Tutti i media oggi parlano di dimissioni del Presidente del Consiglio. Nonostante senta la necessità di riaffermare il mio grande rispetto per il Capo dello Stato e la riconoscenza per il difficile ruolo che sta cercando di svolgere nell’interesse generale in questi frangenti di grave crisi della nostra economia ma anche, e soprattutto, della nostra Democrazia, non posso tuttavia esimermi da esprimere forti dubbi sull’esito del confronto di ieri tra il presidente Berlusconi e il Presidente della Repubblica Napolitano, a seguito del voto alla Camera sul rendiconto, riassunto in questa nota.

Senza volermi qui addentrare in valutazioni politiche, a me sembra che ci sia qualcosa che non va in queste dimissioni, prima ancora da un punto di vista prettamente giuridico.

Inizialmente avevo pensato, infatti, a dimissioni sottoposte a termine di efficacia, una cosa già alquanto peculiare, ma in realtà vi è di più.


Con il termine, infatti, siamo di fronte ad una certezza del verificarsi dell’avvenimento futuro e se è vero che nel caso di termine indeterminato non si sa precisamente il quando non sussiste tuttavia alcun dubbio circa il suo avverarsi.

Qui, invece, a ben vedere siamo di fronte a una condizione perchè allo stato l’approvazione della legge di stabilità è un avvenimento non solo futuro ma anche – inevitabilmente – incerto.

Nessuno può garantire oggi insomma che tale legge verrà infatti effettivamente approvata.

Ma la cosa più rilevante è che la condizione posta alle dimissioni è una condizione meramente potestativa in quanto consiste in un comportamento che lo stesso Berlusconi – in quanto presidente del Consiglio rappresentante dell’attuale governo – potrà tenere o meno a suo arbitrio.

Va, infine, anche detto che se la condizione meramente potestativa fa dipendere l’assunzione di un obbligo, come nel caso di specie la rimessione del mandato nelle mani del Capo dello Stato, dalla mera volontà del proponente, non solo vizia la clausola contenente la condizione ma rende nullo l’intero negozio in quanto, come pare evidente, non si può prendere sul serio un vincolo che dipende dal “capriccio” dell’obbligato.

Ciò detto, forse la strada parlamentare più corretta sarebbe stata la presentazione da parte delle opposizioni di una vera e propria mozione di sfiducia, ma qui entriamo nel campo politico e mi fermo.


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13 COMMENTI

  1. Che Berlusconi continui tragicamente ad incombere sul nostro presente e sul nostro futuro, mio caro Didaskalos, è purtroppo un dato di fatto certificato dalla grave crisi economica in cui è piombato il nostro grande Paese, Questa mia considerazione è avulsa da ogni benchè minima colorazione politica, liberissimo Lei ovviamente di vederla in maniera diversa, apprezzo molto la libertà di pensiero, per quanto riguarda la mia salute mi pregio di rincuorarla: sto abbastanza bene. Anch’io, come opportunamente ha deciso di fare il Chiar.mo Prof Domenico Corradini H. Broussard, a questo punto mi fermo qui e vi ringrazio vivamente per tutti i vostri stimolanti commenti. Amen
    Au revoir

  2. Egregio avvocato, da questa sua frase: “Berlusconi non si è affatto dimesso ecco la verità e continua tragicamente ad incombere sul nostro presente e sul nostro futuro”, si capisce che le sue elucubrazioni fantagiuridiche sono solo un modo per ammantare di cultura del diritto il suo personale odio verso Berlusconi.
    Farebbe miglior figura a non forzare il diritto, e esprimere palesemente in termini politici la sua posizione.
    Anche perché questa sua rappresentazione della figura del premier che “ancora incombe su presente e futuro” sembra evidenziare sue interiori problematiche di interesse più medico che giuridico.

  3. Mi creda, illustre avvocato Pierani, la Sua ironia è fuor di luogo, e fuor di luogo è di nuovo, non se l’abbia a male, il Suo ultimo commento sul “negozio intercorso che non più dirsi ora viziato da una condizione meramente potestativa ma, semmai, da un termine sospensivo determinato e brevissimo”.
    Gli “ulteriori frizzanti commenti” volentieri li lascio a Lei. E si annoveri Lei tra i “fini giuristi”. Io mi faccio da parte. Questa è l’ultima volta che Le scrivo.
    Abbia una vita serena e felice.
    Adeus.
    dchb@libero.it

  4. […] manifestate nell'articolo di Marco Pierani (La rilevanza giuridica delle dimissioni di Berlusconi) che adesso, nei commenti al suo post (cui si rinvia) ha osserva come il comunicato del Quirinale […]

  5. Per quanto mi riguarda l’opportuno comunicato di oggi pomeriggio dell’ottimo Presidente Napolitano – che riporto in calce – interviene ad eliminare ogni possibile dubbio e, qui lo dico a stimolare ulteriori frizzanti commenti da parte di cotanti fini giuristi, fornisce una interpretazione autentica più equilibrata del negozio intercorso che non può più dirsi ora viziato da una condizione meramente potestativa ma, semmai caratterizzato da un termine sospensivo determinato e brevissimo ;)) … e ci voleva visto dove era arrivato lo spread.

    —–

    “Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, fugare ogni equivoco o incomprensione”

    Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

    Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:

    1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione diverrà operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;

    2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;

    3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’on. Berlusconi;

    4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.

    Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.

  6. Vanitas vanitatum et omnia …!
    Leggere o non leggere questo … articolo, è la stessa cosa: non serve a nulla.
    A meno che l’autore non intenda proporre:
    – al … Presidente Napolitano un’eventuale … azione ex art 2932 c.c.;
    – a Berlusconi la possibilità di paralizzare quell’azione con l’exceptio nullitaris!
    Ma in un momento così drammatico anche l’ironia appare grottesca: siamo tutti seri!

  7. Una reminiscenza scolastica del latino: «spero, promitto e iuro vogliono l’infinito futuro». Noi speriamo, B promette e giura; il nostro futuro si perde nell’infinito …

  8. Ha ragione il collega Pierani, Berlusconi non si è affato dimesso! La sua è solo una promessa di dimissioni, condizionata e direi subordinata alla approvazione della legge di stabilità. E’ una situazione a dir poco stravagante, certamente dalle connotazioni squisitamente politiche e non ha nulla di giuridico; ma è simpatica ed efficace la ricostruzione “contrattualistica” della vicenda da parte di Pierani, che ben evidenzia però il carattere atipico e il “nonsense” (politico) di queste presunte (per ora) dimissioni.

  9. Ora ci siamo “quasi”, illustre avvocato Pierani.

    Berlusconi non ha presentato alcuna dimissione.

    E allora perché continuare ad almanaccare sul contratto che è figura particolare del negozio? E sulla peculiarità delle dimissioni, che appunto non ci sono state?

    Non me ne voglia ancora: il segreto sta nel “quasi”.

    Con i miei migliori auguri.

    dchb.

  10. Quando al diritto costituzionale si pretende d’applicare gli schemi del diritto civile.

    Immagino che l’autore del post sia un civilista e forse solo un civilista.

    Detto con il dovuto rispetto: ma come si fa ad applicare al diritto costituzionale la normativa sui contratti? e quella sul termine e quella sulla condizione e quella sulla condizione meramente potestativa e quella sulla nullità o come anche suggerito quella sulla condizione mista?

    Sarebbe come sostenere che l’art. 67 della Costituzione, nel disporre che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, sia da interpretare alla luce delle norme che nel codice civile disciplinano la rappresentanza e il contratto di mandato.

    Non me ne voglia, illustre avvocato Pierani, questo Suo post non è commentabile.

    Postilla.

    L’approvazione della legge di stabilità rimessa al mero arbitrio del presidente del Consiglio? E il Parlamento dove lo mettiamo? In soffitta?

    Distinti saluti.

    Domenico Corradini H. Broussard.
    Prof. ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa e presso il Dottorato “I problemi civilistici della persona” della Facoltà di Economia dell’Università del Sannio – Benevento.
    Avv. Patrocinante in Cassazione.

  11. Alessandro, il negozio giuridico è una figura più ampia del contratto ma, a parte questo, è di tutta evidenza che nella mia lettura “contrattualistica” – come dice Lei – dell’accordo scaturito dalla salita al Colle di ieri da parte di B ci fosse una forzatura – ma neanche tanto – intesa ad evidenziare l’assurdità di dimissioni condizionate da un evento futuro ed incerto sottoposto alla volontà dello stesso soggetto che si impegnava a presentarle. Francamente, anche nel quadro più strettamente politico dei rapporti tra Presidenti del Consiglio e Presidenti della Repubblica, non ricordo nella storia della nostra repubblica “dimissioni” a tal punto peculiari. Berlusconi non ha affatto presentato dimissioni ieri, ecco quello che volevo dire e, d’altra parte, la risposta dei mercati è sotto gli occhi di tutti … A meno che non vogliamo supportare la tesi di chi disennatamente va ora dicendo che il picco dello spread dimostra che nonostante il Presidente del Consiglio si sia dimesso le borse cadono lo stesso e lo spread avanza e che, dunque, non era vero quello che dicevano gli analisti precedentemente !!! Berlusconi non si è affatto dimesso ecco la verità e continua tragicamente ad incombere sul nostro presente e sul nostro futuro.

  12. Ma di cosa parla? Che c’entra trattare con una terminologia contrattualistica un impegno di tipo politico? Perché allora dovremmo trattare allo stesso modo tutte le promesse berlusconiane, a partire dal “famoso contratto con gli italiani” firmato nello studio di Bruno Vespa, e ritenere di avere il diritto di chiedere la rescissione ed il pagamento dei danni per inadempimento contrattuale. Nessuno potrà mai affermare che quegli impegni sono stati soddisfatti, ma nessuno potrà mai chiedere alcunché per l’insoddisfazione.
    Napolitano è responsabile di un debole e difficile equilibrio politico necessario a trovare una soluzione d’emergenza alla crisi conclamata che ci attanaglia, di cui il PdL e la Lega o non ne erano a conoscenza (e allora sono dei pericolosi incompetenti), o hanno sempre mentito (e allora con quale faccia si ripresentano lo sanno solo loro). Per camminare lungo questo filo si è costretti a contemperare l’esigenza di risultati con la necessità di non urtare la suscettibilità di molti al solo scopo di costruire qualcosa. Non esiste una previsione contrattuale che possa essere applicata alla situazione politica contingente proprio perché la politica non è contrattualmente normata. Non mi aspettavo certo un contratto dall’incontro tra Berlusconi e Napolitano. Mi stupisco che se lo aspettasse lei.

  13. Potrebbe però configurarsi anche come condizione mista, perchè costituita da due fattori

    1) Volontà del Presidente del Consiglio
    2) Approvazione della legge di stabilità (come eventu futuro ed incerto)

    Altro sarebbe stato il discorso tipo: se vorrò, etc ,in cui non c’è un interesse giuridicamente apprezzabile.

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