Riforma Pensioni ultime notizie: in pensione a 76 anni e 4 mesi? Chi saranno i più penalizzati

Redazione 26/04/16
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Mentre ritarda l’arrivo nella cassetta della posta di migliaia di italiani delle cosiddette buste arancioni con cui l’INPS comunicherà la stima della pensione che incasseremo in futuro, la CGIL denuncia come per i giovani 30enni di oggi, per intenderci quelli nati negli anni 80, il raggiungimento della pensione diventa sempre più lontano.

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Le buste arancioni, come detto, conterranno la previsione della pensione futura per molti italiani, tra cui numerosi giovani, informazione peraltro recuperabile anche attraverso il programma “La Mia Pensione INPS” direttamente sul sito dell’INPS.

Si deduce da queste informazioni che la platea di giovani per i quali l’uscita dal mondo del lavoro per accedere alla pensione si allontana sempre di più è alquanto ingente. Questa data, infatti, per molti 30enni viene prevista oltre i 75 anni di età.  “Proporre in questo modo la previsione di pensione a 75 anni è irragionevole e rischia di passare un messaggio pericoloso di sfiducia ai giovani”, è stato il commento di Susanna Camusso, sottolineando la pericolosità delle previsioni del presidente dell’INPS, Tito Boeri.

In realtà, però, non ricade su Boeri la responsabilità delle attuali regole su cui è basato il sistema previdenziale italiano. E’ stata, infatti, la Riforma Pensioni Fornero (dl 201/2011, il cosiddetto decreto Salva Italia) ad inserire all’articolo 24, commi 7 e 11, il nesso tra tempisti di uscita dal lavoro e reddito percepito.

In pratica, quindi, per coloro che hanno il primo accredito contributivo successivamente al 1° gennaio 1996, l’applicazione dell’adeguamento alla speranza di vita al requisito di età rende l’età pensionabile dal 1° gennaio 2016, sia pari a 70 anni e 7 mesi.

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Per quanto riguarda la pensione anticipata (CLICCA QUI PER LO SPECIALE SU PENSIONE ANTICIPATA NEL 2016? COME), qualora il primo accredito contributivo sia consecutivo al 1° gennaio 1996, l’accesso alla pensione anticipata con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e il rispetto delle soglie minime, dal 1° gennaio 2016, è pari a 63 anni e 7 mesi. Da considerare, però, la questione della “retribuzione”:

– da un lato, infatti, se non si rispettano i livelli previsti per avere accesso alla pensione anticipata, ovvero pensione lorda mensile non più bassa di 1.250 euro (2,8 volte l’assegno sociale, attualmente pari a 448 euro) sarà necessario continuare a lavorare fino a 70 anni e 7 mesi;

– dall’altro, se non si riesce mantenersi sui livelli previsti per avere accesso alla pensione di vecchiaia pari a una volta e mezzo l’assegno sociale (ossia 670 euro), si dovrà continuare a lavorare fino a 66 anni e 7 mesi.

Facendo una sommaria considerazione, quindi, che valuta globalmente l’assetto e le norme del vigente sistema previdenziale italiano, il quale non premia le carriere discontinue e i buchi contributivi, che penalizza i redditi più bassi e che si basa su un miglioramento della speranza di vita probabilmente un po’ troppo ottimistico, è facile dedurre come per i nati nel 1980 la stima dell’accesso alla pensione arriva a 76 anni e 4 mesi.

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