Ise e Isee, si volta pagina. Con l’approvazione, ieri, in Consiglio dei ministri, della riforma degli indicatori di ricchezza delle famiglie italiane, il governo spera di dare finalmente un giro di vite al fenomeno dei finti poveri, coloro che, in base a dichiarazioni incomplete o sottostimate, riescono ad accedere a benefici assistenziali o sostegni al reddito pur avendo pienamente i mezzi per sostenersi.

Nei giorni scorsi, hanno fatto capolino alcune notizie sensazionali, tra cui la studentessa universitaria che non paga le rette perché la sua famiglia presenta un reddito sotto la soglia di autonoma sussistenza, e invece se ne va in giro in Ferrari.

Si tratta di casi isolati o di una pratica molto diffusa nel nostro Paese? Il governo si dice convinto, con il provvedimento adottato ieri, di debellare una piaga che toglie riparo a chi davvero ne ha necessità, offrendolo a chi, invece, ha le capacità e i mezzi per farcela da solo, generando profonda disuguaglianza.

Così, da ieri Ise e Isee hanno un volto rinnovato, più attento a non prestare il fianco a scappatoie per i furbetti delle dichiarazioni. Innanzitutto, va ricordato come per Ise si intenda l’indicatore di ricchezza relativo al nucleo famigliare nel suo complesso, derivante dalla somma di reddito e patrimonio, mobiliare e immobiliare, appartenente a ogni membro della famiglia. Doversamente, l’Isee – indicatore di situazione economica equivalente – rappresenta quel valore che deriva dal rapporto tral’Ise e un coefficiente che stabilisce il nuovo decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Tale termine di raffronto, dipende dalla scala di equivalenza tra reddito, componenti del nucleo famigliare, eventuali situazioni di particolare difficoltà e altre variabili annesse al calcolo finale.

Non a caso, infatti, la riforma varata ieri dal governo prevede trattamenti favorevoli per i nuclei con oltre tre figli, o, ancora, per chi ha a carico un disabile, così come per chi si trova in stato temporaneo di inattività lavorativa – cassa integrazione o interruzione del contratto per i precari.

In aggiunta, poi, il dpcm varato dal governo Letta introduce, per la prima volta, anche i redditi esenti da imposte, oltre ai trattamenti indennitari come la stessa social card o ogni altra prestazione di sostegno al reddito emessa da organi pubblici.
Per l’attuazione definitiva della legge sull’Isee, si dovranno attendere 90 giorni dal momento dell’entrata in vigore, per l’arrivo della nuova Dichiarazione unica sostitutiva: una volta approvata, la disciplina dell’Isee entrerà in vigore entro ulteriori 30 giorni.

Una volta che il nuovo modello per la dichiarazione sarà ufficialmente valido, al suo interno andranno inseriti i redditi di due anni prima, mentre spese e franchigie andranno segnalate soltanto per l’anno precedente, così come il patrimonio immobiliare e mobiliare. Per alcuni casi particolari, comunque, viene concessa la possibilità di inserire i redditi dei dodici mesi precedenti, prevista sempre per casi di particolare difficoltà economica, come lo stato di disoccupazione.

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4 COMMENTI

  1. sono tante pagine su le nuovi leggi però nessuna e chiara beato chi sa interpretare le nuove disposizioni su ISEE .

  2. non è giusto che un invalido al 100% con indennità di accompagnamento sia trattato alla stessa stregua di uno con grado d’invalidità del 66%, cioè la scala di equivalenza per il primo dovrebbe essere maggiore. Speriamo che in sede di conversione del decreto, questa anomalia venga risolta.

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