scatola nera sulle auto

Nei primi giorni di aprile l’IVASS (l’istituto per la vigilanza sulle assiurazioni) ha pubblicato i risultati dell’indagine sul mercato assicurativo riguardante l’ultimo trimestre del 2016, dai quali emerge un dato molto significativo, ovvero il decisivo aumento di automobilisti che scelgono di installare la cosiddetta “scatola nera” all’interno del proprio veicolo per poter avere uno sconto sul premio assicurativo. A livello nazionale si parla di un 19% di contratti assicurativi RCA stipulati tra ottobre e dicembre 2016 che prevedono l’inserimento della black box.

E’ al meridione, in particolare, che il dispositivo sta riscuotendo grande successo: a Napoli e a Caserta sono più del 50% le polizze RCA che prevedono la scatola nera, mentre in città come Salerno, Foggia, Catania, Reggio Calabria, Palermo e Bari oltre il 40% dei veicoli ne sono muniti. Si tratta di zone dove il costo della RCA è notoriamente molto alto, pertanto risulta comprensibile che gli automobilisti sfruttino ogni opportunità per avere uno sconto sul premio annuale.

Cos’è la scatola nera

Si tratta di un dispositivo dotato di tecnologia GPS (in inglese: Global Positioning System) che, mediante la ricezione di un segnale radio proveniente da un satellite artificiale in orbita nello spazio, è in grado di registrare tutta una serie di dati riferiti al veicolo sul quale è montato, come, ad esempio, la velocità e le coordinate spaziali nelle quali il veicolo si trova in tempo reale. Le compagnie hanno particolarmente a cuore questa tecnologia in quanto permetterebbe, in teoria, di avere dati certi e incontrovertibili sulla condotta degli automobilisti in caso di sinistro, riducendo drasticamente, se non annullando del tutto, le possibilità di truffe.

I pro…

Come già detto, il vantaggio più immediato per l’automobilista che sceglie di montare la scatola nera nel proprio veicolo dovrebbe essere lo sconto sul premio. Usiamo il condizionale perchè in realtà tale vantaggio è molto relativo, ed inoltre è lasciato alle singole compagnie decidere il prezzo finale da prevedere. In media possiamo parlare di uno scorporo di circa il 10% del premio normalmente previsto. Nella maggior parte dei casi, quindi, poche decine di euro.

La scatola nera, inoltre, è in grado di fornire servizi aggiuntivi come l’assistenza satellitare, la chiamata ai soccorsi in automatico in caso di bisogno tramite un tasto di emergenza e, mediante l’attivazione di eventuali opzioni a pagamento, sistemi di antifurto satellitare.

…e i contro

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Partiamo da una semplice, quasi scontata osservazione: perchè le compagnie di assicurazione dovrebbero fornire un dispositivo così sofisticato e ricco di funzioni senza alcun costo aggiuntivo per l’utilizzatore e, anzi, addirittura garantendo uno sconto sul premio annuale?

Evidentemente se le compagnie incentivano gli automobilisti a montare la scatola nera significa che esse stesse hanno un vantaggio nella diffusione di questi dispositivi.

Velocità, rispetto dei limiti, periodi di maggiore utilizzazione del mezzo, tragitti percorsi con più frequenza, percorrenza abituale di zone maggiormente a rischio sinistro, ecc… tutti dati preziosissimi che le assicurazioni, grazie alla black box, avranno a disposizione in tempo reale. Si fa presto a comprendere come un maggiore conoscibilità dello stile di guida dell’utilizzatore del veicolo possa garantire alle compagnie la possibilità di profilare in maniera certosina ciascun cliente, rilevando soggetti con comportamenti più “rischiosi” e prevedendo magari per questi ultimi costi e maggiorazioni del premio ad hoc.

Si è detto poco sopra che uno degli obiettivi che le compagnie mirano a perseguire è quello di smascherare possibili truffe o sinistri organizzati a tavolino. Finalità, per altro, assolutamente condivisibile. C’è da dire, però, che è facile comprendere come ogni appiglio possibile per spostare la responsabilità dell’accaduto verso il soggetto che richiede il risarcimento verrà puntualmente utilizzato dalle compagnie al fine di non pagare, o di ridurre l’importo dovuto al minimo possibile. Così, ad esempio, se in caso di sinistro la scatola nera dovesse rilevare una velocità anche di pochissimo superiore al limite consentito in certo tratto di strada, la compagnia potrà quantomeno pretendere che venga stabilito un concorso di colpa, anche magari a fronte di una violazione del codice della strada ben più grave imputabile alla controparte (ad esempio una mancata precedenza).

Resta poi l’incognita di un eventuale malfunzionamento del dispositivo. Se, a quanto pare, i problemi tecnici che spesso si riscontravano in passato sono stati in gran parte risolti dalle scatole nere di ultima generazione (incompatibilità con le centraline, scaricamento rapido della batteria dell’auto, ecc.) non si può certo dire che si tratti di un apparecchio in grado di dare risultati certi in ogni circostanza. I motivi che possono determinare un errore nella rilevazione, oltre al guasto del dispositivo, possono essere anche dovuti ad una temporanea perdita del segnale GPS, un po’ come avviene con i navigatori satellitari in zone dove la ricezione del segnale è più scarsa. Evidentemente se la scatola nera rileva il veicolo in una posizione che non corrisponde al luogo dove si presume si avvenuto un sinistro, spetterà al danneggiato dimostrare che il dato registrato è errato, ricorrendo a perizie e, con ogni probabilità, dovendo ricorrere ad un giudice.

E, probabilmente, rimpiangendo i pochi euro risparmiati sul premio.


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Massimo Quezel
Massimo Quezel (1965), imprenditore da sempre, svolge l'attività di consulente in infortunistica dal 1997 quando, dopo essere rimasto vittima di un grave incidente stradale, ha imparato a sue spese cosa significa confrontarsi con il complesso mondo assicurativo e del risarcimento del danno, rendendosi conto della fondamentale necessità di ricevere una assistenza seria e qualificata in tali situazioni. Dopo un periodo di studio intenso della materia decide di intraprendere la professione di patrocinatore stragiudiziale e ben presto matura la consapevolezza che, per potersi confrontare alla pari con i colossi assicurativi, è necessario organizzarsi in una struttura forte a livello nazionale. Ebbe così l'intuizione di trasferire e condividere con altri imprenditori in tutta Italia il suo progetto, fondando nel 1998 il primo franchising di studi dedicati alla tutela dei diritti dei danneggiati. Sempre nel 1998 inizia una collaborazione decennale come liquidatore assicurativo per una nota compagnia estera che gli permette di acquisire una importantissima esperienza nel settore. La storia imprenditoriale di Quezel si può riassumere in tre momenti fondamentali: una esigenza concreta, ovvero la necessità di gestire il proprio risarcimento, ha determinato la nascita di una vera passione per il settore, che ben presto è divenuta la sua professione. Formatore per la rete di studi appartenenti al franchising Studio Blu Responsabilità & Risarcimento, del quale è fondatore e presidente, Quezel ha la possibilità di confrontare quotidianamente la propria esperienza con quella di oltre 100 professionisti operativi in tutta Italia, consolidando pertanto competenze a 360 gradi nel settore del risarcimento danni oggi tra i più affermati esperti d’infortunistica in Italia. Da sempre sensibile e attento a questioni che riguardano la tutela dei cittadini nei confronti dei poteri forti, ha individuato irregolarità su operazioni bancarie segnalandole a testate giornalistiche e innescando inchieste giudiziarie con risultati clamorosi a livello nazionale. Ha pubblicato nel 2016 per Chiarelettere il libro "Assicurazione a delinquere" e, nel 2011, il manuale tecnico "L'ABC dell'Infortunistica Stradale". E' direttore responsabile del trimestrale di informazioni dal mondo delle tutela dei diritti e del risarcimento del danno "BluNews" registrazione tribunale di Padova n. 1832 del 3 febbraio 2003.

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