La CEC PAC, osannata sorella minore della PEC, fortemente voluta dall’ormai ex Ministro dell’Innovazione Renato Brunetta, pare destinata ad andare in pensione prima ancora di essere stata “assunta” da una massa critica di cittadini sufficiente a farla ritenere “nata”!

La prima comunicazione di pre-pensionamento arriva con un comunicato stampa dell’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato con il quale, quest’ultima, informa di essersi dotata – anche se non in modo esattamente tempestivo – di una casella di posta elettronica certificata e di essere, pertanto, pronta a ricevere comunicazioni elettroniche tanto dalle pubbliche amministrazioni che dai privati.

Questi ultimi – cittadini e imprese – potranno comunicare con l’Autorità utilizzando un qualsiasi indirizzo di posta elettronica certificata (e non necessariamente una CEC PAC) ottenendo così effetti equivalenti a quelli che avrebbero sin qui ottenuto con l’invio di una raccomandata o attraverso una “qualsiasi casella di posta elettronica” purché la comunicazione sia firmata digitalmente.


In quest’ultimo caso, peraltro, sembra doversi ritenere che il mittente non potrà fare affidamento in alcun modo su una “certificazione” relativa al momento di invio o ricevimento della propria comunicazione con la conseguenza che non potrà ricorrere a tale sistema qualora abbiatale esigenza.

Il tenore letterale del comunicato stampa fa, peraltro, sorgere un dubbio: un’istanza, segnalazione o denuncia inviata all’Autorità attraverso l’indirizzo PEC con posta elettronica certificata, se non firmata digitalmente, si considera, comunque, validamente inoltrata?

L’art. 65 del Codice dell’amministrazione digitale suggerisce – ed anzi impone – questa interpretazione ma, il comunicato stampa dell’AGCM, si limita a riferire che la comunicazione si considera inviata a mezzo raccomanda.

La raccomandata, tuttavia, può contenere anche un documento non sottoscritto e, quindi, non valido, laddove il relativo procedimento abbia per presupposto un’istanza o una denuncia debitamente firmata.

Un chiarimento, al riguardo, sarebbe opportuno.


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3 COMMENTI

  1. Concordiamo che l’intepretazione sia eccessiva e solo deduttiva di una corretta funzionalita’ da parte del cittadino d’essere certo autore di un documento se inviato via email ordinaria.

    Pur essendo favorevoli che la CEC-PEC o PEC Gratuita ai cittadini smetta di esistere.

    Dove il suo uso non ha senso e crea solo problemi, non abbia nessun presupporto legale essendo nata da una gara d’appalto, sia vissuta (solo) come un modo di notificare multe e sanzioni, con utilita’ marginale il reale servizio reso a favore del cittadino.

    http://facebook.guidapec.it

  2. il comunicato stampa non mi sembra una dichiarazione di pensionamento, è semplicemente la scelta da parte dell’Autorità di utilizzare una PEC normale.

    scelta condivisibile, in questo momento, perchè se utilizzassero una CEC PAC poi i cittadini muniti di PEC “semplice” non potrebbero scrivergli.

    riguardo al resto, è importante non confondere gli strumenti:
    – la PEC o CEC PAC sono degli strumenti che certificano invio ed eventualmente ricezione, non il contenuto della PEC (anche se Brunetta faceva passare la cosa come sottoscrizione del testo, sotto certe condizioni)
    – la firma digitale certifica la sottoscrizione del documento firmato e quindi la volontà del sottoscrittore riguardo al contenuto del documento stesso

    la CEC PAC è uno strumento che ancora non decolla perchè la PA non lo utilizzano nel dialogo con i cittadini. sotto molti aspetti sembra un doppione (gratuito per i cittadini) di una PEC normale, ma contiene in sè qualcosa di molto più importante: vale come domicilio informatico, quindi io che ho la CEC PAC vorrei ricevere lì tutte le comunicazioni delle PA, anzichè raccomandate con ricevuta di ritorno.

    prima di perdere un vantaggio del genere ci penserei bene. vorrei invece che si ultimasse questo processo di digitalizzazione delle comunicazioni tra PA e cittadini…

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