Qualche settimana fa avevo commentato la notizia degli “avvocati in negozio”  e mi (e vi) chiedevo se non potesse essere una opportunità per tutta la categoria, non certo nel senso che tutti gli avvocati si sarebbero dovuti spostare dallo studio al supermercato o al negozio, ma piuttosto nel senso di allargare la clientela e raggiungere strati di popolazione che altrimenti non sarebbero comunque entrati in uno studio (o, se l’avessero fatto, avrebbero preteso comunque il servizio a costo zero).

Quest’oggi, torno sull’argomento a seguito della lettera inviata dal presidente dell’Associazione provinciale forense di Bergamo, Franco Uggetti, alla Coop a proposito dell’annuncio del servizio di “orientamento legale” offerto.

Ora, al di là della vicenda (segnalo peraltro che si trova facilmente in rete anche la risposta fornita dalla Coop) mi interessa invece discutere di un altro aspetto, più generale.

Ovvero: siamo tutti convinti che lo svilimento della professione derivi da queste iniziative?

Io, sinceramente, no.

Frasi come “il diritto non è una merce” o “il diritto non è un prodotto”, se da un lato risultano di lapalissiana evidenza, dall’altro non mi pare abbiano avuto alcuna utilità nella difesa della professione.

O qualcuno può dire il contrario? Non credo.

Non è forse ora di dire (e prima di tutto “dirci”, parlo della categoria forense) che non tutte le prestazioni professionali che un avvocato può offrire sono uguali e che non tutte necessitano di chissà quale studio o approfondimento?

Perchè se non cominciamo da qui, a squarciare i veli dell’ipocrisia che troppo spesso ha condito e continua purtroppo a condire le affermazioni di principio rese dai vertici nazionali e locali dell’avvocatura, non si andrà da nessuna parte.

Con una frase che ripeto spesso: mettiamocela via, non siamo più (purtorppo o per fortuna, naturalmente ognuno può avere la propria opinione al riguardo) nel 1950, siamo nel 2013.

Il mondo è cambiato e la clientela è cambiata, ma l’avvocatura tarda a cambiare. E’ ora che cambi, anche nel proporsi al cliente, prima che sia troppo tardi e sempre che già non lo sia.

E’ anacronistico e inutile sprecare energie per combattere battaglie di retroguardia in nome di una professione mitizzata: rimbocchiamoci le maniche per adeguarci alle istanze che provengono dalla società, e ciò può anche voler dire anche uscire dallo studio.

 

 


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Renato Savoia
Nato e cresciuto a Verona, vi esercito la professione di avvocato, scappando appena posso ma tornando sempre alla base. Da sempre mi occupo solo di diritto civile (penale vade retro!). Collaboro con la rivista “Il Civilista” (ed. Giuffrè), per la quale scrivo soprattutto in tema di responsabilità civile. Inoltre da qualche anno, sul mio sito (www.renatosavoia.com), pubblico oltre che interventi scritti, video e podcast. Quando mi chiamano, vado a parlare a convegni di formazione per avvocati. Sono convinto, da sempre, che ci sia una profonda distinzione tra essere serio e essere serioso, e che ci siano in giro troppe persone seriose e troppo poche serie: perciò cerco di comportarmi al contrario. Fino a qualche anno fa correvo tutti i giorni e ho corso qualche maratona, adesso d'inverno appena posso scappo sulle piste da sci, e d'estate nuoto o vado a correre. Certo, a meno che non prenda un aereo e mi rifugi a Londra, a guardare un musical o a rimpinguare la mia collezione di dischi in vinile. Lavoro quasi sempre ad alto volume, in tal modo facendo guadagnare punti-paradiso ai colleghi di studio che pazientemente sopportano.

4 COMMENTI

  1. TEORIA E PRATICA AL CONFRONTO
    Leggo le domande e le risposte e “more solito” un po’ di ragione ce l’hanno tutti. deughis

  2. Presa di posizione chiara e precisa: senza dubbio meritevole di approfondimento. Quanti avvocati più stars televisive che Colleghi, negli ultimi anni hanno cavalcato l’onda del successo, infischiandosene di regole e condotte deontologiche; il tutto in nome del sensazionalismo mediatico giudiziario. Allora ben venga un’Avvocatura anzitutto animata da spirito di servizio e disponibilità al confronto; con tutti ed in qualsiasi sede. La dignità è prerogativa dell’individuo, non della Professione; le condotte specchiatissime ed illibate, dato, non concesso, che ancora possano trovare dimora ai giorni nostri, sono patrimonio di ognuno; indipendentemente dai ruoli e dai titoli. Se ancora una volta ci si nasconderà dietro le vuote convenzioni e le dichiarazioni di principio, il destino dell’Avvocatura, peraltro già agonizzante, sarà irrimediabilmente segnato. Auguriamoci un proficuo confronto su questi temi.

  3. Buongiorno,
    sono Franco Uggetti: l’autore della lettera alla COOP, in quanto Presidente della APF Bergamo.
    Sono in larga parte d’accordo con il suo articolo, il che dimostra che evidentemente nella mia lettera non sono riuscito a spiegare la nostra posizione.
    Non era affatto mia intenzione difendere la figura “mitologica”, non avendola mai conosciuta anche per motivi anagrafici, dell’avvocato degli anni 50. La maggioranza dei nostri iscritti in quegli anni non era nata.
    Se non proviamo quindi nessuna nostalgia del passato, rivendichiamo il sacrosanto diritto di dire la nostra sul futuro della nostra professione e di non volerlo lasciare, nell’interesse non solo nostro ma dei cittadini, alla discrezione della “invisibile mano del mercato”. Il risultato, infatti, sarebbe lasciare tutto nelle mani dei grandi gruppi, di quelli che con espressione che odio vengono definiti “poteri forti”.
    Gli avvocati si occupano della tutela dei diritti dei cittadini.
    I diritti, come la salute, sono un “prodotto” da maneggiare con cura.
    A disposizione per un confronto, la saluto cordialmente.
    Franco Uggetti

  4. Non si tratta di aver paura del cambiamento, ma di cercare di recuperare cultura, decoro e dignità. Non credo che la perdita di questi Valori si possa giustificare. Nè si deve giustificare la tragica passività nei confronti del degrado socio-culturale e morale che impeversa da decenni, limitandosi ad asserire che il mondo è cambiato. Attiviamoci, invece, per rieducare, per riprendere a formare buona parte della gente. Si comincia proprio mantenendo e cercando di valorizzare il rispetto per la dignità ed il decoro della propria professione.

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