Con una sentenza dello scorso 17 giugno, il Consiglio di Stato francese, accogliendo la domanda in tal senso proposta da numerose società ed associazioni francesi tra le quali Motorola, Sony-Ericsson, Packard BeIl, Nokia, Canal + e molte altre, ha dichiarato illegittima la disciplina in materia di equo compenso per copia privata di recente introdotta in Francia.

I supremi giudici amministrativi francesi hanno posto a fondamento della loro decisione un ragionamento analogo a quello già fatto proprio dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella Sentenza dello scorso 21 ottobre 2010 nella causa Padawan SL (C-467/08) in risposta ad una questione pregiudiziale proposta dall’Audiencia Provincial de Barcelona: il diritto all’equo compenso deve essere per presupposto un’effettiva destinazione tecnica e commerciale del supporto e del dispositivo in relazione al quale viene richiesto all’effettuazione di una copia privata non essendo sufficiente la semplice astratta idoneità tecnica a tale forma di utilizzo.

Secondo il Consiglio di Stato francese, la disciplina attualmente in vigore in Francia – così come correttamente dedotto dai ricorrenti – non avrebbe per presupposto tale necessario collegamento e finirebbe, pertanto, per imporre il pagamento del compenso in relazione a supporti e dispositivi privi di un’effettiva destinazione alla realizzazione di copie private in maniera, evidentemente, illegittima.

La decisione francese è particolarmente importante giacché nelle prossime settimane [12 luglio, n.d.r.] il nostri Giudici amministrativi saranno chiamati a pronunciarsi su un’analoga domanda proposta, in gran parte dagli stessi soggetti che hanno agito in Francia nonché da alcune associazioni di consumatori.

Stante la sostanziale identità della disciplina francese e di quella italiana – almeno in relazione alla questione controversa – e delle censure mosse in Francia e in Italia [n.d.r. dove si discute della legittimità del famigerato Decreto Bondi del 30 dicembre 2010] a tale disciplina è auspicabile che i nostri Giudici risolvano la questione nello stesso modo.

A seguito della richiamata decisione della Corte di Giustizia UE, d’altro canto, eventuali orientamenti difformi nei diversi Paesi europei, oltre a risultare difficilmente compatibili con l’Ordinamento europeo, darebbero luogo a preoccupanti fenomeni di frammentazione del mercato unico in aree particolarmente rilevanti sotto il profilo economico ovvero quelle connesse all’industria dei prodotti e servizi IT e TLC.

Non resta che sperare che al TAR conoscano il francese e condividano la posizione dei colleghi d’oltralpe.


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