I fatti sono noti, il Governo ha scelto di fissare i referendum in una data (12-13 giugno 2011) diversa da quella stabilita per le elezioni amministrative (15-16 maggio).

Il Comitato promotore per il ai referendum per l’Acqua Pubblica ha presentato un ricorso davanti alla Corte Costituzionale, per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, depositato l’8 aprile scorso, chiedendo l’election day.

Il comitato promotore dei referendum è un soggetto costituzionale, vero e proprio “potere dello Stato”, e come tale può legittimamente sollevare conflitti di attribuzione, ove veda le sue prerogative lese dall’operato di un altro potere.


Il ricorso del Comitato promotore

Nel ricorso si legge che “il Governo, lungi dall’implementare il mandato dell’art. 3 Cost., nella parte in cui richiede la rimozione degli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica del paese ha compiuto una scelta irragionevole, invasiva e lesiva di attribuzioni di rilievo costituzionale dei ricorrenti in quanto rappresentanti del popolo sovrano, perché il mancato accorpamento rivelerebbe un tentativo di elusione della richiesta referendaria, che contrasta con il principio d’imparzialità nell’esercizio dei pubblici poteri e con il favor che assiste l’istituto referendario (art. 75 Cost.)”.

La decisione del Governo inoltre sarebbe “contraria al principio di buon andamento sancito dall’art. 97 Cost., in quanto il mancato accorpamento del referendum con le elezioni amministrative arrecherebbe un notevole danno alle finanze pubbliche, oltre che all’economia nazionale, e perciò violerebbe i criteri di efficienza, efficacia ed economicità che connotano la buona azione amministrativa”.

Infine, “la determinazione da parte del Governo della data dei referendum è lesiva della sfera di attribuzioni dei ricorrenti perché avvenuta in violazione del principio – immanente nell’ordinamento costituzionale – di leale collaborazione tra poteri, in base al quale tale data dovrebbe essere stabilita in concertazione con il comitato promotore e previa audizione dello stesso”.

La decisione della Corte

La Consulta, con ordinanza depositata il 13 maggio, ha respinto il ricorso, così motivando:

Il mancato accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative di per sé non agevola, ma neppure ostacola, lo svolgimento delle operazioni di voto referendario e non è suscettibile di incidere sulle attribuzioni costituzionalmente garantite del comitato promotore”.

Inoltre, non è configurabile, in ordine alla scelta della data, una specifica potestà costituzionalmente garantita del comitato promotore” (presidente Paolo Maddalena, redattore Sabino Cassese).


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3 COMMENTI

  1. è tutta una questione di quorum…ancora non lo avete capito? se prendono anche questa botta crolla tutto.

  2. Sono d’accordo con Ermanno. Mi chiedo solo se può avere influito sulla decisione della Corte la considerazione che non c’erano i tempi tecnici per un intervento “violento” contro il Governo; inoltre se già la recente decisione sul pacchetto sicurezza (di cui ho letto proprio su Leggioggi) ha scatenato quello che ha scatenato, un intervento censorio forse è stato ritenuto in questo momento poco opportuno. Certo, ci va di mezzo un referendum bello e buono, come quello per l’acqua pubblica, che ovviamente non raggiungerà MAI il quorum …

  3. Non sono un giurista nè un esperto in materie giuridiche però mi meraviglia molto questa sentenza della Corte poichè appare di una chiarezza oceanica il motivo dello scorporo del referendum dalle elezioni amministrative per cui il mio modestissimo pensiero è che utilizzando strumenti giuridici molto raffinati e portando argomentazioni molto tecniche in realtà si fà marameo a tutti gli Italiani onesti e rispettosi della Legge.
    Sono molto molto amareggiato.

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