Lo scorso 12 luglio sono stati presentati gli esiti della ricerca condotta dall’Istituto GfK Eurisko nella quale, in particolare, è stata indagata la propensione di un campione di cittadini italiani all’acquisto on line di prodotti per la salute, ivi compresi i farmaci da banco.

Questi ultimi (anche detti OTC, Over The Counter = sopra il banco) possono essere venduti, dopo la liberalizzazione del 4 luglio 2006 (decreto Bersani), senza ricetta medica,  anche all’interno degli esercizi commerciali al dettaglio, alimentare e non alimentare (gli esercizi commerciali previsti dall’art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114), negli ipermercati e nei supermercati.

Si tratta di farmaci preconfezionati “da automedicazione”, vale a dire assunti per decisione autonoma  da parte del paziente, senza prescrizione medica, per trattare disturbi di lieve entità e di breve durata, che incidono transitoriamente sul suo stato di salute, facilmente riconoscibili secondo la comune esperienza.


Premesso che ad oggi la vendita on line di questi farmaci non è consentita, è estremamente interessante valutare gli esiti di tale ricerca che, in chiave del tutto ipotetica, verifica quello che potrebbe essere l’atteggiamento del consumatore verso l’acquisto su Internet.

Gli individui che acquistano on line sono circa 8 milioni, spinti dal risparmio (76%), dalla maggior comodità dell’acquisto (72%) e dalla possibilità di avvalersi del servizio senza limiti d’orario (72%).

Anche costoro, nondimeno, mostrano alcuni fattori di resistenza quali ad esempio la preferenza verso un contatto visivo con l’oggetto dell’acquisto e la possibilità di un confronto diretto con il negoziante (57%).

Fattori che esplicano i loro maggiori effetti quando l’acquisto riguarda la spesa alimentare e i prodotti legati alla salute e al benessere. Settori merceologici nei quali anche gli aspetti “tempi e costi di spedizione” e “affidabilità del fornitore” giocano un ruolo determinante.

Generalmente, infatti, il farmaco, anche se da banco, è acquistato “al bisogno” e, sempre, da un interlocutore assolutamente affidabile e professionale.

A onor del vero occorre aggiungere che si tratta di ambiti ove il commercio elettronico, sia per ragioni pratiche sia per forti divieti normativi, non ha “spinto” sull’acceleratore.

Si tratta inoltre di prodotti che normalmente non vengono acquistati direttamente dai cosiddetti “nativi digitali”, abituati a rinvenirli già in casa… acquistati magari dal genitore “analogico”.

Lo studio in argomento mostra, infatti, che fra i soggetti che, nel caso, avrebbero un atteggiamento favorevole verso l’acquisto on line vi sono i giovani, laureati o diplomati, utenti abituali di Internet.

Sarà interessante, pertanto, ripetere questa ricerca quando i giovani di oggi – costantemente connessi – avranno la responsabilità di questi acquisti.

A quella data la normativa nazionale di settore, sulla scorta di quanto già avviene a livello internazionale, avrà, probabilmente, attenuato gli attuali forti divieti incentivando forme (ibride e/o interattive) di negoziazione on line.

Un’importante leva allo sviluppo di questo settore potrà senz’altro essere rappresentato dal sempre maggiore utilizzo dei sistemi di eHealth che, coinvolgendo anche il settore farmaceutico, potrebbero condurre ad interessanti sinergie.

Da ultimo, ma non per importanza, la modifica della normativa in materia di vendita dei farmaci non è l’unico freno giuridico.

Il commercio elettronico di questi prodotti comporta il trattamento di dati personali, anche sensibili, del consumatore.

Da questo deriva che lo sviluppo di applicativi e di servizi per la vendita on line non potrà non avere una fortissima attenzione nell’adozione di tutti quegli accorgimenti e di tutte quelle misure che il Codice Privacy in materia impone.

Un tema su tutti… la raccolta del consenso! A breve un approfondimento.


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