chi ha mai negato che tale istituto debba esistere per dare una strada alternativa al contezioso per il cittadino?! Quello che si critica è l’obbligatorietà della mediazione a pagamento! O è gratis ed obbligatoria come nel caso del rito del lavoro prima che venisse eliminata per inutilità, o è a pagamento facoltativa! Non una mazzetta obbligatoria per accedere alla giustizia garantita costituzionalmente!
    Il cittadino dev’essere libero di scegliere cosa è meglio per lui… Non imporgli costi aggiuntivi! Se vuole andare dal mediatore ci va… altrimenti va direttamente dal giudice. Torno a ripetere… “ca nisciuno è fesso paisà!!!

  9. A cleto catalano.
    L’obbligatorietà in materia della mediazione in materia di diritto del lavoro era “GRATIS”!!! Se non lo sai è così…proprio perchè obbligatoria. Ed è stata eliminata perchè non ha dato alcun risultato. Si andava 9 volte su 10 in contenzioso. Ancora si gioca sul fatto che la mediaconciliazione non toglie nulla! Toglie soldi a chi non vuole farla. Una mazzetta al mediatore prima di andare in giudizio! Ci sono cause del tipo usucapinone che richiedono la mediazione obbligatoria e poi cmq occorre fare il solito contenzioso perchè l’Ufficio del registro necessita di una sentenza ugualmente! Assurdità all’italiana. Oppure metti il caso di uno che sa di avere ragione al 101%…e l’altra parte proprio non ne vuole sapere di conciliare e per farelo vuole che che si arrivi ad una rinuncia del diritto dall’altra parte. Ti pare normale che uno debba rinunciare ai suoi diritti o pagare la mazzetta al mediatore prima di andare in causa??? Torno a ripetere che questo istituto è una sciocchezza pazzesca. Peraltro avvallata da un ex ministro della giustizia, al secolo Angelino, che ha la moglia a capo di un importantissimo organismo di mediazione quotato in borsa!!! W l’Italia e W i poveri illusi!!!

  10. E’ chiaro che la buona riuscita o meglio la convinzione che la mediazione obbligatoria o volontaria dipende non solo dalle parti in causa ma soprattutto dalla capacità di chi consiglia le parti sulla bontà e sulla soluzione sollecita della vertenza, nonchè dai costi sufficintemente contenuti da sopportare. In parole più semplici è necessario creare la cultura della convenienza delle parti ad arrivare in tempi brevi (la norma prevede un massimo di quattro mesi) alla decisione della lite. Nè bisogna dimenticare che la mancata adesione al tentativo di mediazione è oggetto di valutazione da parte del giudice successivamente adito. Il tentativo obbligatorio di mediazione non può considerarsi una reale perdita di tempo.
    Cleto Catalano

  11. L’istituto della mediazione non è vero che non potrebbe deflazionare il contenzioso legato in atto, perchè la procedura prevista è ridotta all’osso e sono previste nella legge ampie garanzie di obiettività. E’ vero che viene boicottata da quanti hanno timore che questo modo di risolvere le vertenze vada a limitare il potere di alcune posizioni professionali e di conseguenza i guadagni, a volte abnormi, rispetto alla attività prestata.
    Trovo strano che, a suo tempo, non sia stata contestata l’obbligatorietà della mediazione in materia di diritto del lavoro. Il diritto alla difesa del cittadino che ritiene di aver subito una lesione delle sue buone non viene assolutamente negato dalla legge
    sulla mediazione obbligatoria. E’ arrivato il momento di riconoscere al cittadino, come avviene in molte altre parti del mondo, di tutelarsi come meglio crede, anche, se vuole, facendo a meno dell’assistenza legale. La domanda che mi sono sempre fatto: “è ineluttabile che le cause in Italia debbono avere una durata inaudita? solo la magistratura è responsabile di queste lungaggini?. La risposta che mi sono dato, e la posizione assunta sulla mediazione da professionisti e magistrati, me ne ha dato conferma, è questa tutti o quasi gli operatori del settore sono scarsamente interessati
    ai problemi del cittadino qualunque.

  12. Precisazione ad “Apulia conciliazioni”:
    “per una corretta e giusta informazione” sarebbe più onesto dire non “opportunità che il sistema ha fornito ai cittadini” ma “obbligo oneroso e perentorio” che il sistema “ha imposto” ai cittadini! In altre parole: prima dai l’obolo obbligatorio al mediatore (per usare un delicato eufemismo) e poi ti è concesso di accedere al Giudice per tutelare i tuoi interessi… Sempre W l’Italia… Francesco

  13. La mediaconciliazione ha senso se le parti hanno realmente la volontà di conciliare, altrimenti è solo un obbligatorio ulteriore esborso di soldi (e non pochi) inconstituzionale in quanto nessuno ti può obbligare a conciliare se non ci sono i presupposti per farlo. Tanto vale lasciare alla libertà del cittadino la scelta se andare dal conciliatore (qualora fattibile tenendo conto della natura della parte avversa e della fattispecie contesa) o direttamente dal giudice per ottenere un provvedimento vincolante fatto da persona tecnicamente preparata che ha studiato il diritto per anni e ha fatto un concorso di stato per svolgere la delicata professione salomonica! Non certo il Pinco Pallino di turno che con 50 ore di corso (e aggiungerei “Azzo”!) pretende di risolvere controversie di qualunque valore e materia (sono infatti comprese quasi tutte le materie civilistiche, anche quelle delicate come errori sanitari) con la sua illuminazione ricevuta direttamente dal Mago di Oz ( Ex MInistro Alfano, un vero giurista)! Speramo proprio che la Corte Costituzionale metta fine all’obbligatorietà di un istituto fatto male e che si è rivelato un fallimento com’era peraltro prevedibile (basta leggere i dati del Ministero della Giustizia). Del resto se uno vuole mediare è libero di farlo anche con la mediaconciliazione facoltativa… E’ nel suo interesse…no?! E’ conveniente, veloce ed economica…no?! Così dicono i fautori della mediaconciliazione. E allora non mi suona bene l’obbligatorietà di un istituto realmente nell’interesse del cittadino… Mica il cittadino è fesso di non usare uno strumento a suo favore! E allora, visto che le persone non sono fesse…mi sa che il pagamento obbligatorio della mediaconciliazione (palesemente incostituzionale) per poter accedere alla giustizia è solo la vecchia storia italiana…. Un mangia mangia!!! Ed ogni sistema è buono… L’Europa ci impone di inserire nel nostro Ordinamento uno strumento alternativo alla via giudiziaria nell’interesse del cittadino… e noi Italiani furbi che facciamo… lo creiamo obbligatorio e a pagamento facente capo a S.p.A. accreditate dal MInistero della Giustizia in barba alla Carta Costituzionale e eccedendo nella delega Europea che non dice di farlo obbligatorio o a pagamento, ma solo di inserirlo come strada alteranativa al contenzioso nell’interesse del cittadino. Tutto qui… o a pagamento facoltativo, o gratuito obbligatorio! Del resto un istituto simile era già previsto nel rito del Lavoro che guarda caso, proprio per l’inutilità, è stato abrigato mentre entrava invece in vigore il nuovo obbligatorio in materia civile! Che Paese strano è l’Italia!!! Ed ai Sigg. che sono diventati mediatori, sappiate che ogni 2 anni dovrete pagare costosi corsi di aggiornamento anche se nel frattempo avrete guadagnato poco con la vostra nuova professione di mediaconciliatori… Vi si fa notare che si stanno creando eserciti di mediatori che formano altri mediatori… una catena di Sant’Antonio che crea un fiume di soldi indirizzati sempre agli Organi di mediaconciliazione ed alle S.p.A. a cui fanno capo. Che prospettiva rassicurante…. Confidiamo sempre nella Corte Costituzionale… Auguri di buone feste a tutti… Francesco
    W l’Italia….

  14. Evidentemente non ha avuto un a corretta informazione, sig.ra Marianna, dato che il costo rapportato alla giustizia ordinaria (sempre percorribile) non è affatto esoso. Le faccio presente che, nella peggiore delle ipotesi, e quindi se la parte chiamata non dovesse aderire al tentativo di mediazione (a proposito, “mediaconciliazione” come la chiamate sull’articolo è un termine inesistente …), il costo totale da corrispondere sarà di € 108,90 iva inclusa, inclusi diritti di segreteria. Se la parte chiamata invece aderisce, il costo sarà rapportato allo scaglione di riferimento ridotto di un terzo (dal 1° al 6° scaglione), o di metà (dal 7° scaglione in poi) in quanto materia obbligatoria.
    Tanto si doveva per una corretta e giusta informazione su una opportunità in più che il sistema ha fornito ai cittadini. Grazie.

  15. Sono in attesa di urgente edecisione della corte costituzionale sulla mediazione.
    Potrebbe anche andare bene se il costo non fosse così esoso. Nel mio caso, eredità immobile che nel frattempo è stato ristrutturato e quindi il valore è lievitato, dovrei quindi sborsare una somma alta, sapendo già che comunque non servirebbe a nulla, perchè si andrà sicuramente in causa. Ci sono già stati tentitivi con tecnici e la risposta è stata solo di attacchi ed intimidazioni. Sto solo perdendo del tempo prezioso! Spero che la decisione venga presa urgentemente per rocedere comunque in un modo o nell’altro.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here