La Palestina è stata ammessa come membro a pieno diritto dell’Unesco, riportando così un primo storico successo nel suo processo di adesione alle Nazioni Unite.

Ma la decisione dell’ organismo dell’Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura ha subito creato una spaccatura con gli Usa, che alla vigilia del voto avevano minacciato di tagliare i fondi all’Unesco in caso di voto positivo.

Emblematico il commento dello Stato di Israele: “Una tragedia“.


Si profila uno scontro diplomatico, che non coinvolge solo la regione mediorientale, ma l’intera assemblea delle Nazioni Unite.

Alla Conferenza generale dell’Unesco, Stati Uniti, Germania e Canada hanno votato contro la richiesta Autorità Nazionale Palestinese. L’Italia e il Regno Unito si sono astenuti, mentre la Francia, la Cina, l’India hanno votato a favore, insieme alla quasi totalità dei Paesi arabi, africani e latino-americani. Complessivamente, i voti a favore sono stati 107, mentre 14 Paesi hanno votato contro l’ammissione e 52 si sono astenuti.

L’Unesco è la prima agenzia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ad aver messo in agenda la questione dello status palestinese, dopo la richiesta avanzata da Abu Mazen, il 23 settembre scorso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma ora si rischia la spaccatura: due leggi approvate negli anni ’90 dagli Stati Uniti, da sempre alleati fedeli di Israele, vietano espressamente il finanziamento di qualsiasi organizzazione Onu che accetti la Palestina come membro a pieno titolo. Il che significa che adesso l’Unesco rischia di perdere i 70 milioni di dollari del suo bilancio annuale (il 22%).

Non c’è alcuna speranza che il Congresso, controllato dai repubblicani, emendi la legislazione“, aveva detto in mattinata, prima ancora del voto, una fonte Unesco. E in mattinata il sottosegretario Usa per l’Educazione, Martha Kanter, proprio a Parigi aveva parlato di un voto “controproducente e prematuro“. Non sembra però concreto il rischio che gli Usa escano dall’Unesco, considerata strategica dal presidente Barack Obama per propagare i valori occidentali.

Dura anche la reazione di Israele, secondo cui l’ammissione della Palestina come membro dell’Unesco danneggerà le prospettive di ripresa del processo di pace. “Si tratta – afferma il ministero degli Esteri israeliano – di una mossa unilaterale palestinese che, pur non portando alcun cambiamento sul terreno, allontana la possibilità di un accordo di pace. Questa decisione non trasforma l’Autorità Nazionale Palestinese in uno Stato ma pone ostacoli sulla via del ripristino dei negoziati“.

Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele, ha commentato: “Non ce ne staremo seduti con le braccia conserte verso queste mosse che danneggiano Israele“.

Mentre per i palestinesi “è un giorno di festa – afferma Sabri Saidam, consigliere del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas – per noi si tratta di uno dei pilastri nella nostra lotta per l’indipendenza, penso che siamo più che mai vicini a raggiungerla“. Per Hamas, l’organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare, si tratta di “un passo avanti importante per la causa palestinese“.

A essere divisa è anche l’Europa. L’Italia giustifica la sua astensione proprio con la “mancanza di una posizione coesa e unita dell’Unione europea“, come ha spiegato Maurizio Massari, portavoce della Farnesina, “Da un lato – dice Massari – si riconoscono i progressi compiuti sul terreno da parte dell’Anp e dal premier Salam Fayyad sul fronte dell’institution building, dall’altro riteniamo che non era questo il momento per porre la questione della membership palestinese all’Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per la ripresa del negoziato tra le due parti e pendendo già la domanda presso le Nazioni Unite da parte dell’Autorità palestinese“.


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