Si è svolto oggi in tutta Italia, all’indomani dell’approvazione in Parlamento della “Manovra-bis”,  il primo “sciopero dei sindaci”, una manifestazione promossa dall’Anci per protestare contro la Manovra del Governo perché “non garantisce i servizi essenziali”.

Circa 9000 primi cittadini, indipendentemente dallo schieramento politico di appartenenzahanno simbolicamente restituito le deleghe in materia di anagrafe e stato civile ai Prefetti e chiuso i relativi uffici.

Soltanto la Lega ha proibito ai suoi sindaci di partecipare a manifestazioni e altre forme di protesta nei confronti della manovra, pena l’espulsione dal partito.


“Oggi sono un sindaco che riconsegna la delega perché con questa manovra non possiamo assicurare i servizi necessari ai nostri cittadini” dice il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno.

“Rischiamo di non essere più in grado di garantire i servizi essenziali ai cittadini perché i tagli decisi del Governo sono insostenibili”, ha ribadito il sindaco di Torino, Piero Fassino.

«Restituirò le deleghe al prefetto di Genova, quindi al Ministro dell’Interno – dichiara il sindaco di Genova Marta Vincenzi – perché è venuto meno il ruolo delle città, non solo dei comuni, nelle scelte della politica nel nostro Paese. Si chiami manovra, si chiami quello che si vuole noi dalla crisi possiamo uscire solo restituendo alle città la loro centralità, non togliendogliela come sta facendo il governo».

“Abbiamo bisogno di far capire, innanzitutto ai nostri cittadini, che non siamo impegnati in una difesa corporativa, ma piuttosto nella difesa delle nostre comunità: in questo senso la riconsegna delle nostre deleghe è stata decisa per dare l’idea della drammaticità della situazione – spiega il vicepresidente dell’Anci Graziano Delrio – i servizi ai cittadini saranno compromessi in modo irreversibile, mentre il Paese resta in stagnazione, il Patto di stabilità ci strangola e non ci viene consentito di utilizzare 40 miliardi di residui passivi, che sarebbero una manna per la ripresa economica”.

Alla mobilitazione seguiranno una serie di altre iniziative, tra le quali il ricorso alla Corte costituzionale contro gli articoli 4 e 16 della manovra, ovvero quelli che obbligano i Comuni alla dismissione delle società partecipate e che intervengono sull’organizzazione istituzionale dei 5800 Piccoli Comuni sugli 8 mila totali.

Il direttivo dell’Anci ha altresì stabilito di avviare un’iniziativa bipartisan nel tentativo di fare approvare al Parlamento un ordine del giorno che impegni il governo a istituire una Commissione mista per il riassetto istituzionale, con la partecipazione degli enti locali.

Alle 16 è stato invece il turno delle Regioni, che hanno riconsegnato nelle mani del ministro dei rapporti con le autonomie i contratti di servizio per il trasporto pubblico locale.

Di seguito, si riporta il testo della lettera aperta ai cittadini, predisposta dall’ANCI per la firma dei sindaci.

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I Tagli ai Comuni sono tagli ai tuoi diritti 

Carissimi cittadini,

oggi dirò al Prefetto e al Ministro dell’Interno che questo Comune non è più in grado di dare i servizi ai cittadini. Chiuderò simbolicamente l’ufficio Anagrafe e stato civile.

Si tratta di una forma di protesta molto forte, contestuale in tutti i Comuni italiani, alla quale siamo arrivati perché non siamo riusciti a far cambiare una manovra economica necessaria ma sbagliata nelle parti riguardano le istituzioni territoriali.

Non vogliamo peggiorare la qualità della vostra vita ma cercare di migliorare i servizi e le prestazioni in tutti i settori e di difendere i vostri diritti.

Oggi non è più possibile perché si preferisce togliere ai Comuni invece di andare a vedere dove le risorse si sprecano realmente.

Ogni anno i Comuni hanno portato soldi alle casse dello stato per un totale di oltre 3 miliardi di euro. Lo Stato continua a sprecare e noi siamo costretti ad aumentare le tasse o a chiudere i servizi.

Ho deciso di scrivervi per far conoscere a che punto siamo arrivati e perché ognuno di voi possa rendersi conto che la protesta che i Comuni e l’ANCI stanno facendo non è la protesta della “casta” ma di chi lavora seriamente per rendere i nostri Comuni ed il nostro Paese sempre più solidi, competitivi e vivibili.

Se mi verrete a trovare vi aprirò le porte del vostro Comune.

Il Sindaco 


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