Il fatto è ormai noto o, meglio, dovrebbe esserlo.

Il consueto “silenzio stampa” dei media tradizionali, obbedienti soldatini del regime, ha, infatti, approfittato, al meglio, del torpore estivo degli italiani per fare in modo che nessuno, o quasi, se ne accorgesse.

La Rete, tuttavia, ricorda ed aiuta a ricordare.


Eccolo il fatto del quale in pochi, sin qui, hanno letto sui giornali [n.d.r. specie quelli di carta sovvenzionati a suon di centinaia di milioni di euro da tutti noi] o sentito parlare in televisione: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una Sentenza del 28 luglio scorso, ha definitivamente confermato – rigettando il ricorso di Mediaset e del Governo italiano, naturalmente a braccetto – la decisione con la quale nel lontano 2007, la Commissione UE aveva dichiarato che il contributo accordato dal Governo Berlusconi tra il 2004 e il 2005 ai cittadini italiani, per l’acquisto dei decoder digitali terrestri, ha rappresentato un aiuto di Stato incompatibile con il diritto dell’Unione Europea.

A beneficiare dell’aiuto sono state le società, Mediaset in testa, che, all’epoca, diffondevano contenuti in tecnica digitale terrestre gratuitamente e a pagamento.

Ad essere pregiudicate le società come Sky che, al contrario, diffondevano i propri contenuti esclusivamente su piattaforma satellitare.

E’ un fatto grave, anzi gravissimo. Uno dei più straordinari esempi della permanente condizione di conflitto di interesse alla quale, sfortunatamente, il Paese sembra ormai rassegnato se non addirittura abituato.

 Il Governo, in barba alla disciplina europea sulla concorrenza, aiuta con centinaia di milioni di euro di contributi, l’azienda del Presidente del Consiglio e, come se non bastasse, una volta beccato con le mani nel barattolo di marmellata, anziché chiedere scusa e recuperare i nostri soldi, si imbarca in una battaglia legale senza confini [n.d.r. naturalmente sempre a nostre spese] per sostenere la difesa di Mediaset contro le Istituzioni dell’unione Europee.

Un Governo che prima viola le leggi nell’interesse dell’azienda di un singolo che guarda caso è anche il Presidente del Consiglio e poi si mette contro l’Europa pur di difendere l’indifendibile posizione della stessa azienda e scongiurare il rischio che quest’ultima sia chiamata a rimettere a posto le centinaia di milioni di euro che le sono stati graziosamente regalati dal suo aspirante santo protettore, Sua Emittenza e Sua Presidenza, Silvio Berlusconi.

Sin qui la storia, una brutta storia.

Ma voltiamo pagina e vediamo ora cosa accade o, almeno, cosa dovrebbe accadere.

La Commissione UE – e la Corte di Giustizia lo ha ora ribadito – ha ordinato, sin dal 2007, allo Stato italiano di procedere al recupero degli aiuti indebitamente riconosciuti dai beneficiari indiretti degli aiuti medesimi ovvero dalle emittenti televisive che all’epoca trasmettevano in tecnica digitale terrestre.

I due principali beneficiari dell’aiuto sono stati Mediaset e Telecom.

Inequivoca al riguardo la decisione della Commissione: “Nel caso in esame lo Stato ha corrisposto a privati un contributo per l’acquisto di determinati decoder; tuttavia, né i consumatori né i produttori di decoder possono essere considerati i beneficiari dell’aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE. La Corte di giustizia ha già precisato che gli aiuti vanno recuperati presso i beneficiari effettivi degli stessi, i quali, nel caso di specie, sono le emittenti digitali terrestri che offrono servizi di televisione a pagamento e gli operatori via cavo di televisione a pagamento”.

Secondo la Commissione, considerato che “i vantaggi principali derivanti dalla misura consistono nella costituzione di una base di clientela per l’introduzione di nuovi servizi digitali, segnatamente di attività pay per view, e nell’incremento del numero di clienti degli operatori via cavo” lo Stato italiano dovrebbe recuperare “l’importo dei profitti supplementari generati, grazie alla misura in esame, dai nuovi servizi digitali e dalle offerte di televisione a pagamento o di pay per view”.

Tutto chiaro, quindi.

Nessun dubbio che gli aiuti indebitamente riconosciuti vadano recuperati, evidente chi siano i soggetti tenuti a rimettere a posto, nelle casse dello Stato, centinaia di milioni di euro e, facile – anche se non facilissimo – pervenire al calcolo dell’importo da restituire.

E allora? Cosa aspetta Palazzo Chigi a prendere carta e penna – difficile pensare che usino un PC e la posta elettronica certificata cara al Ministro Brunetta – e chiedere ai beneficiari degli aiuti la restituzione del maltolto?

Ognuno si dia la propria risposta. L’importante è non rassegnarsi all’inattività del Governo.

Il recupero dell’importo indebitamente riconosciuto ad alcune società in danno di altre ed il conseguente ripristino della situazione quo ante è un atto dovuto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, al riguardo, non ha alcuna discrezionalità.

Se l’amministrazione – qui le scelte politiche non c’entrano perché si tratta di dare esecuzione ad una decisione delle istituzioni comunitarie – non procede, non resta che aspettare che un’associazione di consumatori o uno dei concorrenti la diffidi a procedere in tal senso.

A quel punto, se l’inerzia dell’amministrazione proseguisse, il passo successivo sarebbe trascinare la Presidenza del Consiglio dei Ministri o, piuttosto, il Ministero che ha erogato i contributi in persona rispettivamente dell’On. Silvio Berlusconi e/o del Suo sodale e compagno di TV, On. Paolo Romani, dinanzi ad un Giudice amministrativo affinché si sostituisca all’amministrazione stessa ed adotti un provvedimento che tenga luogo della delibera con la quale Palazzo Chigi e/o il competente Ministero avrebbero già dovuto chiedere a Mediaset e soci di rimettere a posto il maltolto.

Associazioni di consumatori e concorrenti dei beneficiari cercasi!!!

L’obiettivo è facile: non rassegnarsi all’idea che nel nostro Paese chi sbaglia non paghi mai ed i furbi vincano sempre sugli onesti…

Seguono nuovi sviluppi


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2 COMMENTI

  1. beh almeno ogni tanto, chi sbaglia paga. Qui ha sbagliato chi poteva, e non ha fatto, una legge sul conflitto d’interessi. Alla luce di quanto Lei ha scritto, è ovvio che è ormai un problema da affrontare il prima possibile.

  2. l’ultima frase dell’articolo, condivisibilissima, mi fa ricordare che anche sky non è a posto con la coscienza!
    ricordo le proteste degli utenti, anni fa, che dovettero gettare via i loro decoder seca per il cambio di codifica, nonostante all’epoca la legge imponesse il simulcrypt!!

    sky ai tempi aveva violato palesemente la legge! poi questa è stata cambiata… un’altra legge ad personam, in questo caso ad Mardoch!

    Per chi ha la memoria corta:
    http://punto-informatico.it/551539/PI/News/decoder-unico-adiconsum-denuncia-sky.aspx

    Allora io dico: si cominci da qui, se si vuole fare giustizia! Perché pensando male (e a pensar male faccio peccato), su questa vicenda siccome il favorito non è Berlusconi, allora gli antiberlusconisti non ne fanno un dramma… anzi… se ne fregano! e infatti non se ne è più parlato! Con buona pace della giustizia.

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