A seguito di un incidente stradale una signora catanese ha riportato un’invalidità permanente.

La Corte d’Appello di Catania le ha riconosciuto un risarcimento in denaro come pagamento dall’assicurazione del veicolo coinvolto nell’incidente e ha respinto la domanda di risarcimento per il “danno patrimoniale”.

La donna ha deciso di presentare ricorso in Cassazione sostenendo  che “non è razionale ritenere che una invalidità permanente particolarmente elevata non spieghi alcuna conseguenza sull’attività di casalinga“.


È ormai certo – scrivono i giudici della Suprema Corte nella sentenza n.23573, accogliendo il ricorso – che il danno da riduzione della capacità di lavoro, sofferto da persona che, come la casalinga, provveda da sè al lavoro domestico, costituisce una ipotesi di danno patrimoniale e non biologico. Ne consegue che chi lo invoca ha l’onere di dimostrare che gli esiti permanenti residuati alla lesione della salute impediscono o rendono più oneroso (ovvero impediranno o renderanno più oneroso in futuro) lo svolgimento del lavoro domestico“.

La Corte d’Appello dovrà quindi ricalcolare il risarcimento per la donna, in base all’invalidità riportata.


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