Nel gustare il sospiro di gioia per quello che ormai si appresta a diventare un sogno uscito da un incubo – l’agognata dipartita politica di Silvio Berlusconi – la domanda seria diventa: chi dopo di lui?

Bagarre aperta tra chi reclama le elezioni immediate, chi pretende la scelta di un premier di partito secondo gli usuali meccanismi di scelta partitica, chi suggerisce strade innovative, chi spera in un “governo tecnico”.

Chiariamo subito che il problema non è “cosa può piacere di più o di meno”, ma: “cosa deve necessariamente evitarsi e cosa deve necessariamente piacerci”.


Per farla breve: qui si tratta, ormai, solo di optare per il male minore.

La nostra attuale situazione nazionale non è quella di un malato che ha il naso un pochino intasato ed è indeciso se prendere la vitamina C o un buon decotto di timo.

Noi siamo al capezzale di un moribondo per il quale bisogna solo stabilire quale salvavita può fare meno danno. Al resto, a rimetterlo in sesto per fargli recuperare colorito, forza e gagliardia, ci si potrà pensare solo in fase di convalescenza e di successiva guarigione.

L’Italia oggi è su quel letto, con il prete pronto a darle l’estrema unzione.

Ha solo bisogno di sopravvivere, almeno sino a quando potrà arrivare – al momento giusto ed a pericolo di vita scampato – a nuove elezioni, indette con una legge elettorale diversa, organizzate e gestite con la serenità e la calma che merita una competizione democratica così decisiva.

. è oggi che l’Italia deve sopravvivere, non tra due mesi ….

L’Italia guarita avrebbe bisogno di tante cose:

– di una classe politica diversa, con la sonora epurazione di tanti avanzi di galera;

– di spietati controlli sulla moralità dei parlamentari e sulle loro condotte di “eletti mantenuti dai cittadini”;

– di una legge che regolamenti ex novo i costi e le spese degli stessi parlamentari e dell’indotto che vi gira intorno;

– di una riforma della giustizia vera ed integrale, basata sui problemi reali e non già sulla corsa alla salvezza processuale di un singolo. Una riforma da affidare: ai più autorevoli e riconosciuti giuristi che si assumano la responsabilità di ri-analizzare e ri-studiare l’attuale contesto storico e sociale al fine di individuare tutte le possibili situazioni rimaste scoperte dal punto di vista sanzionatorio; a dipendenti e funzionari degli uffici giudiziari che conoscano dal di dentro la miriade di disfunzioni e di carenze strutturali da affrontare e sanare; a tecnici che indichino le concrete necessità materiali della macchina Giustizia;

– di una riforma dello Stato sociale che riesca a garantire i servizi prioritari del cittadino (salute, istruzione, ricerca scientifica, tutela delle categorie deboli, solo per citarne qualcuno), quali realmente “bene pubblicoda gestire e controllare all’insegna della più assoluta trasparenza ed efficienza;

– di una riforma dei rapporti istituzionali, veri e non già di facciata, da tenere – prendendone in considerazione apporti, idee, suggerimenti ed aiuti – con la società civile, con i gruppi giovanili, con i sindacati, con i quartieri cittadini, con il mondo del volontariato, con il popolo del web, con il cittadino;

– di… vogliamo continuare?

 è oggi che l’Italia deve sopravvivere. Non tra due mesi…

Oggi abbiamo necessità di un medico serio e competente, fuori dalla mischia, non avvicinabile e non corruttibile, che metta bene il laccio emostatico e ci attacchi una flebo salvavita.

Nessuno dei nostri uomini di partito, alla luce della nostra attuale situazione politica, può farlo.

Che ci piaccia o no – oggi e non tra due mesi! – la nostra salvezza e la nostra sopravvivenza sono legate ad un governo tecnico di transizione.

Sarà bello progettare insieme un futuro diverso. Dopo. 


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22 COMMENTI

  1. Sicuramente questo Governo si è addossata una bella sfida che nessuno con ambizioni politiche future avrebbe accettato, ma alcuni provvedimenti davvero serviranno e saranno giusti? Corre voce che questa Presidenza Monti ha intenzione di tassare gli animali domestici come se fossero un bene di lusso e non di affezione. Spero vivamente che sia una bufala altrimenti ci troveremmo sicuramente difronte all’abbandono indiscriminato e all’uccisione selvaggia e incivile di tantissimi poveri animali.

  2. a differenza della necessità dei politici di contare i voti che perdono con decisioni impopolari, un governo solo di tecnici dovrebbero solo fare quello che veramente serve per rimettere in carreggiata questa povera nazione vicina al disastro economico.se non loro chi?????????????’io spero che ce la caviamo!!!!1

  3. In sintesi, il mio pensiero è che un governo tecnico non sarebbe il male minore ma, più
    semplicemente, la soluzione ideale!

  4. Purtroppo (o finalmente!?) siamo arrivati alle strette. La situazione italiana rispecchia il carattere degli italiani: ci rendiamo conto di quello che ci sta succedendo solo quando ci sbattiamo il muso contro…. e ci facciamo male!!!! e a poco valgono i commenti che hanno accompagnato la malattia del nostro Paese: “è un momento di crisi…., ma abbiamo la soluzione!!” oppure ” …. siamo il secondo Paese più forte economicamente in Europa dopo la Germania”… appena, però, i mercati subodorano la possibilità di dimissioni del Presidente del Consiglio, c’è una ripresa della Borsa Italiana. Penso che i dati, a questo punto, si commentano da soli… e non posso non condividere il pensiero di Franzina sulla necessità di un governo di transizione che porti l’Italia in salvo. Del resto i moribondi sono affidati alle cure di specialisti prima di tornare a farsi seguire dal proprio medico di base…

  5. Il problema è che il Governo è di fatto l’espressione di un consenso politico e fare scelte che possono ledere gli interessi di chi ha dato o potrà ridare quel consenso non è nella natura e nella logica di chi si fa eleggere per acquisire un potere personale. Di fronte a questa alternativa si cerca un paravento come “governo tecnico” che possa salvare la faccia di fronte agli elettori e evitare di prendere posizioni che si sa essere sgradite. Inoltre ad aggravare la situazione si trovano le ridotte dimensioni della “coperta” che se tirata da una parte ne scopre un’altra e non consente comunque di scaldare tutti. Se suddivisa raffredda tutti per cui si deve decidere chi salvare senza rendersi conto che nessuna parte può sopravvivere senza le altre. Per cui si deve solo decidere se si vuole realmente credere a certe ipotesi di soluzione o meno. Da un crollo dell’Italia chi ne avrebbe un danno maggiore sarebbe proprio il sistema dat che per l’uomo della strada il danno è già una certezza a prescindere da qualsiasi decisione.

  6. Ciao Francesca, nell’accogliere il tuo invito ad esprimere il mio pensiero sulla questione de qua, la mia mente ha frugato nella valigia dei ricordi, delle esperienze e di quanto di tangibile ho sperimentato sulla mia pelle circa i rapporti tra cittadino e politica, ma pure tra cittadino e centri di potere.

    Con l’espressione centri di potere faccio riferimento ai particolarismi: alle associazioni di tipo economico, finanziario, professionale e di categoria che in Italia da anni esistono, ma che negli ultimi quindici, vent’anni hanno subito una sorta di mutazione genetica, fino a penetrare pesantemente nei gangli della politica e del potere e condizionando, de facto, l’intero sistema economico e sociale del paese.

    Più che della Casta, parlerei delle caste.

    Il focus del tuo articolo riguarda un tema di natura tecnico-politica che forse altri sono più titolati di me ad affrontare.
    Posto che il risolvere problemi di natura tecnico-politica (governo tecnico ovvero elezioni anticipate, …) sia un approccio utile a risolvere le questioni reali ritengo che le cause che hanno portato ai problemi vadano sempre analizzate per evitare di reiterare il fattore scatenante del male.

    “Che ci piaccia o no – oggi e non tra due mesi! – la nostra salvezza e la nostra sopravvivenza sono legate ad un governo tecnico di transizione.

    Sarà bello progettare insieme un futuro diverso. Dopo.”

    La chiosa del tuo articolo è pienamente condivisibile, sia pure senza volermi, intenzionalmente, addentrare in un terreno che non è il mio. Lascio agli allenatori il compito di allenare (spero che non venga chiamato in causa Ponzio Pilato perché non è questo il movente di tale scelta)

    La mentalità delle persone, in primis, è il terreno fertile per il formarsi e rafforzarsi di centri di potere. La mentalità mafiosa diffusa che abbiamo si manifesta in modi sottili ed, a volte, inconsapevoli anche nei nostri gesti quotidiani. Ricorrere ai “conoscenti” per piazzare il figlio, il nipote, …in un posto di lavoro. Regali e donazioni ai vari funzionari per ottenere accondiscendenza alla propria attività lavorativa, …

    La lista è lunga e mi sono solo limitato ad evocare quali sono i comportamenti che rafforzano i centri di potere.

    La spesa pubblica!
    Ci vogliamo ricordare da quanti “secoli” la Salerno/Reggio Calabria è in ristrutturazione (diciamo così)??? In Giappone, dopo il sisma, la ricostruzione dei tratti autostradali danneggiati è avvenuta in una settimana circa.

    Opere come la TAV.
    Non desta sospetto l’accanimento nel voler proseguire i lavori, che appaiono ragionevolmente sproporzionati secondo il calcolo costi/benefici?

    La Patrimoniale
    C’è bisogno di aggiungere un commento?

    L’Euro e gli abusi da parte di operatori del commercio e dei privati
    Quanti sono i geni che hanno approfittato dell’entrata in vigore dell’Euro per trarre profitto? L’ondata speculativa li ha travolti con una risacca? Ben gli sta!

    Noi italiani dobbiamo cambiare oltre alla casta, alle caste, la nostra mentalità! Non per bontà, ma per un mero calcolo opportunistico.

    L’esempio che faccio sempre.
    Se costruisco una bellissima casa con giardino, ma fuori dalla recinzione c’è una discarica ho costruito un qualcosa di valore? C’è piacere a vivere in una villa costruita in mezzo alla sporcizia? La nostra società è questo. Non puoi costruire la tua serenità senza un benessere diffuso. Non puoi costruire niente di buono senza pensare nel lungo periodo e senza tener conto anche del prossimo.

    Utopia? Spiace dire che tra le mille meraviglie dell’Italia ci sono difetti enormi. La caricatura che si fa dell’italiano dall’estero, anche se ci irrita, ha qualche fondamento di verità.

    Meditiamo! Tutti!

    ;-)

  7. Piaccia o no, ma in condizioni di necessità si fa ricorso anche a farmaci da effetti collaterali disastrosi.
    Certamente non è un toccasana la chemioterapia ma, vorrei vedere chi si vuole sottrarre se scopre di avere un tumore: almeno che non si creda alle favole della cura Dibella o alla omeopatia . Quanto ammalati potevano essere salvati…
    Ora, come al solito Franzina fa riferimenti specifici ed efficaci ed analogie ad effetto inconfutabile. Accettare l’idea di affidarsi ai tecnici significa avere la maturità di comprendere che la politica ha presentato il conto e quello che è peggio ha avuto la pretesa di sfornare ricette (pochissime a dire il vero) per un miglioramento in senso riformista dello Stato. In questo è stata dolosomente assente l’attuale compagine come lo è stata l’alternativa!!
    Non è possibile affidare i destini dei nostri figli ai capricci delle minoranze che con fare ricattatorio fanno cadere governi così come non è possibile, maturo , ammissibile che la vanità di “uno” imponga il diluvio come alternativa.
    Vogliamo andare al voto? e con quale legge elettorale? ci dobbiamo trovare ancora i parrucconi tra i primi posti alle due diverse Camere? direi con Pirandello : ma non è una cosa seria” . Il vero problema (non è il traffico, la siccità o l’etna…. da Jonny Stecchino) ma, chi sceglie i tecnici?
    Viva e continui a vivere l’Italia!

  8. Grazie per la nota e per gli altrettanto interessanti commenti.
    Da qualche tempo mi chiedo quale possa essere la “sovranità nazionale residua” di un paese membro UE e NATO e tant’altro ancora.
    Questo sia da un punto di vista più prossimo al Vostro (giuridico) sia più vicino al mio ( imprenditoriale/economico)..
    Mi domando anche dove collocare, nel tempo, gli obbiettivi che ritengo ci si debba dare: immediato/breve/medio/lungo periodo sia rispetto l’urgenza e le rispettiva propedeuticità, sia rispetto gli strumenti che necessariamente dovrebbero essere utilizzati.

    Non ho risposte certe, ma ho la sensazione che in giro cis ia una maledettissima urgenza di far si che nulla cambi! :-)

    O no?
    Grazie ancora e buona giornata a Voi.
    Billy de Vita

  9. Malinconie di un giurista democratico.

    Forse l’dea nobile è destinata a diventare un ideale. O, avrebbe detto Kant, un’«idea regolativa della ragione», una di quelle idee che sfuggono all’intelletto e che servono alla praxis di ciascuno di noi, servono a ciascuno di noi a comportarsi «come se», «als ob», il governo dei tecnici esistesse o fosse probabile o almeno possibile, dato che tutto è possibile ma non tutto esiste e non tutto è probabile.

    Ho notizia da Repubblica.it che ieri pomeriggio, nella nuova aula dei gruppi parlamentari alla Camera, è stato presentato l’ultimo libro di Michele Vietti, vicepresidente del Csm, «La fatica dei giusti». A «officiare» la presentazione, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Niente di male se non fosse che Fini e Casini e Vietti hanno al contempo presentato il loro programma di riforma della giustizia, tra le righe annunciando il «dopo-Berlusconi».

    Fini e Casini e Vietti, il «dopo-Berlusconi»?

    Fini e Casini e Vietti sono nel centro-destra. Prima erano nel centro-destra con Berlusconi. Oggi sono nel centro-destra senza Berlusconi. Ma sempre nel centro-destra sono.

    Se a «officiare» ci sono Fini e Casini, possiamo stare tranquilli: si tratta di una Messa.

    Se a «officiare» la Messa sulla Giustizia ci sono Fini e Casini e Vietti, possiamo stare tranquilli: il Vaticano dirà loro cosa fare nel nome di «Dio» e della «Patria» e della «Famiglia», con le iniziali maiuscole di rigore.

    La cultura giuridica di Fini e Casini è prossima allo zero.

    La cultura giuridica di Vietti, già sottosegretario al ministero della Giustizia nel secondo governo Berlusconi e al ministero dell’Economia e delle finanze nel terzo governo Berlusconi, è quella di chi ha co-inventato la legge sul legittimo impedimento e la riforma del falso in bilancio e la pregiudiziale di costituzionalità sulla proposta di legge C-1568 presentata dal Pd a prima firma Paola Concia nel 2009 per l’inserimento nel codice penale dei «reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere», alla faccia della Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2006 e della Carta di Nizza e del Trattato di Lisbona, e tra il plauso del cattolicesimo più bigotto.

    Ciò dico con rispetto nei confronti dei cattolici. Ciò dico perché di Fini e Casini e Vietti non mi fido per niente.

    E per l’ideale del governo tecnico, finisco con Benedetto Croce: «Gli storici conoscono gli uomini, i politici sanno maneggiarli».

  10. è vero l’Italia è ammalata gravemente e non basterà qualche flebo per farla guarire,ma io credo(non sono un’economista ,ma da quando sono in pensione leggo molto)che, intorno al capezzale di questa malata, ci siano molti becchini e avvoltoi,che prima hanno fatto in modo che si ammalasse gravemente e ora sono in procinto di spartire la grossa eredità.Certo, in questa situazione, un governo tecnico è l’unica opzione,anche se, pur odiando il nostro presidente del consiglio e tutti i suoi adepti,non so se sia peggio di un governo guidato da Mario Monti(….perchè è a questo che stanno mirando),Mario Monti è un esperto economista,membro del Bilderberg,non ci salverà dalla crisi, ma agirà da commissario liquidatore di tutto il nostro ingente patrimonio nazionale, svendendolo a prezzi di saldo,quindi temo che la malata verrà messa in “coma farmacologico”e intanto gli sciacalli spolperanno il lauto bottino, noi italiani ne soffriremo conseguenze devastanti per generazioni!!.

  11. Ancora con questa storia del governo tecnico….ma lo si vuole capire si o no che in una repubblica parlamentare il governo tecnico non esiste ne esistono tantomeno i golpe!!!
    Li si considera tecnici solo perchè in genere sono formati da ministri che non appartengono ad alcuna camera e quindi non avendo nemmeno il diritto di voto che hanno i parlamentari dipendono ancora di più da questi.Tutti i governi in una repubblica parlamentare hanno la stessa legittimità(sia che siano quelli nati subito dopo le elezioni e non e sia che sia parlamentari o extraparlamentati),e questo cosa che si è inventato il Berlusconi per cui se sulla scheda elettorale c’è il suo nome allora vuol dire che “o quello o elezioni” è una cosa che può andare bene in un sistema presidenziale(che non mi auguro mai e poi mai…anche se ho idea che nel 2012questi banditi ci proveranno di nuovo a riformare l’ordinamento della repubblica,magari con la solita idea di mettere il pm sotto l’esecutivo).Da noi si elegge il parlamento in modo diretto e non il governo!!!!!

  12. Ritengo che sia arrivato il momento di cambiare strada, ma purtroppo credo che la
    politica sia lo specchio della nostra civiltà .
    Si ad un governo tecnico che possa traghettarci a nuove elezioni ma la rinascita
    deve comunque iniziare dal popolo e credo che ancora non siamo
    pronti…purtroppo.

  13. Mi sembri molto ottimista: chi sarebbe il genio che andrebbe a capo di tale
    governo tecnico? Io dico: magari al governo tecnico ma a scapito del nome mi
    sembra che le persone disponibili rimangano le stesse e qui sta il problema.

  14. Eccomi, dalla Spagna, dall’Università di Alicante, dove mi trovo.
    Avevo già letto. E l’idea la condivido. È idea nobile. E purtroppo anche
    le idee nobili devono fare i conti con la realtà. E purtroppo la nostra
    realtà politica è quella che è: dopo il 1948, con la vittoria della
    democrazia cristiana sul fronte popolare ci fu la «democrazia bloccata»,
    nel senso che non c’era verso di fare un governo senza la democrazia
    cristiana. Poi venne la «partitocrazia», e c’è ancora. I partiti si
    spartiscono tutto. E si spartirebbero pure i «tecnici»: altrimenti,
    niente fiducia. E ci sarebbero «tecnici» in quota Pdl o in quota Pd o
    Udc e via discorrendo. Come accade per i membri eletti dal Parlamento al
    Csm o alla Corte costituzionale.
    Questo è ciò che Gramsci chiamava il «pessimismo dell’intelligenza».
    L’idea del governo tecnico appartiene a ciò che Gramsci chiamava
    l’«ottimismo della volontà». E non è detto che la «volontà» non riesca a
    prevalere sull’«intelligenza». Me lo auguro. Io sono pronto, come ho già
    scritto su Repubblica, nel blog «Toghe».

  15. Complimenti!!!decisamente interessante ed azzeccato il confronto Italia-moribondo in emergenza!! Ma secondo me per quanti consulti medici si possa avere la buona volontà, nonchè la possibilità di organizzare, questo moribondo/Italia resterebbe sempre e comunque in prognosi riservata!! Certo bisogna pur cominciare una cura ma, non per essere pessimista, direi che ci vorrebbe piuttosto una medicina alternativa a metà tra l’avanguardia e la fantascienza capace di restituirci un corpo nuovo, scevro degli strascichi dei passati logorii!! Speriamo non sia troppo remoto il futuro che saprà curarci!!

  16. io sono sostanzialmente d’accordo con te sulla necessità di un governo tecnico indipendente dai partiti sul modello di quello che accadde nel 93 con mani pulite. il problema è che oggi i partiti non sono così disegragati come… allora, perché all’epoca i magistrati avevano decapitato i loro vertici ed esplicitato quella che era una crisi che si trascinava almeno dall’assassinio di moro. oggi questi partiti sono purtroppo ancora vivi e vegeti, troppo arroccati sui loro privilegi da cedere così facilmente, e non toccati se non marginalmente dalle inchieste giudiziarie. questi se ne fregano della crisi economica, che non li tocca, e non la considerano un elemento tale da giustificare un passo indietro. e il governo tecnico per essere nominato deve avere la fiducia in parlamento, cioè il consenso di quegli stessi partiti. e questo consenso non credo sarà dato facilmente, a meno che la credibilità dell’italia non aumenti così tanto da rendere altamente costoso per gli stessi partiti revocare o minare tale fiducia. ma allora ci vuole un governo di altissimo profilo. e in ogni caso il governo tecnico assumerà decisioni che alla fine colpiranno sempre i soliti noti, perché ciò che ci chiederanno bce e fmi saranno le solite misure di tagli lacrime e sangue, e come al solito i destinatari degli stessi saranno i ceti medio bassi, perché si dirà che per la lotta all’evasione i tempi sono troppo lunghi e colpire i capitali mobiliari nell’era della globalizzazione dei mercati è impossibile, per cui la scorciatoia sarà sempre la stessa. quindi governo tecnico male minore ma per chi?

  17. Mi sembra che un buon esempio in Italia sia rappresentato dall’assemblea costituente quando si parla di governo tecnico di transizione. Quanto poi a trovare qualcuno nel governo attuale che possa farne parte, confesso che farei una fatica sovrumana a trovarlo. Per fortuna se si applicassero i criteri enunciati da Franzina, escludendo cioè gli avanzi di galera e quelli di moralità più che discutibile, beh allora la lista sarebbe così ridotta da non lasciare dubbi nessuno dell’attuale cricca.
    La cosa per me irrinunciabile è che del programma d’emergenza faccia parte anche una revisione della legge elettorale che garantisca un minimo di democrazia di base. Nessuno deve più permettersi di poter scegliere l’intero governo, sia esso di destra o di sinistra.
    Del resto mi sembra che sul punto della legge elettorale siano d’accordo in molti a partire da Giuseppe ed anche Franzina anche se non lo ha messo nelle prime posizioni del suo post.

  18. La Bilardo ha perfettamente ragione. E’ inutile che diciamo cosa vorremmo, chi vorremmo, e se è meglio uno di destra o uno di sinistra o uno di centro.
    In Europa e nel mondo ce lo hanno detto bello, chiaro e tondo: o mettiamo al timone qualcuno veramente in posizione di prestigio e di credibilità internazionale, o ce ne andiamo a fare in ….!
    Peggio per noi che ci siamo ridotti in queste condizioni…

  19. Sono perfettamente d’accordo con Franzina, anche per i termini usati ed ha ben detto tecnico e non tecnicista.
    A mio avviso tecnico vuol dire mettere al posto giusto persone formate nel settore estrapolate o dai partiti (sarà un pò difficile trovarli) o, meglio, dalla società civile
    con un mandato preciso e a termine con l’assoluta priorità di rendere dignità all’Italia nei consessi internazionali, essere nelle condizioni di incutere rispetto, avere le idee chiare su tutte le modifiche da fare come detto da Franzina, compresa la legge elettorale e la ristrutturazione della “casta”per poi tornare a votare scegliendo i componenti dei due rami del parlamento ridotti nel numero e nelle indennità varie.

  20. Sono pienamente d’accordo con la collega Franzina Bilardo, sia sulla elencazione delle questioni (ma altre ve ne sono) che vanno con serietà affrontate per un’Italia migliore, sia sulla soluzione proposta per fronteggiare la pesante congiuntura finanziaria che oggi attanaglia il nostro paese, ovvero un governo tecnico (e “tecnici”, capaci di indipendenza ed onestà intellettuale il nostro paese ne possiede). Ben più difficile e complicata è invece la ri-costruzione di una classe politica “diversa” ed aggiungerei “autorevole”, dopo il diluvio del ventennio berlusconiano. Su questo aspetto, ogni cittadino responsabile deve fare la sua parte!.

  21. Gentile Giovanni, Lei ha toccato un punto cruciale. E’ ovvio che il concetto di “tecnico” va inteso in senso lato. Tutti ci auguriamo di potere rieleggere una classe politica di nostro gradimento, che porti avanti l’ideologia di vita e di valori che a noi piace di più. Il problema è – come ho più volte sottolineato nel post – di mera emergenza. Andare a votare con questa legge elettorale sarebbe un suicidio, o meglio sarebbe consentire al “vecchio” ceto dirigente di ingabbiarci definitivamente. Oggi rischiamo la bancarotta internazionale ed abbiamo bisogno di nomi e di personalità di massimo prestigio. Non vedo proprio altro tipo di alternative per rimetterci in gareggiata e rientrare “a regime” in uno Stato democratico con un governo scelto dalla collettività.
    Tutti abbiamo paura…. E dovremmo ringraziare chi ci ha portato a questo punto!

  22. Parole condivisibili… l’unico dilemma, e resta tale, almeno per me, è: ma un governo può essere, davvero, solo ed esclusivamente tecnico? Per essere più chiaro: abbiamo in Italia gente così estranea all’ambito politico da comportarsi in modo imparziale e con l’abusato spirito del “buon padre di famiglia”, che operi in nome e per conto esclusivo del popolo italiano? Mi trovo ad essere un po’ sfiduciato riguardo un fantomatico medico serio e competente. Se si trovasse potremmo seriamente gridare al miracolo… ma speriamo bene!!!

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