L’Associazione Nazionale Magistrati non ha perso tempo e si è rivolta al nuovo Ministro della Giustizia (Paola Severino Di Benedetto) per chiedere interventi urgenti sulla crisi del processo civile italiano, in particolare sulla sempre più intollerabile eccessiva durata dei processi, e per proporre una riforma della giustizia civile formata da sette punti.

Di seguito il testo del documento diffuso mercoledì dalla Giunta esecutiva centrale dell’Anm.

La crisi della giustizia civile in Italia è oggi una vera e propria emergenza nonostante gli sforzi dei magistrati italiani, riconosciuti anche a livello internazionale dalla Cepej.


La eccessiva durata dei processi rappresenta un costo economico e sociale non più tollerabile, in quanto allontana gli investimenti nel nostro Paese e alimenta atteggiamenti di sfiducia nei confronti del sistema italiano.

La crisi economica e finanziaria che ha investito il nostro Paese negli ultimi mesi impone interventi urgenti e straordinari anche nel settore della giustizia civile.

L’Anm è pronta a dare il proprio contributo di idee e di proposte per individuare le misure necessarie a portare la giustizia italiana a livelli corrispondenti agli standard degli altri paesi europei.

Eliminazione dell’arretrato e riduzione dei tempi di durata dei processi civili sono obiettivi prioritari che consentirebbero di far crescere almeno di un punto il Prodotto interno lordo del nostro Paese.

Le misure necessarie richiedono anche investimenti e risorse, che però è possibile recuperare all’interno del sistema.

Ecco le nostre proposte:

1. Eliminazione dei tribunali minori. E’ necessario un intervento ben più coraggioso di quello approvato con la manovra di agosto, con la eliminazione e l’accorpamento dei tribunali minori, in modo da recuperare risorse di mezzi e personale.

2. Eliminazione della domanda “anomala”. Una delle cause della crisi del sistema è legata ad un eccesso di domanda “anomala”, che vede nel processo non un meccanismo di affermazione dei diritti, ma un’occasione di profitto. Occorre incidere su questo fenomeno mediante una diversa organizzazione degli uffici giudiziari, creando sinergie con la P.A. (come avvenuto con l’Inps) e rafforzando i meccanismi di sanzione nei confronti delle diverse forme di abuso del processo.

3. Revisione organica del sistema delle impugnazioni. Nessun Paese può permettersi il lusso di tre gradi di giudizio per qualunque controversia, anche la più insignificante. 

4. Piano di smaltimento dell’arretrato, mediante una riorganizzazione interna degli uffici, sul modello delle pratiche virtuose applicate in alcuni tribunali, e attraverso la istituzione dell’ufficio del giudice, che può essere realizzato utilizzando al meglio giovani laureati e specializzandi, secondo schemi normativi già previsti.

5. Attivare le procedure di mobilità per recuperare risorse umane da altre pubbliche amministrazioni.

6. Informatizzazione degli uffici giudiziari ed estensione del processo civile telematico.

7. Riforma organica della magistratura onoraria.


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